Il Canto degli Italiani, conosciuto anche come Fratelli d'Italia, Inno di Mameli, Canto nazionale o Inno d'Italia, è un canto risorgimentale scritto da Goffredo Mameli e musicato da Michele Novaro nel 1847, inno nazionale della Repubblica Italiana. Il testo si compone di cinque strofe e un ritornello, che si alterna alle stesse
Fratelli d'Italia, l'Italia s'è desta, dell'elmo di Scipio s'è cinta la testa.
Dov'è la vittoria? Le porga la chioma, ché schiava di Roma Iddio la creò.
Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte; siam pronti alla morte, l'Italia chiamò.
Noi fummo da secoli calpesti, derisi, perché non siam popolo, perché siam divisi.
Raccolgaci un'unica bandiera, una speme; di fonderci insieme già l'ora suonò.
Uniamoci, amiamoci, l'unione e l'amore rivelano ai popoli le vie del Signore.
Giuriamo far libero il suolo natio: uniti, per Dio! Chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte; siam pronti alla morte, l'Italia chiamò.
Nell'inno nazionale italiano, l'invocazione a Dio serve a sottolineare la legittimità morale e spirituale dell'unità e della libertà della nazione.
L'inno, scritto da Goffredo Mameli nel 1847, nasce in un contesto di patriottismo risorgimentale, quando l'Italia era divisa e soggetta a dominazioni straniere. La frase "Uniti per Dio, chi vincer ci può?" richiama l'idea che la lotta per l'indipendenza e l'unità nazionale non sia solo politica, ma anche giustificata da un ordine morale superiore, conferendo forza e legittimità al popolo italiano nella sua aspirazione alla libertà e alla coesione nazionale.
In sintesi, rivolgersi a Dio in "Fratelli d'Italia" serve a legittimare la causa nazionale, unire simbolicamente il popolo e sottolineare la dimensione morale e spirituale della lotta per l'indipendenza e l'unità italiana.