Il concetto di bellezza ha attraversato tutta la storia dell’Occidente e dell’Oriente. La sua elaborazione è sempre stata al centro del pensiero filosofico e teologico, sin dall’inizio della nostra civiltà. È sufficiente pensare al mondo greco, dove il termine kalós significa allo stesso tempo “bello” e “buono”, in un’inseparabilità tra etica ed estetica.
La parola “bellezza” è centrale anche nei testi biblici. Nel libro della Genesi il momento della creazione è concepito come una vittoria della forma sull’informe, su ciò che non ha vita, su tutto quanto si presenta come indifferenziato e indistinto. Dio, separando i diversi elementi del mondo, e popolando la terra di vegetali e di animali, per creare alla fine l’uomo e la donna, si compiace della propria creazione. Da un caos senza vita si giunge in questo modo a un cosmo fecondo.
Per sei volte risuona nell’episodio della creazione la frase: «Dio vide che era cosa buona». Per l’uomo e per la donna, il testo sottolinea: «Dio vide che era cosa molto buona».
La bellezza del creato giunge a compimento con la creazione dell’uomo e della donna. L’essere umano è infatti a immagine e somiglianza di Dio: «Dopo la creazione dell’uomo e della donna, si dice che “Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona”» (Genesi 1,31).
Come già kalós, il termine ebraico tov, utilizzato per esprimere la meraviglia del creatore, ricopre entrambi i significati di bello e di buono, a significare che bontà e bellezza sono costitutive della creazione.
La visione del creato diventa così un’epifania della bellezza che affascina lo stesso Creatore. È un’esperienza di stupore che sorprende. È fonte di meraviglia, occasione di lode, in cui gioiamo della bellezza che si dona alla nostra visione. La creazione diventa occasione di contemplazione.
La bellezza è tuttavia anche attributo dell’attività umana, frutto della creatività e del genio umano nei vari campi artistici, dalla pittura alla scultura e all’architettura, dalla musica alla letteratura.
Come sarebbe il mondo senza artisti?
Immaginiamo di vivere in un mondo senza arte, senza creazioni, senza invenzioni… Niente televisione, cinema, teatro, quadri, disegni, musica, danza, lettura, scultura e molto altro ancora. In pratica si vivrebbe senza la bellezza, senza le sensazioni e le emozioni che molti artisti sono in grado di suscitare.
Gli artisti sono delle persone speciali: tutti pensano che il loro operato sia accessorio e non di vitale importanza, ma se durante la nostra vita non avessimo libri da leggere, film da guardare, musica da ascoltare e sulla quale ballare, spettacoli per farci ridere e piangere, e molte altre forme d’arte per risollevarci l’animo, credo che ci sentiremmo tutti più tristi e che la nostra vita sarebbe svuotata di qualcosa di necessario.
L’arte è vitale.
L’artista è il messaggero di una conoscenza, di un linguaggio che va al di là delle parole: ci parla di sensazioni, di emozioni; ci traduce la vita attraverso il suo sentire e, per un attimo, ci dà le chiavi del suo mondo. Vediamo attraverso i suoi occhi, attraverso il suo cuore, attraverso la sua anima.
Scopriamo un nuovo modo di guardare, di sperimentare il mondo.
Ampliamo i nostri orizzonti.
In questo numero de L'Olmo vogliamo ricordare in modo particolare un artista levatese: Giovanni Cavalleri, detto anche Rana, a novant'anni dalla sua scomparsa: personalità di rango nell'ambito della pittura lombarda a cavallo tra il XIX e il XX secolo; certamente tra i più grandi esponenti di quella tecnica "a macchia" di diretta impressione veristica che, a Bergamo, ha avuto il suo portavoce in Cesare Tallone.
La sua vasta produzione ha spaziato dalla pittura di cavalletto a quella di affreschista di eccezionale talento, per qualità e quantità: vi basti pensare che il Cavalleri ha affrescato molte chiese lombarde. Nella diocesi di Bergamo, ad esempio, ha lasciato sue creazioni a Pradalunga, Seriate, Pianca, Osio Sopra e a Ponte Nossa, per accennare ad alcune opere maggiormente significative.
Per Mauro Pelliccioli, grande restauratore di Lonno, il Cavalleri era "il miglior affreschista bergamasco del XX secolo"; mentre Mons. Luigi Pagnoni, storico e critico d'arte della Curia, lo ha definito "un vero e proprio maestro dell'affresco: scrupoloso, spontaneo, di mano felice".
Rievocare Giovanni Cavalleri significa avere a cuore l’arte, la bellezza; voler alimentare il senso del bello e del buono che l’arte porta con sé.
