Nepal
Febbraio 2020
Febbraio 2020
Terzo viaggio di gruppo, terza organizzazione sperimentata. Dopo viaggiavventurenelmondo.it e Vagabondo.net questa volta ho dato fiducia a www.weroad.it.
Non so se sono io ad essere fortunato ma anche questa volta è andata benissimo.
Il Nepal è un paese poverissimo. Non so quanto sia il risultato del terremoto e quanto invece insito nella loro cultura ma la prima l’impressione che ho avuto è che questo popolo non si prenda cura del bellissimo territorio nel quale è immerso. Le città, bellissime, sono caotiche e sporche, sporcizia che spesso varca i confini delle stesse.
Ho faticato un po’ a cogliere la bellezza in mezzo al disordine ma devo dire, alla fine, di esserci riuscito e di essermi goduto appieno questa esperienza.
Cito un post di uno dei miei compagni di viaggio che secondo me ne racchiude perfettamente l’essenza
“Momo ❤, strade disastrate, strapiombi, ponti tibetani, scalate, bagno in acqua termale, giungla, macachi, templi, Buddha air, bocche in fiamme dalle spezie, risciò, passeggiate rilassanti per Kathmandu (😱)...e tanto altro!
Il Nepal è una terra meravigliosa e mi resterà nel cuore, grazie a tutti per questa magnifica esperienza😊❤”
[Irene]
Giorno 1 - venerdì 21 febbraio 2020
Partito da Milano ad ora di pranzo e recuperato uno dei miei compagni di viaggio sono arrivato a Malpensa intorno alle 13. Li abbiamo incontrato un altro membro del gruppo e, dopo aver scambiato quattro chiacchiere e mangiato un boccone, intorno alle 15.30 eravamo sul volo della Qatar Airways per Doha che abbiamo raggiunto intorno a mezzanotte.
A Doha Il gruppo si è allargato. Ci siamo trovati in sei dei totali tredici.
Presa ulteriormente confidenza e dopo aver bevuto un bicchierino, alle tre di notte ci siamo imbarcati per Katmandu, sempre con Qatar Airways.
Giorno 2 - sabato 22 febbraio 2020
Siamo atterrati intorno a mezzogiorno. Ritirati i bagagli e sbrigate le pratiche per il visto una volta fuori dal terminal abbiamo avuto il primo assaggio del caos della città. Mentre alcuni attivavano una sim locale gli altri, me compreso, faticavano a tenere a bada i tassisti e le loro insistenti offerte.
Riunito il gruppo, sebbene non integralmente, dopo una piccola contrattazione abbiamo fermato due taxi che ci avrebbero portato in albergo, l’Hotel Manang, nostro unico punto d’appoggio a Katmandu anche nelle due ultime sere.
Le strade di Katmandu sono il caos più totale. Vige la legge dei più forte. I sorpassi sono azzardati, anzi folli. Se un pedone tenta di attraversare le macchine accelerano per anticiparlo. Nessuno fa eccezione, nemmeno donne, anziani o bambini.
Tra le risate, forse un po’ isteriche, finalmente raggiungiamo l’albergo.
Prima di immergerci nelle strade della città ci siamo fermati nel rilassante terrazzino dell’albergo a bere una birra, la Gorkha, tipica nepalese dal sapore abbastanza annacquato. Comunque non male.
Facciamo due passi a piedi, assaporando il clima della città, fino a giungere al Tempio delle Scimmie, lo Swayambhunath, situato in cima ad una collina.
Il nome non è casuale. Già all’ingresso, lungo tutti i 365 gradini ed in cima alla collina ci sono scimmie. Sono ovunque. Per molti di noi, sicuramente per me, vederle in libertà è un’assoluta novità, così ci siamo intrattenuti per scattare decine e diecine di foto.
Alla fine della scalinata si giunge a un complesso che comprende il scintillante stupa bianco di Swayambhunath e una serie di santuari e templi minori. Da su si gode inoltre di una bella vista panoramica.
Siamo quindi ritornati in albergo, con il forte bisogno di una doccia, dove finalmente tutto il gruppo si riunito.
Per la prima cena, molto piacevole, siamo andati al Bhojghar Restaurant & Lounge Bar dove devo dire che si è mangiato ottimamente.
Giorno 3 - domenica 23 febbraio 2020
Colazione prestissimo, intorno alle sei. La partenza per Pokhara, a circa sei ore di pullman, era programmata un’ora dopo.
Il viaggio, sebbene con qualche sorpasso al cardiopalma, è stato abbastanza tranquillo.
