Qualche attento cittadino levatese avrà notato che, in prossimità di alcuni siti storici del paese, sono stati installati dei pannelli contenenti alcune scarne e, a volte, incomprensibili, incomplete e inesatte informazioni.
Nonostante non mi sia chiaro chi ha proposto e chi si sia occupato dei contenuti informativi di tali pannelli, mi sembra acclarato che un’Amministrazione comunale, prima di prestare il consenso all’acquisto, alla realizzazione e all’installazione di materiale informativo (pagato dai cittadini contribuenti levatesi), dovrebbe quantomeno verificare la completezza e la correttezza di quanto è stato scritto su suddetti pannelli, e solo dopo aver effettuato questo controllo procedere alla relativa predisposizione e affissione in prossimità dei luoghi di interesse storico-culturale locale!
A Levate, con ogni probabilità, la nostra Amministrazione comunale non ha effettuato controlli adeguati.
In caso contrario, e cioé qualora suddetti controlli fossero stati ritenuti adeguati, quanto è accaduto sarebbe ancora più preoccupante...
Andiamo con ordine:
LA CHIESETTA DI SAN ROCCO
1) all’ingresso della chiesetta di San Rocco il pannello recita che la cappella, e cito: “è andata in disuso nel 1888”.
L’informazione è errata, visto che il nuovo cimitero è stato costruito nel 1890, ma i morti riposarono al vecchio cimitero fino al 1914, anno in cui fu portata a termine l’esumazione totale delle salme e il trasporto delle stesse dal "vecchio" al "nuovo" cimitero;
2) il medesimo pannello recita: “l’affresco posto sopra l’altare rappresenta la Vergine col Bambino”.
L’informazione è parzialmente errata, visto che nell’affresco è facile notare la presenza, oltre che della Vergine col Bambino, di altri due soggetti: San Pietro (Patrono della Parrocchia) e, per l’appunto, San Rocco;
3) infine il medesimo pannello posto all’ingresso della chiesetta di San Rocco, citando il monumento A.V.I.S., recita che “a lato si trova una tartaruga con incise la preghiera dettata da Papa Giovanni XXIII”.
Al netto di due evidenti errori di battitura, non esiste nessuna “tartaruga", bensì una "targa" con incisa la preghiera dettata dal Papa buono…
LA CHIESETTA DI SAN BENEDETTO AL MONASTEROLO
Altre inesattezze si registrano in prossimità della chiesetta del Monasterolo e, permettetemi di dirlo, se la “tartaruga papale” potrebbe suscitare la maggiore ilarità, gli errori sul Monasterolo, se possibile, rivestono le maggiori gravità, visti gli innumerevoli studi e i contributi storici che sono stati forniti da Vincenzo Marchetti, condivisi da quest’ultimo a beneficio dell’intera cittadinanza levatese in un’assemblea pubblica organizzata a Levate nel 2004 e pubblicati a più riprese sia sul periodico comunale “Levate Insieme”, sia sul periodico parrocchiale “In Dialogo”.
Anche in questo caso, andiamo con ordine:
1) la chiesetta del Monasterolo non è mai stata intitolata a Sant’Antonio, bensì a San Benedetto. Sarebbe ridondante in questa sede elencare tutte le fonti bibliografiche a sostegno di quanto scrivo. Mi limiterò a citare quanto è stato pubblicato da Vincenzo Marchetti nel periodico parrocchiale “In Dialogo” del 1992 (anno 2 . N. 3), e cito: “Un dato è certo: la chiesetta del Monasterolo è sempre documentata come chiesa di S. Benedetto dalla prima notizia finora rintracciata e risalente al 1135”;
2) nel medesimo pannello viene narrato il furto della tela che si trovava sopra l’altare della chiesetta. Visto che la tela è sparita e, ormai da più di dieci anni, non è più presente all’interno della chiesetta, sarebbe stato più corretto scrivere che “in questa chiesa vi ERA una tela”, e non “in questa chiesa vi E’ una tela”;
3) i monaci di Astino erano "vallombrosani", non "vallombrosiani"
IL COMUNE
Infine, per chiudere in bellezza, dalla lettura del pannello posto in adiacenza del nostro Comune in Piazza Roma si possono leggere altre inesatte, incomplete e agghiaccianti informazioni.
Andiamo con ordine:
1) “Il paese allora chiamato <<Lavate>> dal celtico <<Law>, che significa acqua…”.
In merito a questa affermazione, che ha la pretesa di fornire come certa l’etimologia del nome del nostro paese, mi sono confrontato con un appassionato di storia locale, il quale mi ha confermato quanto già ho potuto leggere nei volumi “Vicende storiche di Levate” di don Zamboni e “Levate nella storia di duemila anni” di Giuseppe Daminelli. Nonostante nessuno possa affermare con ragionevole certezza l’etimologia del nome “Levate” (a parte, si intende, i pannelli della nostra Amministrazione comunale), con ogni probabilità l’etimo deriva da “Làvat” (il celtico luogo di confluenza d’acque) o da “Elevatum”, per via di un certo sopralzo terriero rispetto all’importante castrum di Verdello, più a valle. Altri, infine, pensano che l’etimo possa derivare da “Olivatum”, a causa di qualche olivo che vegetava sul nostro territorio;
2) il medesimo pannello recita, e cito: “Durante il 1400 la situazione si stabilizzò e non si verificarono avvenimenti degni di una grande nota storica, a parte qualche saccheggio da parte delle truppe francesi di Napoleone.”
Premesso la facilità con la quale ci si può confondere, andando a relegare la figura di Napoleone Bonaparte al 1400 anziché alla seconda metà del ‘700, il pannello non tiene in minima considerazione alcuni tragici avvenimenti storici che hanno interessato il paese di Levate proprio nel corso del 1400.
E’ sempre Giuseppe Daminelli che, nell’opera “Levate nella storia di duemila anni”, ha narrato con grande commozione i tragici avvenimenti che hanno interessato il nostro paese tra il 1401 e il 1415, quando le truppe dei Colleoni di Trezzo prima, e di Jacopo dal Verme e Ottobono Terzi poi, hanno letteralmente assediato Levate, provocando la grave perdita di beni, di onore e di vita dei nostri avi;
3) il titolo centrale di questo pannello recita: condizioni "igirnico-sanitarie" anziché condizioni "igienico-sanitarie"...
A ciascun lettore le dovute considerazioni…