E’ stato motivo di grande emozione, per il sottoscritto e per l’Associazione che in questa sede ho l’onore di rappresentare, aver organizzato, grazie al patrocinio del Comune di Levate, della “Banca di credito cooperativo Bergamasca e Orobica”, della sezione locale di “Italia Nostra” e del “Centro studi sul territorio Lelio Pagani” dell’Università degli studi di Bergamo, la conferenza dell’11 luglio 2025 dal titolo “Per una cultura dei luoghi”.
Abbiamo voluto dedicare la conferenza alla memoria di Vincenzo Marchetti: già sindaco di Levate, nonché socio accademico dell’Ateneo bergamasco di Scienze, Lettere e Arti, ricorrendo quest’anno il decimo anniversario dalla sua scomparsa.
Proporre e ricordare all’opinione pubblica levatese e bergamasca la figura di Vincenzo Marchetti ha voluto essere un gesto di riconoscenza e di grande orgoglio.
Il nostro personale augurio, che abbiamo tenuto a esplicitare a beneficio dei presenti alla conferenza, è che gli insegnamenti che ha lasciato Vincenzo Marchetti a Levate e alla Provincia di Bergamo possano essere adeguatamente colti per una più attenta conoscenza e una maggiore valorizzazione del territorio levatese e bergamasco.
Ho avuto l’onore di conoscere Vincenzo nel 2011, e poterlo frequentare nel corso degli ultimi quattro anni nei quali ha “camminato su questa terra”, e, nei mesi che hanno preceduto la serata dell’11 luglio, mi sono rinsaldato nella convenzione che non ci fosse modo migliore per ricordarlo, lasciando parlare – per lui – gli uomini e le donne che l’hanno accompagnato nel suo percorso come uomo di studio, di ricerca e di politica.
Manifestare sentimenti di profonda gratitudine per ciò che Vincenzo Marchetti era stato e aveva dato, non con celebrazioni effimere, bensì con iniziative che potessero prolungarne nel tempo la memoria, sarebbe diventato l’unico modo possibile per “trattenerlo ancora con noi”, e per poterne indicare il nome a coloro i quali sarebbero venuti “poi”, e non avrebbero avuto la fortuna di conoscerlo personalmente.
E’ sempre denso di suggestioni il discorso sui luoghi: considerati come porzioni di territorio legate alla storia di ben individuati gruppi umani, come realtà con dentro un preciso portato di natura, con dentro un preciso portato di cultura.
L’identità dei luoghi si impone perentoriamente e vale essenzialmente se riferita al presente: chi siamo? Come siamo? E vale anche come riferito al futuro: dove vogliamo andare? Qual è il nostro progetto?
Prendono risalto aspetti che sono stati magistralmente trattati dagli ospiti della conferenza dell’11 luglio: la conservazione, la valorizzazione della matrice di cultura, depositaria della riconoscibilità dei luoghi; la riflessione sull’appartenenza ai luoghi, sulle dinamiche di radicamento, sui nuovi tempi e sui nuovi modi di relazione con i luoghi stessi, sui modelli di comportamento, per la costruzione di un’etica del vivere e insieme di un percorso di condivisione e di cittadinanza attiva.
Ho incontrato Vincenzo Marchetti mezzo secolo fa, e certo fa impressione dirlo e scriverlo. Se c’era una persona in grado di mettere a proprio agio, di aiutare, di condividere e insegnare, quella persona era lui.
All’epoca lavorava a Bergamo nella Biblioteca Civica Angelo Mai, sotto la direzione di monsignor Chiodi, occupandosi della schedatura dei libri antichi, della inventariazione di fondi archivistici, esperto in paleografia, bibliografia e biblioteconomia.
Quando le ricerche tra documenti e manoscritti trovavano ostacoli era a lui che potevi rivolgerti sapendo che avrebbe indicato la strada. E i corsi di paleografia realizzati in città e provincia hanno consentito a molti di apprendere i rudimenti, di imparare a decrittare i testi antichi, di avviare ricerche basate sulla inoppugnabilità di documenti storici.
Archivi e storia, un binomio fondamentale per attraversare i secoli e comprendere il trascorrere del tempo, il variare dei poteri e degli attori, ma anche il permanere di realtà territoriali, ricche di un passato ai più sconosciuto.