Bello il paesaggio, immerso nel verde, molto caratteristico soprattutto nella parte che costeggia i fiumi Trishuli prima e Marsyangdi poi. Lasciato lo smog di Katmandu alle spalle l’aria è finalmente fresca e pulita.
Poco prima di mezzogiorno abbiamo fatto una piccola deviazione verso il piccolissimo paesino di Bandipur che si raggiunge dopo qualche tornante.
Lontano dal traffico, innestato tra le montagne himalayane, è probabilmente il villaggio che mi ha colpito di più.
Decidiamo di salire in cima ad una piccola collina, dove si trova il tempio di Thani Mai, e dalla quale si gode di una spettacolare vista panoramica. La scelta ha pagato non solo per la vista ma anche per avervi trovato un gruppo di donne intente ad esibirsi in balli tipici indossando abiti folkloristici. Mentre alcuni si sono uniti alle danze gli altri erano intenti a scattare decine di foto sia a loro che al paesaggio circostante. Danze e vista panoramica hanno finito per mettere in secondo piano il tempio che in effetti non è niente di speciale.
Tornati giù abbiamo fatto due passi all’interno della minuscola cittadina placando la fame con dei fantastici MoMo, squisiti ravioli, generalmente cotti al vapore, farciti con carne e spezie.
Tornati in autobus abbiamo proseguito per Pokhara raggiunta e metà pomeriggio.
Fatto il check-in nel comodissimo White Pearl, forse il migliore di tutto il viaggio, lasciati i bagagli siamo immediatamente usciti per esplorare la città ed il suo bellissimo lago Phewa.
Senza esitare ci siamo diretti al lago e inizialmente indecisi tra il costeggiarne una parte e salire su una delle piccole imbarcazioni che ci avrebbero portato al tempio Tal Barahi, posto su una piccola isoletta, abbiamo optato per questa seconda ipotesi.
Saliti su una piccola imbarcazione un giovane ragazzo ha pagaiato per le poche decine di metri che ci separavano dall’isoletta.
Li si erge il piccolo tempio, molto bello sebbene invaso da una colonia di piccioni.
Prima di lasciare l’isolotto ci siamo goduti la natura scattando un bel po’ di foto. In fondo, per me, Pokhara ed il suo lago sono stati la locandina che mi ha fatto propendere per questo viaggio.
Prima di cena ci siamo fermati al Phewa Paradise Restaurant per un aperitivo dove ho potuto provare il terribile Raksi, un distillato di riso che mi ha ricordato moltissimo il sake giapponese ma dal sapore molto più sgradevole ed un odore ancora peggiore. Ho provato, senza successo, a finirlo. Un sorso di birra, immediatamente dopo, mi è sembrata miele.
Per cena siamo andati al Moondance dove, messa da parte la cucina asiatica, abbiamo optato, felicemente, per piatti più continentali.
Giorno 4 - lunedì 24 febbraio 2020
Oggi è il giorno del nostro trekking.
Fatta colazione siamo saliti sui due fuoristrada che ci hanno accompagnato fino a Ghandruk.
Su suggerimento delle guide ci siamo fermati in un punto panoramico, il Mountain & Sunrise View Point a Sarangkot. Complice un cielo abbastanza limpido, l’Annapurna ci ha investiti con tutta la sua imponenza, la sua bellezza. Inquantificabile il numero di foto scattate!
Passata qualche altra ora a bordo dei fuori strada abbiamo fatto un break nel piccolo villaggio di Birethanti, punto di appoggio e di partenza per i trekking sull’Annapurna.
Dopo pochi chilometri ci siamo fermati e, abbandonate le auto, ci siamo messi in cammino. Tra paesaggi stupendi, viste mozzafiato, passaggi di asini e cavalli siamo giunti ad uno dei due estremi del ponte tibetano di Jhinu Danda, lungo quasi 290 metri e alto … boh, molto!
Purtroppo già da diversi minuti la pioggia, dapprima debole e poi sempre più incessante, ci ha accompagnati.
Fortunatamente il ponte ci ha trasmesso una forte sensazione di stabilità così, non senza qualche farfalla nello stomaco, lo abbiamo attraversato.
Giunti dalla parte opposta, zuppi dalla testa ai piedi, in men che non si dica, siamo arrivati alla Jhinu Guest House dove, infreddoliti, ci siamo fermati per pranzo.
