Roccia Corba (Roccho Couërbo)
La cava era localizzata sulla sinistra idrografica del Germanasca alcune centinaia di metri a monte di Pomeifré, ad una quota di circa 1230 metri all'incrocio tra il pendio di sfasciumi e il salto roccioso soprastante. La bancata di marmo bianco, bigio e bardiglio, che raggiunge in alcuni punti dell'area interessata i 40/50 metri di spessore, attraversa il torrente e prosegue sul versante destro della valle. Questa località era anche stata interessata dalla produzione di calce, come testimoniato dal toponimo Fornaci di Roccia Corba, che indicava l'area sottostante, di fianco al torrente. Una descrizione del sito, presente in un'opera1 pubblicata nel 1835, riporta Giace il marmo bianco statuario suddetto sulla pendice rivolta ad ostro della montagna detta di Rocciacorba e sul sinistro margine del rivo Germanasca, che divide il territorio di Prales a mezzodì, da quello di Salza a settentrione. Partendo da Perrero e risalendo per un' ora ed un quarto di cammino la strada mulattiera di Prales, fiancheggiando sempre il detto rivo, si giunge a pie della marmoraia, la cui base greco-levante appare elevarsi a circa 70 metri verticalmente sopra il piano della citata strada, d'onde scorgesi, nella direzione di scirocco-levante, l'altura su cui campeggia la cava di, Roccabianca, accennata al N. 37 (Faetto). La marmoraia di Rocciacorba si presenta sotto la forma d' un gran banco che varia tra 40 in 50 metri di spessezza verticale, rinchiuso nel gneiss, il quale, accoppiato al micascisto o passando ad esso, costituisce il terreno riputato primordiale della valle di S. Martino. Gli strati di queste ultime rocce sono ben distinti, ed in generale, dirigonsi da garbino-ponente a greco-levante, inclinando verso ponente di gradi 30 circa, e si rialzano verso greco-levante di gradi 15 in 20. Questo gran banco appare non solamente a mano manca del rivo Germanasca, ma ben anche sulla destra di esso, a un di presso, sotto le stesse circostanze, ed incurvandosi, attraversa, a ponente, il rivo e circoscrive il perimetro di un bacino di forma elipsoidea allungata, schiuso dal canto di levante, onde può credersi che il nome di Rocciacorba, dato a quella regione, venne dalla curvatura di quel banco calcare. 11 gran banco da sinistra, la cui estensione di circa 500 metri, nella direzione di ponente a levante, ha per tetto e per riposo il gneiss ed è costituito di zone alternanti di marmo bianco statuario e di bigio ed alcuna volta del bardiglio fiorito. Verso la base, ove più domina il bigio, le zone bianche hanno poca spessezza, ma vanno poi, tratto tratto, crescendo di grossezza in modo che verso la corona, e nel sito denominato Rocca Sansone, vi si scorge uno strato di marmo bianco statuario d' un' altezza visibile, non minore di metri 4 in 5 diviso in letti quasi verticali, aventi una spessezza di centimetri 50 a 200; da questo strato si possono con facilità estrarre dei massi sani ed atti a formare colonne, lesene, architravi, statue anche equestri e simili.
Nella struttura della cava di Roccia Corba si possono attualmente individuare quattro parti:
- Lo scavo principale che si sviluppa in sottosuolo, con grandi dimensioni; l'imbocco è ai piedi del salto roccioso denominato Rocca Sansone;
- Uno scavo obliquo sulla destra di quello primario, in leggera ascesa al di là dei ruderi di un fabbricato in pietra, che si sviluppa per una lunghezza di una cinquantina di metri, con una prevalenza di stupendo marmo bianco;
- Un piccolo scavo secondario, poche decine di metri a sinistra del primo;
- Un tentativo di scavo circa 100 metri a sinistra del precedente, quasi alla stessa altezza, in una zona scoscesa oggi difficilmente raggiungibile, di fianco al piccolissimo ruscello detto Rio della Balma del Martinetto.
1 Barelli V., Cenni di statistica.
Blocchi non estratti.
Marmo bianco di Rocca Corba.