Assume in seguito la direzione della Biblioteca civica e del Centro sistema di Dalmine con l’incarico di riorganizzare la biblioteca, di creare la biblioteca dei ragazzi, la fonoteca. Di sua competenza era anche il coordinamento del sistema bibliotecario e l’organizzazione di attività musicali e teatrali.
Il passo successivo lo vede attivo nella Provincia di Bergamo per la quale organizza il centro Documentazione Beni culturali divenendone responsabile. In Provincia coordina la redazione della rivista bimestrale “Istituzioni e territorio”.
Il sodalizio culturale e ideale con Lelio Pagani è ormai consolidato e durerà nel tempo.
Vincenzo diventerà in seguito anche responsabile dell’Archivio storico diocesano mettendo a disposizione dei frequentatori tutta la sua esperienza e la sua competenza, riuscendo a creare rapporti di amicizia, stimolando anche la crescita di giovani, penso in particolare a Veronica Vitali e a Roberta Frigeni, che hanno messo a frutto i suoi insegnamenti.
Nel frattempo, e ce lo diranno i prossimi ospiti, il suo impegno per la comunità di Levate è costante e durevole, in ruoli amministrativi e tecnici che lo vedono convintamente ingaggiato.
Alla fine del suo primo mandato come Sindaco di Levate Vincenzo Marchetti entra a far parte dell’Ateneo di Scienze Lettere e Arti, e ritrova al suo interno Lelio Pagani. Non hanno mai perso i contatti, ma nel 1998 quando quest’ultimo diviene Presidente dell’Ateneo Vincenzo è suo interlocutore e collabora a diversi progetti che vengono messi in atto.
Ricordo alcuni, tra tanti, a cominciare dagli studi condotti nel 1999 dall’Ateneo, insieme alla Biblioteca Mai e a Luogo Pio Colleoni che portarono poi alla pubblicazione nel 2000 del volume “Bartolomeo Colleoni e il territorio bergamasco. Problemi e prospettive”.
In quegli anni Vincenzo Marchetti è l’attivissimo Direttore di ANTEA, e la collaborazione con i Soci dell’Ateneo è costante soprattutto per l’individuazione di percorsi che potessero essere informativi e stimolanti per quegli anziani che mostravano curiosità e interessi culturali. Molti Soci dell’Ateneo hanno partecipato ai corsi con l’enorme soddisfazione di essere presentati da lui ad un pubblico sempre partecipe e attento. Nella scelta dei temi Vincenzo fu speciale interprete dei tempi che si stavano vivendo e ricordo tra le proposte più seguite quelle legate ai temi del viaggio, del lavoro e tra le più interessanti e audaci quella sulle testimonianze religiose che videro la partecipazione di un frate agostiniano, un intellettuale ebreo, un filosofo di origine turca aderente al sufismo. Nel 2002 per i vent’anni dalla creazione dell’Antea Vincenzo aveva spiegato come la capillare presenza sul territorio di corsi aperti a tutti aveva contribuito a “diffondere l’idea di un modo nuovo di vivere la terza età, basata sulla considerazione dell’anziano come risorsa di competenze ed esperienze utili a tutta la collettività, protagonista attivo nella società”. Lui ci credeva e era riuscito a creare e motivare una vasta rete di relazioni.
Nel 2002 L’Ateneo inaugura la collana Fonti con la preziosa, singolare, inedita opera dell’Abate Giovan Battista Angelini che verrà pubblicata con il titolo “Per darti le notizie del paese. Descrizione di Bergamo in terza rima, 1720”. Il manoscritto settecentesco è trascritto interamente da Vincenzo Marchetti con la collaborazione di Diego Polini, Vincenzo cura anche la presentazione che fa luce sulla figura e l’opera dell’erudito valdimagnino, costruendo con la sua trascrizione uno strumento fondamentale per la conoscenza della città sotto tutti i profili.
Anche il 2003, per l’Ateneo, è un anno fecondo di iniziative, una di queste, condotta sotto l’egida del Ministero della Cultura, aveva preso il titolo “LA CULTURA È UNO SPAZIO APERTO. Museo-Città. Centro storico. Istituzioni. Progetti.” L’iniziativa apriva un dialogo con la società e le sue istituzioni intorno al tema dei luoghi che documentano la storia della città. Già vent’anni fa avevamo buttato sul piatto il tema della dialettica tra passato e futuro per riflettere sul presente.