Nel frattempo la pioggia ha cessato di battere facilitandoci molto la strada di ritorno. Dopo circa un’ora siamo giunti alle Jhinu Hot Springs delle vasche di acqua termale immerse nella natura. Dopo la pioggia ed il freddo un bel bagno caldo era proprio quello che ci voleva: meravigliose!
Ritemprati ed un po’ acciaccati ci siamo rimessi in cammino fino a raggiungere, dopo circa due ore, le nostre auto che ci hanno portato direttamente al villaggio Gurung di Ghandruk nel versante ovest dell’Himalaya.
Il villaggio è molto bello, arroccato in alto, dal quale si gode di una vista sensazionale.
Avevano portato con noi del cibo dall’Italia per un aperitivo. Purtroppo un mix di freddo ed indigestione del pranzo ha messo k.o. alcuni di noi, tra cui io, per cui, salutato tutti, in preda ai brividi, sono andato a dormire passando una nottata da dimenticare.
Giorno 5 - martedì 25 febbraio 2020
Fortunatamente, nonostante la nottataccia, ci siamo risvegliati tutti un po’ più in forze.
Rimessi in auto, dopo circa cinque ore di fuoristrada, abbiamo raggiunto nuovamente Pokhara.
In mattinata era previso il volo in parapendio al quale comunque non avrei partecipato date le mie precarie condizioni di salute. Purtroppo, a causa delle cattive condizioni climatiche e del tempo perso per un’interruzione stradale, anche per gli altri l’occasione è sfumata.
Mi sarebbe piaciuto vivere di più Pokhara in quanto è una cittadina che merita molto.
Purtroppo gli strascichi del giorno precedente si sono fatti ancora sentire sotto forma di febbre. Così, mentre gli altri giravano la città, io me ne sono rimasto in albergo a dormire fino all’indomani mattina. Cosa che mi ha completamente rimesso in piedi.
Giorno 6 - mercoledì 26 febbraio 2020
Dopo aver fatto colazione siamo risaliti nel nostro mitico pulmino in direzione Chitwan che abbiamo raggiunto ad ora di pranzo.
L’alloggio era il bellissimo Park Safari Resort con un gran bel giardino esterno che si affaccia sul fiume Rapti.
Ci siamo fermati per pranzo, un ottimo buffet, e rilassati in riva al fiume in attesa che arrivassero le nostre jeep, aperte, per il safari.
Siamo partiti intorno alle 14.30 e meno di un’ora dopo eravamo immersi nel parco.
A giudicare da altre foto viste online non siamo stati molto fortunati. Della tigre nemmeno l’ombra, Il rinoceronte l’abbiamo solo intravisto tra i cespugli anche se è stato lo stesso molto emozionante. Nonostante fosse richiesto il silenzio non ho saputo trattenere un grido di entusiasmo appena l’ho visto.
Vari tipi di uccelli, scimmie, caprioli e cinghiali sono gli animali che abbiamo visto più di frequente. A prescindere dagli animali un giro nel parco merita di essere fatto anche solo per la natura in se. Non a caso il sito fa parte della lista dei Patrimoni dell’UNESCO.
Finito il safari siamo rientrati nel resort e, dopo una doccia, siamo andati a vedere uno spettacolo di balli e canti nepalesi al centro culturale Tharu.
Per cena la scelta è ricaduta sul KC's Restaurant and Bar dove, tutti francamente un po’ nauseati dalle eccessive spezie del cibo nepalese, abbiamo optato per piatti continentali accompagnati da ottime birre belga.
Dopo cena siamo rientrati in albergo passando una piacevole serata in compagnia di un buon bicchierino di limoncello.
Giorno 7 - giovedì 27 febbraio 2020
Dopo un’abbondante colazione siamo ripartiti alla volta del parco per un safari in canoa della durata di circa mezz’ora.
Bellissima l’atmosfera con una leggera nebbiolina che si alzava dall’acqua.
Trovarsi su una piccola canoa, quasi a pelo d’acqua, con dei coccodrilli lunghi più di due metri a pochi di metri da noi, su entrambe le sponde del fiume, è stato abbastanza inquietante. Nonostante tutto è un’esperienza che consiglio a tutti.
Abbiamo trascorso il resto della mattinata dapprima girovagando serenamente per Chitwan, complice la bellissima giornata, e poi facendo visita ad un allevamento locale di api dopo aver preventivamente razziato il punto vendita del produttore. Siamo persone di fiducia. Prima compriamo e poi verifichiamo la qualità di ciò che abbiamo comprato.
Lasciato l’allevamento siamo risaliti sul bus, direzioni Lumbini, raggiunta circa cinque ore dopo.
