Le strade della transumanza in Val S. Martino nel XIII/XIV secolo. Elaborazione di Ettore Peyronel e realizzazione grafica di Luca Malan.
Sembra strano, ad una prima lettura, trovare disseminate per il Piemonte delle grandi proprietà fondiarie, tra cui la val Germanasca, appartenenti ad una abbazia situata a centinaia di chilometri di distanza. Eppure questo è il caso dei numerosi territori1, anche di grandi dimensioni, che all'inizio del secondo millennio l'abbazia di Nonantola aveva fra le proprie dipendenze. La risposta probabilmente sta nel fatto che l'abbazia di S. Silvestro di Nonantola, nel Modenese, aveva raggiunto nel X secolo e nei primi anni dell'XI secolo una grandissima fama religiosa; questo comportava un prestigio così forte da attirare numerose donazioni al di fuori di ogni ragione politica. Rimane comunque aperta una questione: nel giro di un solo anno, come fanno questi territori e i relativi diritti a venire in possesso del marchese Olderico Manfredi (morto nel 1035) e da questi passare in eredità alla contessa Adelaide? Questa contessa, con un atto dell'otto settembre 1064, compie un gesto2 che avrà forti ripercussioni nella storia di questa valle per parecchi secolo. Infatti dota un monastero appena fondato, l'abbazia di S. Maria al Verano di Pinerolo3, di molti beni territoriali e soprattutto di giurisdizione signorile4; fra i domini fondiari donati vi è anche la val S. Martino … id sunt valles Sancti Martini …, sulla quale esercitano oltre ad una giurisdizione spirituale anche quella temporale. Non sappiamo se parallelamente gravi sulla valle anche una signoria laica; probabilmente, se esistono, sono signorotti rurali di scarsa rilevanza, mentre alla fine del XII secolo comincia ad acquisire una notevole importanza la famiglia dei signori di val S. Martino. L'abate ha diritti di banno e di giustizia, che applica con estremo rigore, basti pensare all'abbondanza di forche erette ed usate5, ai pedaggi, ai diritti sul mercato, sulle successioni, ecc. Questo dominio diretto, sotto l'autorità dell'abate detentore di poteri da feudatario, viene smembrato a poco a poco, ma in modo continuo, a favore dei Savoia, cosicché nel giro di due secoli si riduce a poca cosa6, con la perdita prima dell'alta val Chisone all'inizio del XII secolo, poi di Miradolo nel 1198, di Pinerolo verso il 1220, quindi della bassa valle nel 1246 e infine della val S. Martino nel 1275. Qualche tentativo di mantenere consistenti proprietà a dire il vero il monastero lo fa, verso la fine del secolo, con l'acquisto da parte dell'abate Balengero Bersatore del feudo di Palmerio di Pinasca nel 1288 seguito da quello del feudo e dei diritti feudali in Perosa e valle appartenenti a Corrado Orsello, il 18 aprile 1299; si tratta comunque di piccole acquisizioni.
1 Le località citate nell'elenco dei beni sono 71. Vedi Monasteri in alta Italia dopo le invasioni saracene e magiare (sec. X-XII), atti del convegno, Torino, 1968. Un'altra località citata nel documento ci riguarda da vicino, la Vaccaria, che potrebbe probabilmente riferirsi alla Vaccera, fra Angrogna e il vallone di Pramollo.
2 Le motivazioni che spingono Adelaide alla fondazione del monastero sono sia religiose che economico-politiche, nell'ottica di un rafforzamento della propria potenza territoriale. Su questo si veda Merlo Grado G., Monasteri e chiese nel Pinerolese (sec. XI-XIII). Aspetti topografici e cronologici, Estratto da Rivista di Storia della Chiesa in Italia, Anno XXVII n. 1 Gennaio-Giugno 1973, Herder Editrice e Libreria, Roma.
3 L'indicazione del luogo è molto generica nel documento di fondazione … in territorio vici Pinarioli …; verrà precisata meglio nei documenti successivi, del 1075 e del 1076, con l'espressione … in Pinariolo in loco qui dicitur Sancti Verani … E' probabile che questo monastero fosse una filiazione di quello della Chiusa di S. Michele, anch'esso dell'ordine dei benedettini neri, come risulta evidente da una frase contenuta nel documento di Adelaide del 1064 … monachi (…) faciant quidquid voluerint secundum regulam Sancti Benedicti abbatis … Per un approfondimento sullo sviluppo dell'abbazia si veda G. G. Merlo, La base economica della potenza abbaziale a Pinerolo, Tesi di Laurea, Facoltà di Lettere, Università di Torino, a. a. 1969/70.