Di anno in anno proseguono incontri e studi a cui Vincenzo partecipa attivamente. Nel 2005, in veste di Sindaco di Levate, invia all’Ateneo il “Manifesto per uno sviluppo sostenibile nell’area sud di Bergamo”. La preoccupazione che esprimeva a nome degli abitanti di Levate per il futuro del loro territorio voleva però trasformarsi in un messaggio di speranza, affinché la progettualità fosse di ampio respiro, tenesse conto dei caratteri storico-ambientali “al servizio della vivibilità dei cittadini di oggi e di domani”. Chi sa se il suo messaggio ha avuto il seguito che meritava…
L’Ateneo aderisce al suo appello e nel 2006 insieme costruiamo un progetto intitolato V.E.R.D.E., un acronimo che significa VALORE EREDITA’ DESTINO DI UN TERRITORIO, presentato da parole che lui aveva suggerito: “un territorio non è solo spazio delimitato: è rapporto tra forma e vita, è risultato mutevole di stratificazioni di natura e cultura e insieme proiezione verso il futuro. L’inarrestabile modificazione della forma e della vita pretende di assumere la responsabilità sul piano della conoscenza e sul piano delle scelte. Nessuno mette in dubbio la necessità di buon governo, ma rimane questione aperta in cosa consista e chi se ne debba occupare”. Vincenzo presenta il suo intervento dal titolo “C.O.R.S.I.A. V.ER.DE., ovvero centro organico di ricerche per la storia e l’innovazione ambientale, una corsia verde che avrebbe dialogato con il CHILOMETRO ROSSO, due realtà e due occasioni di straordinaria modernità e prossimità riguardanti il territorio”.
Quell’anno aveva visto l’Ateneo (di cui ero diventata Presidente, dopo la morte di Lelio Pagani) e i suoi soci accademici impegnati in un altro progetto dipanato lungo l’arco dei mesi e concluso nel dicembre 2006: “Per una storia dei giardini a Bergamo. Percorsi tra paesaggi e territorio”: “30 incontri dalle prime tracce dell’uomo sui colli di Bergamo alla rilettura di paesaggi attraversi i documenti antichi, dalla visione dei cambiamenti del XX secolo al dialogo col paesaggio agricolo e industriale della pianura o delle valli bergamasche, per finire con i grandi progetti che si stanno realizzando nell’area urbana, o si affacciano in tutta la loro problematicità nel definire il volto dell’area sud di Bergamo, rinnovando in noi l’impegno di conoscere, far conoscere, vigilare perché si scelga il bello e il buono”.
Il 6 dicembre a conclusione del programma, avevamo presentato un filmato aereo dell’area sud di Bergamo “Il paesaggio dall’alto al basso” e Vincenzo l’aveva commentato con il suo intervento dal titolo “Dentro o fuori la Grande Bergamo?”
Nel 2013 partecipa ancora ad uno studio che va ad arricchire la collana Fonti, firmato da Maddalena Maggi e da Vincenzo Marchetti: “Il monastero Vallombrosano del Santo Sepolcro di Astino in Bergamo. Appunti per una ricostituzione dei fondi archivistici”. La loro ricerca è fondamentale ed è alla base del progetto che immediatamente segue, condiviso e discusso con Vincenzo insieme ai Soci tutti. Nel 2013 nasce infatti, in collaborazione con il FAI e con l’Orto Botanico Lorenzo Rota, la serie di 36 incontri dedicati a “FUTURO.BG, attraverso i paesaggi della storia”. Il tema è Astino, la sua realtà e il suo futuro. All’epoca tutto ancora era in discussione, oggi gli interventi, l’uso, il cambiamento sono evidenti. Vincenzo pubblica nel volume che nel 2014 accoglie tutte le relazioni il suo: “PER UNA CULTURA DEI LUOGHI”, dove presenta i rapporti tra i Vallombrosani di Astino e il territorio di Levate e dove ricorda e ribadisce il valore delle idee che avevano fondato CORSIA VERDE, che a quasi 10 anni di distanza gli suggerivano di scrivere “L’augurio è che i quotidiani auspici in tema di interventi di tutela, bonifica e valorizzazione del territorio sfocino presto in azioni concrete. Ne troverebbe giovamento non solo l’ambiente ma, in tempi di diffusa e persistente crisi, anche l’economia”
È l’ultimo contributo che ci ha lasciato Vincenzo Marchetti, Socio Accademico dell’Ateneo di Scienze Lettere Arti di Bergamo, un invito alla serietà, alla concretezza, all’impegno, senza mai rinunciare alla speranza.