Il viaggio è stato surreale, al cardiopalma. Complice forse l’ansia di non tardare dell’autista i sorpassi sono stati al limite della follia. Bellissimi i numerosi camion, coloratissimi, che si incontrano per le strade nepalesi.
Su nostra richiesta abbiamo fatto una sosta presso una specie di stazione di servizio che sembrava la location perfetta per un film horror. I bagni non raggiungevano nemmeno lontanamente i limiti della decenza. Per fortuna il nostro è stato un gruppo fantastico con la forte propensione a buttare sul ridere ogni piccola disavventura capitata. Questo è uno dei più bei ricordi che porterò con me.
In serata, sfiniti, siamo arrivati a Lumbini alloggiando al Buddha Garden Lumbini Hotel, anche in questo caso struttura confortevolissima.
Il tempo di una doccia rigenerante e ci siamo trovati tutti a tavola a ridere e scherzare come sempre.
Abbiamo passato il resto della serata attorno ad un falò, gentilmente concesso dalla struttura, sorseggiando birra, tra chiacchiere, risa e giochi. Una delle serate più belle di tutta questa esperienza.
Giorno 8 - venerdì 28 febbraio 2020
Questa mattina avevamo in programma la visita al sito religioso di Lumbini, meta di pellegrinaggio, luogo di nascita del Buddha e Patrimonio UNESCO.
Beh una mattina è decisamente poco quindi il tour è stato piuttosto compulsivo con la guida, agitatissima, che continuava a mettere ansia in quanto in ritardo sulla sua personalissima tabella di marcia. Devo dire che, a parte l’anglo-nepalese un po’ di difficile da comprendere, è stata molto professionale e preparata.
Dopo aver fatto colazione e preso il nostro inseparabile bus, intorno alle 8.30 eravamo già all’ingresso del sito.
Pagato l’ingresso e tolte le scarpe ci siamo soffermati sulle rovine esterne la cui storia ci è stata accuratamente raccontata dalla guida.
Ci siamo quindi spostati nel tempo di Maya Devi, madre del Buddha, all’interno del quale, purtroppo, non è possibile scattare foto.
Dentro era piuttosto affollato così trascorsi più o meno dieci minuti, sentite le doverose spiegazioni, eravamo fuori.
Noleggiati tre risciò, siamo andati a visitare quattro dei numerosi templi presenti all’interno del sito.
Quello che ho trovato più bello, da un punto di vista puramente estetico, è quello della comunità buddhista tedesca. Oltre alla struttura in sé, ho trovato molto curati gli esterni dove, all’interno del giardino, sono state collocate delle statue che raccontano le diverse fasi della storia di Siddhārtha Gautama, divenuto successivamente il Buddha.
Intorno ad ora di pranzo abbiamo dovuto lasciare questo luogo suggestivo. Siamo rientrati in albergo, abbiamo ritirato i nostri immancabili MoMO, gustati sul bus, e ci siamo diretti in aeroporto dove un volo della Buddha Airline ci ha portati direttamente a Katmandu che abbiamo raggiunto nel primo pomeriggio.
Di comune accordo abbiamo deciso di lasciare Katmandu e così, presa una guida e noleggiato un pullman siamo andati a visitare Patan dichiarata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità grazie ai suoi bellissimi edifici. Sono stato ripreso dalla guida per averli chiamati templi. Oggi infatti essi non hanno una funzione religiosa.
La prima tappa è stata il tempio della Kumari di Patan. La Kumari è una dea vivente, una bambina scelta in base a determinate caratteristiche e solo dopo aver superato alcune prove. La Kumari farà una vita di isolamento da quando viene scelta, intorno ai tre anni, fino alla pubertà. Trovo questa una violenza inaudita quindi ho preferito non entrare nel tempio.
Patan è una piccola città, a meno di dieci chilometri a sud di Katmandu, quasi un sobborgo di essa, il fulcro della quale è Durban Square, dove ci siamo diretti. Un mosaico di templi e palazzi newari (l’etnia più diffusa), tutti in legno e mattoni, più spettacolari di tutto il Nepal.
La guida, un po’ impacciata all’inizio, è tutto sommato stata all’altezza e ci ha fatto godere appieno del luogo.
Dopo aver girovagato per un po’ tra le strade di questa piacevolissima città ci siamo diretti al Golden Temple, o Hiranya Varna Mahavihar, un bellissimo edificio dorato, luogo di preghiera.
