Azzorre
Settembre 2019
Settembre 2019
Il mio secondo viaggio di gruppo. Questa volta, anziché affidarmi a viaggiavventurenelmondo.it, ho deciso, su suggerimento di una mia cara cugina, di dare una possibilità a vagabondo.net.
La scelta si è rivelata felicissima. Un viaggio, stupendo, che difficilmente dimenticherò!
Giorno 1 - venerdì 6 settembre 2019
Con largo anticipo ho raggiunto l’aeroporto di Malpensa dove ho lasciato la macchina all’ormai fidatissimo Central Parking.
Effettuato il check-in, avendo ancora molto tempo a disposizione, ho prima fatto colazione e poi incontrato i miei primi compagni di viaggio.
Da Milano siamo partiti in sette su tredici. Da subito mi sono sembrato tutti stra simpatici quindi le premesse non potevano che essere delle migliori.
Tra una chiacchiera e l’altra è arrivato il momento di partire: decollo intorno alle 11 del mattino.
Dopo un’ora di scalo siamo ripartiti, intorno alle 12.30, da Porto (siamo un’ora indietro rispetto all’Italia) e, dopo due ore di volo abbiamo raggiunto Ponta Delgada nella nostra prima isola azzorriana: Sao Miguel.
Purtroppo a tre membri del gruppo è stato annullato il volo quindi hanno dovuto passare la notte a Lisbona raggiungendoci l’indomani.
Lasciate le nostre cose a casa (ci siamo divisi in due grandi appartamenti), vuotata una bottiglia di vino per prendere un po’ di confidenza, siamo usciti in esplorazione della città.
Ponta Delgada, capoluogo delle Azzorre e porto principale dell’Isola di Sao Miguel, è una città coloniale, cosmopolita, dove si alternano chiese, conventi, case signorili a qualche edificio più grande. Date le dimensioni certo non si può definire un piccolo gioiellino ciò nonostante è piacevole trascorrervi del tempo.
Dopo aver passeggiato un po’ ci è sembrato il momento giusto per un aperitivo così abbiamo provato il famoso Gin Mare (Mediterranean Gin) al Cais da Sardinha, con una vista mare molto piacevole.
Un’altra oretta a zonzo, senza una meta precisa, finché siamo andati a cena da Gastronomo, uno dei migliori ristoranti nei quali abbiamo mangiato.
Dopo cena ci siamo divisi. Alcuni sono rientrati a casa mentre io ed un piccolo gruppetto siamo andati a vedere un concerto rock dove la band era costituita da ultrasettantenni! Fantastico vederli suonare ed ancor più divertente vedere un pubblico, piuttosto attempato, scatenarsi ai piedi del palco!
Giorno 2 - sabato 7 settembre 2019
Appuntamento alle 8.15 per fare colazione e la spesa per il picnic del pranzo. Nel frattempo ci hanno raggiunti gli altri tre membri del gruppo rimasti bloccati a Lisbona.
Ritirate le auto, tre utilitarie di medie dimensioni e, pronti via, una macchina dà forfait, non vuole proprio saperne di mettersi in moto.
L’inconveniente ci ha portato via un po’ di tempo ma i gestori dell’autonoleggio sono stati molto efficienti e ci hanno subito portato un’altra auto.
La prima sosta della giornata è stata ad un miradouro (punto panoramico) che dava sullo spettacolare Lagoa do fogo. Un lago formatosi all’interno di una caldera vulcanica.
La vista è mozzafiato. Nonostante la giornata uggiosa il lago, col suo azzurro intenso, cristallino tale da sembrare sospeso nel cielo, spicca immerso in una vegetazione verde brillante. A fare da sfondo l’oceano Atlantico. Magnifico!
Il verde delle azzorre sarà una costante: una tonalità così accesa da sembrare finta!
Con gli occhi colmi di meraviglia ci siamo spostati verso alcune pozze di acqua calda sulfurea: la Caldeira Velha.
Abbiamo lasciato le macchine in un parcheggio immerso nel verde dal quale si gode, oltretutto, di una discreta vista panoramica.
L’ingresso è a pagamento, un paio d’euro se non ricordo male, ma, considerando la presenza di spogliatoi e servizi igienici direi che ci può stare.