Maria Mencaroni Zoppetti
Bergamo 11 luglio 2025
Per i Levatesi non più giovani, Vincenzo Marchetti è stato “il Sindaco”, la persona che per oltre quattro decenni ha guidato il Paese e ha segnato la vita politica ed amministrativa di Levate. E’ stato un punto di riferimento, una figura che ha attraversato e segnato profondamente la storia di Levate.
Vincenzo Marchetti ha vissuto e operato tra due stagioni politiche segnate dal travagliato passaggio dalla “politica dei partiti”, animata da forti ideali e valori – cattolicesimo, socialismo, comunismo, liberalismo – alla “politica delle parti”, dei gruppi di potere e delle logiche senza ideali.
Si era formato nella Democrazia Cristiana ed i suoi riferimenti ideali fondavano le radici nel cattolicesimo sociale e nel pensiero di figure come Jacques Maritain, Giuseppe Lazzati e Giorgio La Pira.
Da loro aveva derivato la convinzione che chi amministra debba svolgere una funzione pedagogica, orientando la comunità con l’esempio e la coerenza per cui gli amministratori devono perseguire l’impegno istituzionale come servizio alla collettività e considerare l’amministrazione come luogo di crescita civile e morale.
Valori che oggi, purtroppo, sembrano essere un’utopia.
Oggi parlare di ideali e di dedizione ai valori sembra anacronistico, fuori dal tempo, quasi un “non rendersi conto della realtà”.
Ma cos’è la realtà politica di oggi?
Oggi gli ideali sono scomparsi, oggi prevalgono le logiche di parte, oggi non si ha quasi più il coraggio di dire a quali ideali ci si ispira. Oggi tutto è subordinato all’apparire, al consenso, al tutto e subito, non si pensa al futuro. Conta solo l’ ”oggi”.
Non esiste più l’idea di “...fare piani per la vita e formare ed educare le persone” che Marchetti aveva assunto come riferimento per la sua attività amministrativa.
Per questo, penso che la visione della funzione pedagogica degli amministratori, che aveva guidato Marchetti all’inizio della carriera, sia man mano divenuta un’utopia perché, purtroppo, il mondo stava inesorabilmente cambiando.
Era ed oggi più che mai è utopia perché gli amministratori non sono più “scelti” per le capacità, i valori, le competenze, le esperienze, l’equilibrio, la disponibilità ma solo per appartenenza. Quindi non possono esercitare alcuna funzione pedagogica.
Nella sua pluriennale attività amministrativa, Marchetti ha segnato molti momenti fondamentali nella vita amministrativa del Paese.
Tra questi voglio ricordare la redazione dello Statuto Comunale nei primi anni ’90 cui Marchetti dedicò grande impegno e passione e che resta una delle sue eredità politiche più rilevanti.
Ho avuto il privilegio di partecipare a quel lavoro come consigliere di minoranza. Nonostante le divergenze, ricordo con piacere quel momento di dialogo aperto, di confronto e condivisione di idee tra Maggioranza e Minoranza.
Un esempio di dialogo e rispetto reciproco che raramente si è ripetuto.
Marchetti era conscio che amministrare significa spesso confrontarsi con i compromessi perché una comunità non è un ”corpo unico”, non è fatta da persone tutte uguali e quindi è ovvio che si debba cercare la sintesi – o il compromesso – tra le varie posizioni.
Lo disse chiaramente nel giugno 2004, all’inizio del suo quarto mandato da Sindaco, nel discorso che pronunciò dopo avere giurato fedeltà alla Costituzione ed allo Statuto, citando un proverbio bergamasco: “Per accontentare un Comune non si possono accontentare tutti”. Un modo semplice per dire che governare significa ascoltare, valutare, fare sintesi e decidere. E decidere significa anche scontentare qualcuno.
Questo suo richiamo aiuta a comprendere anche il rapporto, a tratti conflittuale, di Vincenzo Marchetti con il territorio. Avrebbe voluto governarlo secondo gli alti ideali che lo ispiravano, influenzato anche dalla collaborazione con figure di spicco della cultura bergamasca, tra tutti il prof. Lelio Pagani.
Per lui, il territorio era il luogo in cui una comunità esprime la propria idea di vita comune, di sviluppo e di futuro.