In seguito ad una leggenda legata al periodo nel quale il Buddha aveva dodici anni ogni mese viene nominato, a guardia del tempio, un sacerdote che non deve avere più di dodici anni.
Durante la nostra visita abbiamo avuto la possibilità di vederlo eseguire dei non ben specificati riti. Insomma si tratta di un vispo bambino con la faccia da schiaffi 😊. Per fortuna, differentemente dalla Kumari, la sua carica dura solo un mese.
Ripreso il pullman siamo tornati a Katmandu. Il tempo di una doccia e siamo andati a cena al Third Eye dove mi sono goduto uno squisito chicken tikka.
Dopo aver fatto due passi, dopo cena, alcuni sono andati a bere qualcosa in un locale, altri, me compreso, sono rientrati in albergo.
Giorno 9 - sabato 29 febbraio 2020
Purtroppo siamo arrivati al nostro ultimo vero giorno di questa splendida avventura.
Avendo la mattinata libera abbiamo deciso di muoverci tutti insieme ed andare a visitare il Giardino dei Sogni a due passi dal Thamel, il centro turistico di Katmandu dove avevamo l’albergo. Considerando il rumore e l’aria quasi irrespirabile della città entrare in questa piccola oasi è stato un piacere.
Ne abbiamo approfittato per sederci prendere un caffè nel localino annesso e rilassarci un po’ facendo quattro chiacchiere.
Passata un’oretta ci siamo un po’ sparpagliati andando a zonzo per Katmandu e visitando la zona più commerciale della città nella quale sono presenti le griffe internazionali. In realtà cercavamo l’Hard Rock Cafè salvo poi scoprire che era chiuso per lavori e sarebbe stato aperto nei mesi successivi.
Per pranzo abbiamo mangiato qualcosa al volo in quanto intorno alle 14 avevano appuntamento con la nostra guida ed il nostro inseparabile pullman.
La prima tappa pomeridiana è stata una visita al Tempio di Pashupatinath o delle Cremazioni a ridosso del fiume Bagmati.
Siamo stati condotti dalla nostra eccentrica guida, uno con le mani in pasta un po’ ovunque, presso questo luogo, patrimonio Unesco, dove, oltre ed essere un sito nel quale vengono effettuate le cremazioni, si riuniscono, armonicamente ed in completa tolleranza, diverse fedi religiose tra cui induisti e buddhisti. Durante la nostra presenza è arrivata una salma. La disperazione dei familiari ci ha toccato tutti.
Dal tempio ci siamo spostati verso la bellissima, imponente, Boudhanath Stupa. Prima di poterla ammirare da vicino la nostra guida ci ha portato a visitare un laboratorio dove si effettuano e vendono i famosissimi mandala. Sono delle figure geometriche regolari, di forma tondeggiante che secondo la religione buddhista ed induista, riescono a tranquillizzare e a calmare tutti coloro che la disegnano. Ognuna di queste ha uno sfondo di colore diverso con un preciso significato. Il valore dell’opera varia da un minino, se il mandala è realizzato da uno studente con colori acrilici ad un massimo se invece realizzato da un maestro con colori naturali.
Finita la visita e gli acquisti siamo usciti ad esplorare da vicino la bella stupa scattando decine di fotografie al suono del mantra Oṃ Maṇi Padme Hūṃ ("O Gioiello nel fiore di Loto!") proveniente da un negozietto di cd per lo più a tema religioso.
Ultima tappa del nostro bellissimo viaggio la visita ad un orfanotrofio al quale, in base ad accordi presi dall’Italia, abbiamo portato dei doni: soprattutto medicine e indumenti.
Uno dei gestori del sito, un orfano ormai cresciuto ma anche ancora vi abita, ci ha fatto fare il giro dell’edificio raccontandoci della gestione del luogo e delle attività dei bambini.
Prima di andare via siamo rimasti un’oretta con i bambini, giocando con loro. Probabilmente è stato più quello che i bambini sono riusciti a dare a noi, un affetto incondizionato, che viceversa. Ero partito abbastanza scettico e ne sono uscito toccato e commosso.
Siamo quindi rientrati al nostro caro Hotel Manang dove ci siamo fermati anche per la nostra cena di saluto, felici per questa esperienza vissuta ed un po’ malinconici per il fatto che fosse finita.
Giorno 10 - domenica 01 marzo 2020
Intorno alle 8.00 abbiamo preso un taxi in direzione aeroporto.
Un volo Qatar Airways, con scalo a Doha, mi ha riportato a Milano raggiunta intorno alle 20.30.