Il nostro paese, anche se relativamente piccolo, ha sempre avuto interesse per l’arte, soprattutto nelle costruzioni di carattere religioso, ma non solo. Un discreto patrimonio artistico che ci è stato regalato dalle precedenti generazioni. Un invito per tutti noi a saperci educare al senso del bello, a circondarci di bellezza, cominciando a custodire quanto già abbiamo ricevuto in dono.
Padre Gianangelo Maffioletti
Nella speranza di poter commemorare adeguatamente Giovanni Cavalleri nel corso del 2024, ovvero nel novantesimo anniversario della sua morte, già nel corso del mese di novembre del 2023 abbiamo iniziato a pensare all’organizzazione di un’iniziativa culturale che potesse coinvolgere la cittadinanza locale. A tal proposito, abbiamo da subito pensato alla bontà di poter realizzare un pellegrinaggio religioso e culturale, al fine di portare gli eventuali iscritti a “toccare con mano” le ricchezze artistiche che il nostro “Rana” ha lasciato presso alcuni dei santuari mariani della bergamasca.
Abbiamo da subito constatato come questo pellegrinaggio non potesse prescindere dalla sola visita al Santuario di Ponte Nossa, dove il Cavalleri ha lasciato le opere maggiormente apprezzate dalla critica locale, come fece il nostro compianto parroco don Giuseppe Zamboni, il quale, nel suo libro “Vicende storiche di Levate” (ed. Carrara, 1943), così scrisse: <<L’affresco centrale a fondo d’oro del Cavalleri è una lirica dagli sviluppi di maggior ampiezza. Egli ha interpretato la scena celeste dell’Incoronazione della Vergine con tutta la sua anima da artista, ed ha saputo circondare le sue figure da un luminoso alone di religiosità.>>. Registrata la gradita e positiva accoglienza al santuario di don Alessandro (parroco di Ponte Nossa), abbiamo “virato” sulla seconda e sulla terza tappa: il Santuario della Madonna della Forcella di Pradalunga e il Santuario della Madonna della Scopa di Osio Sopra. Anche qui, fortunatamente, la nostra Associazione ha potuto contare sull’ap- prezzata disponibilità delle Parrocchie e delle Associazioni locali: “Eureka” (per Pradalunga) e “Musica Ragazzi A.P.S.” (per Osio Sopra).
Terminati i dettagli e raccolte le prenotazioni, ci siamo dati appuntamento a sabato 25 maggio presso il piazzale del mercato di Corso Europa a Levate dove un pulmino ci ha portati a Ponte Nossa. Dopo aver raccolto da don Alessandro preziose e illuminanti notizie storiche e artistiche sul santuario locale, abbiamo preso parte, insieme ai parrocchiani nossesi, alla Santa Messa in suffragio di Giovanni Cavalleri.
In seguito, raggiunto il ristorante “Al Cantuccio” di Leffe, abbiamo consumato un buon pranzo e colto l’occasione per festeggiare il cinquantaduesimo anniversario di matrimonio dei coniugi Nozza.
Nel ritorno, dopo una visita alla tomba del Cavalleri presso il Cimitero Monumentale di Bergamo, come da programma, ci siamo recati presso il Santuario della Madonna della Scopa, dove don Matteo, Sara Cologni (guida professionista) e l’Associazione “Musica Ragazzi” hanno dato vita a un meraviglioso florilegio mariano, corredato dalle straordinarie abilità canore e musicali dell’Associazione locale. Siamo infine tornati a Levate dove, a conclusione del pellegrinaggio, presso la Sala della Comunità abbiamo potuto ammirare un cortometraggio realizzato dal nostro concittadino Luigi Savio al fine di poter visitare – seppur virtualmente – il Santuario della Madonna della Forcella di Pradalunga.
Desideriamo ringraziare di cuore tutti quanti hanno reso possibile la realizzazione della nostra iniziativa:
- don Alessandro Angioletti e la Parrocchia di Ponte Nossa;
- don Matteo Perini e la Parrocchia di Osio Sopra
- don Marco Martinelli e la Parrocchia di Pradalunga
- Sara Cologni e l'Associazione "Musica Ragazzi" di Osio Sopra
- il nostro concittadino Luigi Savio e Davide Fiammarelli, presidente dell'Associazione culturale "Eureka" di Pradalunga;
- la Parrocchia di Levate, per averci permesso di utilizzare la sala ACLI per le prenotazioni al pellegrinaggio e la Sala della Comunità per la visione del cortometraggio
- gli iscritti al pellegrinaggio culturale, nella speranza che abbiano potuto godere di questa bella giornata trascorsa insieme, alla scoperta (o alla riscoperta) della storia, dell'arte, della musica e dello "stare insieme".
Alla prossima!
Il Consiglio Direttivo