Per questo si è sempre battuto affinché Levate fosse protagonista nelle scelte territoriali, anche oltre i confini comunali. Ha promosso progetti di ampio respiro come la Grande Bergamo, l’Agenda 21 per l’area di Zingonia, la C.O.R.S.I.A. Verde, il Parco del Morla e si è opposto con forza a progetti che riteneva dannosi: l’Inceneritore di Dalmine, la Gronda ferroviaria, lo scalo merci a Verdello, l’autostrada Treviglio–Bergamo.
Purtroppo, Marchetti ha dovuto fare i conti con la realtà, quella locale e quella generale, come sempre capita ai Sindaci che sono chiamati a gestire un bene che è sempre meno gestibile perché sempre più al di fuori delle proprie competenze.
Nel confronto con questa realtà in rapido cambiamento, ha fatto scelte frutto della visione “alta” dell’idea di gestione del Territorio che a volte si sono rivelate difficili perché andavano oltre le possibilità del Comune. Altre scelte hanno ceduto ad una visione più pragmatica e localistica, lontana dagli ideali che ha sempre perseguito.
Qui la “funzione pedagogica” dell’Amministratore ha dovuto lasciare spazio alla realtà delle necessità, delle richieste, delle opportunità.
Va comunque considerato come nel tempo, dai primi mandati di Marchetti negli anni 70 – 80 agli anni 2000, il concetto di autonomia di gestione del Territorio si sia modificato.
Il territorio Comunale non è più “un’isola” in cui la Comunità può decidere e darsi regole liberamente.
Oggi tutto è interconnesso e non si può fare a meno di considerare che i confini comunali sono solo delle linee teoriche di demarcazione degli ambiti di intervento e che il singolo Comune non può decidere autonomamente. Oggi non si può fare a meno di pensare in modo globale per cui diventa quasi ineludibile pensare a piani globali e non comunali. L’autonomia di gestione e programmazione del Territorio non è più in mano alle Amministrazioni Comunali.
E non si può non considerare il peso che il potere economico ha sulle scelte che un Amministratore è chiamato a fare.
In questo contesto, Marchetti si è trovato, nei suoi ultimi anni da Amministratore, a confrontarsi con un cambiamento dei riferimenti difficile da gestire e da accettare. Ha cercato di contrastarlo con estrema difficoltà.
Proprio questa difficoltà è stata una delle cause che hanno portato al commissariamento del Comune che certamente è stato un momento molto difficile, forse il più difficile della storia politico-amministrativa di Marchetti.
Ma Vincenzo si è ripreso ed è tornato, anche se per poco, a “servire il suo Paesello” come amava spesso dire.
Ricordare Vincenzo Marchetti oggi significa quindi riflettere sulla storia politica, amministrativa e culturale di Levate. Significa analizzare i cambiamenti, fare ricerca, mantenere la memoria, fare cultura.
Esattamente ciò che lui amava fare.
Desideriamo ricordarVi che sono aperte le prenotazioni per la ristampa di "Piedi per terra": un romanzo ambientato tra Levate e Dalmine che, in un breve e preciso arco di tempo (1955-1963), tratta le vicende familiari di un operaio della Dalmine, residente a Levate.
La sua figura e la sua personalità vengono approfondite con lo svolgersi della trama, fatta di quotidianità popolare e semplice, ma non per questo meno ricca di vicende e di problemi.
Le vicissitudini del protagonista del romanzo e dei personaggi che si muovono attorno a lui prendono forma e consistenza psicologica e morale passando attraverso esperienze reali che la vita fa loro incontrare; le vicende umane s'intrecciano con gli accadimenti sociali e politici del tempo.
Metà dei proventi derivanti dalla distribuzione del romanzo "Piedi per terra" verranno devoluti in beneficenza a sostegno del progetto "La casa di Leo" di Treviolo.
* La Casa di Leo si sviluppa attorno al principio dell’housing sociale e, più precisamente, si rivolge alle famiglie di bambini soggetti a lunga e frequente ospedalizzazione principalmente ricoverati (o comunque afferenti) presso l’Ospedale Papa Giovanni XXIII, con l’intento di offrire accoglienza e mettere a disposizione un luogo in cui le famiglie possano trovare la forza e la serenità necessarie per affrontare l’esperienza della malattia.
La restante metà dei proventi verranno destinati, in concerto con la sezione di Bergamo di "Italia Nostra", al recupero architettonico di un'antica meridiana presente sul territorio di Levate.