Le pozze, quattro in tutto, sono immerse in un verde lussureggiante.
Le prime che si incontrano, quelle più in basso, sono quelle con l’acqua più calda, intorno ai 35 gradi.
Proseguendo nel percorso che si addentra nel parco se ne trova una più piccola, transennata in quanto è proibito immergervisi. Qui, infatti, vi è la parte più calda della caldeira dove l’acqua raggiunge gli 80 gradi.
Addentrandosi ulteriormente si trova la pozza più grande. Qui l’acqua è un po’ più fredda ma la cascata a farne da sfondo rende il quadro perfetto.
Essendo ora di pranzo ci siamo spostati presso il Miradouro da Pedra dos Estorninhos.
Un piccolo sentiero termina in un pulpito di pietra, protetto da un muretto, dove è stato realizzato un gazebo in legno al di sotto del quale si trovano panche e tavoli perfetti per un picnic.
La vista è a dir poco spettacolare. Smettere di far foto è un grosso sforzo.
Il pranzo, complice la presenza di rubinetti d’acqua e servizi igienici che hanno reso tutto più comodo, è stato piacevolissimo.
Nel primissimo pomeriggio siamo andati a vedere le Caldeiras della cittadina di Furnas.
Qui, accanto al bellissimo lago, vi sono pozze d’acqua calda, fumarole e piccoli geiser. Gli abitanti del luogo sfruttano magistralmente l’energia della terra preparando delle buche all’interno delle quali cuociono il famoso cozido: un succulento bollito di carni e verdure.
Purtroppo il tempo è stato tiranno quindi abbiamo dovuto scegliere tra un giro attorno al lago ed un trekking al Pico do Ferro. In due hanno optato per il giro, io gli altri siamo saliti al miradouro.
Il trekking è stato molto semplice, circa mezz’ora sebbene tutto in salita all’andata. Per fortuna la bellissima natura ha contribuito ad alleviare la fatica.
Sarò banale ma anche in questo caso la vista dal miradouro è stupenda.
Scesi nuovamente in riva al lago ci siamo presi del tempo per una birra e quattro chiacchiere.
Per cena, grazie alla nostra coordinatrice che aveva preventivamente prenotato un tavolo, siamo andati a mangiare il già citato cozido al Restaurante Tony’s. Buonissimo.
Dopocena, intorno alle 21.30 ci siamo nuovamente divisi. Alcuni sono rientrati a casa mentre io ed altri non abbiamo resistito alla tentazione di un rigenerante bagno caldo alle terme di Poca Da Dona Beija. Le terme sono magnifiche e la sera destano ancora più fascino. Ci sono 5 vasche di diversa profondità e temperatura. Da circa 28 fino ai 39 gradi.
In una delle vasche è stata creata una cascata che crea un velo d’acqua continuo magistralmente illuminato. Fermarsi qualche minuto dietro il getto, in un ambiente simile a quello di bagno turco, è un’esperienza indimenticabile!
Giorno 3 - domenica 8 settembre 2019
La prima tappa della giornata è stato il Lagoa das Sete Cidades nella parte nord occidentale di Sao Miguel.
Il tipo di paesaggio è molto simile a quello di Lagoa do Fogo, anche in questo caso stupendo.
Lo specchio d’acqua è costituito da due laghi gemelli divisi da un ponte: Lagoa Verde e Lagoa Azul.
Purtroppo, data la giornata piuttosto nuvolosa, non siamo riusciti a percepire bene i due differenti colori dei laghi.
Siamo quindi partiti per un trekking, durato circa tre ore, che ci ha portato dal miradouro in alto, dove avevamo lasciato le auto, fino al paesello in basso, Sete Cidades, in riva al lago.
Alcuni punti del cammino, molto semplice, sono meravigliosi.
Uno dei primi edifici degni di menzione incontrati una volta arrivati a valle è la chiesa di San Nicola che esternamente è molto simile alle altre dell’isola. In quasi tutte ciò che domina e colpisce è il gioco cromatico fra le mura bianche a la pietra intagliata, in genere basalto.