4 Le donazioni investono l'abbazia di diretto dominio.
5 Nel gennaio1294 l'abate Belengerio Bersatori comincia a far erigere le forche (fino a quel momento le esecuzioni venivano eseguite inluoghi apparati, usando i rami di alcuni castagni per appendervi icorpi dei condannati, lasciati in pasto ai corvi) lungo la strada per Perosa, vicino al ponte vecchio di S. Martino dei Fulcheriis dove terminava la propria giurisdizione, come segno di autorità e di minaccia, provocando la reazione del castellano e degli abitanti della valle che scesero armati causa distruendi dictas furchas, con conseguente rischio di scontro con gli uomini di Pinerolo, parenti e sodali dell'abate, accorsi in aiuto.
6 Rimangono in possesso al monastero, nella nostra zona, il territorio della Villa del monastero (l'odierna Abbadia Alpina) e S. Pietro val Lemina, e qualche diritto su forni e mercati.
Per approfondire si veda il volume: Merlo Grado G., Monasteri e chiese nel Pinerolese (sec. XI-XIII). Aspetti topografici e cronologici, Estratto da Rivista di Storia della Chiesa in Italia, Anno XXVII n. 1 Gennaio-Giugno 1973, Herder Editrice e Libreria, Roma.
Il secondo monastero con forti interessi in valle, in particolare per gli alpeggi, fu l'abbazia cistercense di S. Maria di Casanova, fondata tra Carmagnola e Poirino nel 1142 da Manfredi I, marchese di Saluzzo, e ben presto cresciuta d'importanza per le consistenti donazioni dei Marchesi di Busca, di Romagnano e dei signori di Lucerna. Vi è una diversità sostanziale fra questa abbazia e quella di Pinerolo che troveremo più avanti, in quanto che quella di Casanova non possiede diritti e poteri "politici1", ma esplica soprattutto attività agricole, di allevamento di bestiame e di commercio dei prodotti. Il forte incremento del numero e della consistenza delle greggi possedute richiedeva la proprietà o comunque l'uso di grandi risorse alimentari per gli animali portò l'abbazia ad una ricerca frenetica, attraverso lasciti od acquisti di terreni da pascolo. Sbocco naturale di questa ricerca diventava quindi la zona montana, ricca di fiorenti prati alpini. Questa espansione portava però, in qualche caso, a momenti di scontro o di opposizione con le comunità locali e con i signori locali, anch'essi in concorrenza per lo sfruttamento del foraggio, in particolare di quello estivo. In molti casi l'abbazia riuscì comunque ad ottenere benefici e diritti di sfruttamento che prima competevano alla nobiltà locale o ai valligiani. Parecchi documenti2 dell'epoca ci rendono edotti sui rapporti con la val San Martino: …droetus et fredelinus et blacacius fratres filii quondam domini Maynfredi de valle sancti martini … investiverunt ad bonum usum paysii fratrem rollandum monacum et cellererium monasterii casanova (…) alpis tredecim lauxorum … [i fratelli Droetto, Fredelino e Blacacio eredi di Manfredo signore di val San Martino danno investitura al monastero di Casanova dell'alpe dei Tredici Laghi …], … monasterio cassenove (…) fecit meram puram et inrevocabilem donacionem (…) dominus Hugo (…) que vocatur cella boschi de collo … [Ugo signore di val San Martino dona all'abbazia di Casanova i diritti da lui posseduti sull'alpe del Bô dâ Col]. Nel secolo successivo continua l'utilizzo di questo alpeggio da parte dell'abbazia con il pagamento di un fitto … de hermitanis de cassanova de ficto pro alpe de tresdecim laquibus … Questa abbazia raggiunse anche una discreta potenza in campo commerciale, frequentando fiere e mercati dove vendeva in particolare ovini e formaggi. Non sappiamo con certezza se le greggi fossero accudite dai frati stessi o se fossero affidate a personale specializzato assunto per il periodo estivo o se i pastori venissero reclutati direttamente nalle varie valli ove salivano agli alpeggi gli animali.
1 In val Germanasca l'abbazia di Casanova non può esercitare la giustizia, non può comminare multe, non può imporre tasse, ecc.
2 Questi documenti sono stati pubblicati in Tallone A., Cartario dell’Abazia di Casanova fino al 1313, Chiantore-Mascarelli,1903.