A pranzo ci siamo divisi. Parte del gruppo si è seduta per un picnic in riva al lago mentre l’altra parte, me compreso, ha optato per il Green Love: pessima scelta, cibo scadente.
Per andare a prendere le auto abbiamo chiesto un passaggio, per i tre guidatori, a due turisti che hanno gentilmente accettato. Questi ci hanno consigliato di andare al Miradouro da Grota do Inferno. Consiglio azzeccatissimo! Raggiunto in pochi minuti di macchina e poi facilmente a piedi da lì abbiamo potuto godere di una vista sbalorditiva. Di fronte a noi avevamo Il Lagoa de Santiago con accanto il piccolo Lagoa Rasa, dietro il Laghi Gemelli (Verde e Azul) ed infine a fare da sfondo l’oceano atlantico. Il tutto immerso in un verde così perfetto da sembrare un prato inglese!
Questo punto è un po’ il manifesto delle Azzorre, l’immagine che si trova più frequentemente online facendo una ricerca su queste isole: imperdibile.
Ci siamo quindi spostati a Ferraria nel punto più occidentale dell’isola.
Qui abbiamo prima fatto un bagno nell’oceano, dove la temperatura dell’acqua, forse complice l’attività vulcanica, era incredibilmente mite. Nuotare sotto archi di pietra ed all’interno di insenature di roccia vulcanica è stato emozionante!
Dopo la nuotata ci siamo spostati su una piccola baia dove, grazie alla bassa marea, l’acqua arrivava fino a 40 gradi: è stato rigenerante.
Ci siamo quindi rilassati, aspettando il tramonto, nel piccolo baretto sul posto, in compagnia di una buona birra.
Siamo quindi rientrati a Ponta Delgada dove per cena avevamo prenotato alla Taberna Acor nella quale servono carne di prima scelta che si può comodamente cuocere a tavola su delle lastre di pietra lavica rovente: carne eccezionale.
Dopo cena siamo andati in giro a bere qualche drink finché la città non si è completamente svuotata e così, ahinoi, siamo andati a dormire.
Giorno 4 - lunedì 9 settembre 2019
Oggi si cambia Isola. Da Sao Miguel abbiamo preso un volo che ci ha portati a Faial.
Presi dei taxi abbiamo fatto il check-in nel nostro caratteristico albergo, genuinamente vecchio tanto da ricordare l’Overlook Hotel di Shining, il Residencial Sao Francisco, a Horta.
Bellissima la vista dalla camera con il porticciolo davanti e sullo sfondo, immenso, il Pico, la montagna più alta delle Azzorre con i suoi 2351 m.s.l.m.
Lasciate nostre cose in albergo ci siamo un po’ sparpagliati andando in esplorazione della città.
Uno dei punti più belli e panoramici è il giardino Florencio Terra, curatissimo con le sue numerose varietà di piante, le panchine rosse ed un bellissimo gazebo anch’esso rosso fuoco. Accanto al giardino, in direzione del mare, svetta imponente la torre dell’orologio che, come la già menzionate chiese, ha le facciate bianche che contrastano con la struttura in basalto nero.
Da giardino siamo scesi al molo, unico al mondo nel suo genere. Su ogni superficie disponibile sono raffigurati murales di equipaggi provenienti da tutto il mondo a sottolineare come le Azzorre siano state e siano ancora un importante punto di approdo nell’Atlantico.
Pomeriggio dedicato al whale watching con la compagnia Dive Azores rivelatasi efficacissima.
A prescindere dall’avvistamento di cetacei e delfini di per sé un giro in gommone in oceano meritava di essere fatto. La fortuna è stata dalla nostra parte. Non solo siamo riusciti a vedere i capodogli ma un piccolo è venuto a strofinarsi sul nostro gommone passando sotto. Lo si riusciva quasi a toccare. È stata un’emozione indescrivibile. La biologa che ci ha accompagnati ci ha detto che un evento del genere non è per nulla frequente.
Vedere un salto sarebbe stata la ciliegina sulla torta ma non si può avere tutto nella vita.
Al rientro un branco di una trentina di delfini ci ha accompagnato per qualche chilometro con delle coreografie spettacolari. Tutta l’escursione è stata un’esperienza indelebile.
Siamo quindi rientrati in serata ed andati direttamente a cena al Peter’s cafè.
Dopo cena qualcuno è andato via mentre qualcun altro, me compreso, ha fatto due passi prima di andare a dormire.
Giorno 5 - martedì 10 settembre 2019
Questa mattina ci siamo svegliati accompagnati da nebbia ed una fastidiosa pioggerellina.
Non ci siamo fatti scoraggiare e, senza indugiare, ci siamo diretti alla Caldeira Faial, al centro dell’isola, dove era programmato un trekking, di poco meno di 7 chilometri, attorno al cratere.
Si lascia la macchina in un comodo parcheggio e si raggiunge il punto di partenza del trekking di circa tre ore attraverso un piccolo tunnel.
La nebbia da un lato ci ha impedito di godere del panorama ma dall’altro ha creato un alone di mistero che ha reso la passeggiata molto interessante.
Fortunatamente parte del percorso, a circa un paio di chilometri dal punto di partenza, era fuori dal banco di nebbia così siamo riusciti a vedere sia, da un lato, l’interno del cratere che, dall’altro lato, l’oceano. Peccato che, essendo sul finire dell’estate, solo parte delle ortensie siano rimaste di colore blu. In primavera lo spettacolo deve essere meraviglioso.
Finito il giro abbiamo placato la fame con un fugace picnic nei pressi di Capelo, sul lato occidentale dell’isola, dove era programmato un altro piccolo trekking al quale, dato il tempo, abbiamo rinunciato.
Un po’ provati dal tempaccio ma ancora carichi ci siamo messi in marcia verso Ribeirinha, sul lato opposto dell’isola, fermandoci solo a prendere un caffè in un bar lungo la strada.
Il trekking, di circa otto chilometri, è partito da un campeggio in riva al molo sull’oceano. Siamo saliti su, attraversando una foresta di alloro, farnie e mangostani, fino a raggiungere un faro abbandonato, il Farol da Ponta da Ribeirinha. Il passaggio dallo stretto sentiero nel bosco a questo spazio verde, affacciato sull’oceano, con il faro avvolto nella nebbia a picco sulla scogliera è stato per me uno dei momenti più belli, più emozionanti anche se non spiegare bene il perché.
Proseguendo il cammino ci siamo trovati su una strada ad un lato della quale vi era una chiesa semidistrutta dall’ultimo terremoto. Sebbene non sia una cosa da fare la curiosità ci ha spinti a curiosare dentro, tra le macerie delle quali ormai la natura si sta lentamente riappropriando.
Siamo quindi rientrati nel bosco dove un sentiero ci ha ricondotti al punto di partenza.
Non ancora paghi ci siamo spostati a Varadouro, dove vi sono delle piscine naturali ben tenute.
Il luogo è bellissimo.
Sebbene le condizioni non fossero ottimali ci siamo avventurati facendo un tuffo nell’oceano. La zona era controllata e circondata da scogli. Nonostante tutto, percepita la potenza dell’oceano, francamente un po’ spaventati siamo usciti in fretta e furia.
Prima di rientrare ad Horta ci siamo concessi una birra con vista sull’oceano.
La cena, buona anche se non entusiasmante, è stata al Canto da Doca. La formula era simile a quella della Taberna Acor di Ponta Delgada: vari tagli di carne e pesce da cuocere alla piastra direttamente sul tavolo.
Dopocena abbiamo dedicato le ultime forze rimaste ad un buon Gin Do Mare al Peter’s festeggiando inoltre, con una fetta di torta, il compleanno di un membro del gruppo.
Giorno 6 - mercoledì 11 settembre 2019
Prima di andare a dormire, la notte precedente, ci si era messi d’accordo per andare a vedere l’alba a Praia Do Almoxarife, una delle più belle spiagge delle Azzorre. Solo due di noi sono riusciti nell’impresa e ne è valsa assolutamente la pena.
Una delle più belle che abbia mai visto. Uno spettacolo naturalistico di ineguagliabile bellezza. Ci sono passate davanti tutte le sfumature possibili ed immaginabili dei colori che vanno dal rosa all’arancione. Il Pico lì, imponente, a fare da sfondo. Che meraviglia!
Di corsa siamo rientrati in Albergo (dovevo ancora finire di preparare il bagaglio!). Colazione al volo e via di filato a prendere il traghetto per l’isola di Pico.
Una volta sbarcati abbiamo nuovamente noleggiato tre auto e ci siamo diretti ai nostri appartamenti, a Madalena, nella parte più occidentale dell’isola, presso le Casas do Verdelho, in assoluto la migliore sistemazione di tutta la vacanza. Tre ampi appartamenti comodi e forniti di tutti i comfort ed un sacco di spazio all’esterno finemente curato.
Per pranzo ci siamo divisi, un gruppo è andato a mangiare e l’altro, me compreso, è andato a fare un giro in esplorazione della città di Madalena, un borgo sul mare che a dire il vero non ha offerto spunti molto interessanti.
Rientrati abbiamo fatto una passeggiata nei dintorni delle case dove vi sono i vigneti, delimitati da muretti a secco in pietra lavica, patrimonio Unesco. All’interno non vi sono solo vigne ma altri tipi di alberi da frutto tra i quali i fichi dei quali, camminando, ho fatto una scorpacciata.
Una comoda strada sterrata taglia le vigne congiungendo la nostra casa al mare. A metà strada siamo saliti, ed abbiamo scattato qualche foto, su un mulino a vento, di colore rosso intenso, su una base di pietra lavica nera. Ci siamo resi successivamente conto che non era l’unico dell’isola. Ne abbiamo visti altri del tutto identici, comunque molto particolari.
Nel primo pomeriggio siamo andati a visitare la Gruta das Torres, il tunnel lavico più lungo della Azzorre. Avevamo prenotato una visita guidata, molto interessante, dove ci sono stati forniti casco e torcia.
Uno di momenti più emozionanti è stato quello nel quale abbiamo spento tutte le nostre torce e siamo rimasti per qualche minuto così, nel buio più assoluto, il più profondo mai provato, in compagnia dei soli rumori naturali della grotta!
Ci siamo quindi spostati sulla costa nord, nei pressi di Santo Antonio, a rilassarci bevendo una birra.
Prima di rientrare a casa abbiamo fatto una mega spesa, oltre che per il trekking al Pico, che avremmo affrontato l’indomani, per il barbecue che abbiamo allestito per cena. Abbiamo quindi passato la sera tra buon cibo, carne grigliata e vino. Bellissima serata!
Giorno 7 - giovedì 12 settembre 2019
Sveglia prestissimo la mattina. Il giorno del trekking al Pico è arrivato.
Intorno alle 7.30 eravamo alla base del cono, a 1200 m.s.l.m dove si trova l’ufficio nel quale ci si registra e dove avremmo conosciuto le nostre guide.
Ci è stato fatto un briefing per spiegarci come si sarebbe evoluto il trekking, consegnato un ricevitore GPS da tenere nello zaino e, per chi avesse voluto, una o due racchette per aiutarsi sia nella salita che, soprattutto, nella discesa (benedette racchette!!).
Il percorso è di circa quattro chilometri, poco più di 1200 metri di dislivello, per una durata complessiva di circa 4 ore in salita e 4 in discesa.
Il sentiero, se così si può chiamare, è segnato da 45 paletti che ne delimitano il percorso. Anche in caso di nebbia fitta, come è stata la nostra discesa, da ogni paletto si riesce facilmente a scorgere il successivo.
Durante tutta la salita, ripida ma con pendenza costante, circa il 30%, il meteo è stato è stato dalla nostra parte così abbiamo potuto scattare delle foto stupende. L’isola appare via via più piccola e, ad un certo punto, fa una certa impressione trovarsi più in alto rispetto alle nuvole.
Uno dei punti più alti, quasi alla fine della passeggiata, è l’immenso cratere vulcanico. Ma non è il punto finale. Giunti al cratere si lasciano zaini e racchette e, arrampicandosi a mani nude, in circa venti minuti si raggiunge la sommità di un piccolo cono dove vi è ancora un cratere attivo che emette vapore caldo: una piccola sauna a cielo aperto.
La vista dalla sommità, a 2351 m.s.l.m, mozza letteralmente il fiato. Saremmo stati ore ad ammirarne la bellezza.
Poiché la strada da fare era ancora tanta e stavano cominciando ad arrivare delle minacciose nuvole, dopo una ventina di minuti ci siamo rimessi in marcia.
Alla base del cratere ci siamo fermati, circa mezz’ora, per mangiare un boccone e riposarci un po’.
In discesa, se non si è confidenti, è meglio stare accanto la guida sempre pronta a dare il consiglio giusto altrimenti si può tranquillamente andare con la propria andatura cercando di avere sempre sottocchio i paletti.
Dopo circa quattro ore siamo arrivati, stanchi ma soddisfatti, al punto di partenza con un grosso sorriso sulle labbra per avercela fatta.
Rientrati a casa ci siamo meritati una doccia bollente prima di uscire nuovamente ed andare a mangiare un boccone al Cella Bar dove abbiamo chiuso la serata.
Giorno 8 - venerdì 13 settembre 2019
Purtroppo è arrivato il momento di lasciare l’isola di Pico.
Abbiamo quindi preso il traghetto trovandoci, ancora in mattinata, nuovamente a Horta nell’isola di Faial.
Avendo qualche ora a disposizione prima del volo per Terceira ci siamo diretti alla spiaggia di Porto Pim nella pittoresca baia a mezzaluna.
Qualcuno ha optato per un bagno nell’oceano, qualcun altro, invece, per una semplice e piacevole passeggiata.
Non avendo potuto farlo quando siamo arrivati questa volta non ci siamo lasciati sfuggire l’occasione di mangiare da Genuino, bellissimo locale con vista sull’oceano di proprietà di un ex marinaio: pesce sensazionale!
Intorno alle 15.30 abbiamo preso il volo per Terceira raggiunta la quale, grazie alla nostra efficientissima coordinatrice che aveva organizzato il transfer, ci siamo spostati ad Angra do Heroísmo, sulla costa sud dell’isola, il cui centro storico è classificato dall'UNESCO come patrimonio dell'umanità.
Ci siamo quindi sistemati nelle nostre camere presso la Casa De Hospedes Isaìas il proprietario del quale gestisce una piccola società di autonoleggio la quale ci ha permesso di avere, per tutti e due i giorni, un’auto ed un pulmino da 9 posti, divertentissimo.
Abbiamo passato il resto del pomeriggio girovagando per la città facendo prima una passeggiata al giardino, il Jardim Duque Terceira, per poi salire fino al Forte di São João Baptista, dal quale, così come dal giardino, si gode di una bella vista panoramica della città.
In serata siamo andati a cena al Cais de Angra di fronte al bel porticciolo dove abbiamo mangiato bene e bevuto dell’ottimo vino. Ho anche provato un dolce tipico di Terceira, la Dona Amélia, un tortino succulento in cui la melassa di canna da zucchero e la cannella si sposano all’uva passa e al cedro candito.
Giorno 9 - sabato 14 settembre 2019
Purtroppo siamo arrivati alla nostra ultima vera giornata alle Azzorre, il nostro ultimo, ahinoi, giorno di vera vacanza.
La destinazione iniziale, in mattinata, era un trekking a Rocha do Chambre, al centro dell’isola. Un sentiero, costituito prevalentemente da roccia lavica disconnessa, ci avrebbe portato ad una parete verticale a circa 700 metri sul livello del mare.
Prima di raggiungerlo, per sbaglio, ci siamo addentrati nei pascoli di Terceira, dovendo scavalcare qualche muretto in pietra e schivare le centinaia di cacche di vacche sparse in giro. Tra le risate siamo tornati in macchina alla ricerca del percorso che ci eravamo preventivati.
Trovato finalmente il sentiero, parcheggiate le auto, ci siamo quindi addentrati. La natura qui è bellissima. Il percorso semplice ma pieno di insidie.
Purtroppo, dopo circa un chilometro, forse meno, di cammino uno dei miei compagni di viaggio ha preso una brutta storta alla caviglia così abbiamo dovuto interrompere il trekking.
La nostra efficientissima coordinatrice si è quindi subito adoperata per risolvere la situazione, dall’attivazione immediata dell’assicurazione all’accompagnamento in ospedale.
Parte del gruppo, data la stanchezza accumulata nei giorni precedenti, ha preferito rientrare ad Angra do Heroismo per fare due passi in città in tutta tranquillità.
Siamo quindi rimasti in cinque a continuare ad esplorare l’Isola.
Essendo ora di pranzo ci siamo fermati in una trattoria a Biscoitos, sulla costa nord, presso il Restaurante do Porto dos Biscoitos, dove abbiamo mangiato uno dei migliori polpi in assoluto bevendo uno spettacolare vino rosso, il Grão Vasco.
Dopo pranzo siamo tornati nuovamente al centro dell’isola per andare a vedere l’Algar Do Carvão, l’unico camino vulcanico percorribile del mondo. Si tratta di una camera magmatica del cono del vulcano Guilherme Moniz.
Abbiamo lasciato l’auto, anzi il pulmino, in un comodo parcheggio. Successivamente, tramite un piccolo sentiero, si arriva ad una struttura in muratura all’interno del quale vi è una caffè, un negozio di souvenir e l’entrata del tunnel. È impressionante il fatto che da fuori si veda un muro di pietra mentre dentro lo spazio è immenso!
Preso il biglietto, 12 euro comprensivo di ingresso alla Gruta do Natal, si scende una rampa di scale che porta all’interno della bocca del cono. Le pareti sono coperte di un muschio verde brillante da sembrare irreale. Sembra un mondo fatato.
Si scende sempre più giù, fino a novanta metri sotto il livello stradale, dove si raggiunge un laghetto, formatosi con l’acqua piovana, che entra dentro la grotta, e che nel suo massimo può raggiungere fino a 15 metri di profondità! Durante tutto il tempo, nonostante fuori non piovesse, abbiamo sentito il continuo ticchettare delle gocce d’acqua che incessantemente cadono dentro la cavità.
Ammirare questa cattedrale naturale è stato fantastico.
Per fortuna, uscendo, avevamo ancora tempo così siamo andati a vedere la Gruta do Natal, chiamata così in quanto, durante il periodo natalizio, quando è possibile, vi si tiene la messa di Natale.
All’ingresso, acquistato il biglietto, viene fornito un casco protettivo. Alcuni punti sono bassi e la lava indurita può essere molto pericolosa. La Gruta è meno spettacolare dell’Algar Do Carvão però, oltre ad essere molto suggestiva, è interessante in quanto si riescono chiaramente a distinguere le varie colate laviche e le diverse forme che queste hanno assunto. Dei pannelli esplicativi spiegano, sommariamente, cosa si sta guardando.
Usciti dalla Gruta siamo nuovamente tornati a Biscoitos, a Quatro Ribeiras, nel distretto di Praia da Vitória, dove abbiamo fatto un bagno nelle piscine naturali contornate da formazioni rocciose di lava solidificata che le onde del mare hanno scolpito lungo i secoli.
Rientrati in Albergo, dopo una meritatissima doccia, siamo andati a cena al Quebra Mar a Sao Mateus da Calheta a due passi da Angra do Heroismo. Qui, oltre a mangiare un buon pesce, abbiamo cominciato la serata con un buon cocktail. Nello specifico abbiamo chiesto di crearne uno a basa di Kima, tipica bevanda delle Azzorre a base di Maracuja (frutto della passione): ottimo!
Dopo cena abbiamo chiuso la serata in un pub ad Angra, O Pirata.
Tra le risate, anche se un po’ malinconici, siamo tornati in albergo chiudendo così la nostra bellissima vacanza alle Azzorre
Giorno 10 - domenica 15 settembre 2019
A piccoli gruppi siamo andati in aeroporto tornando ognuno verso la propria destinazione.
Da Terceira abbiamo volato su Lisbona dove, dopo uno scalo di quattro ore, siamo partiti per Malpensa raggiunta in circa un’ora e mezza.
Dopo circa dodici ore di viaggio, in serata, sono rientrato a casa.
Video creato ed editato da Dyante