Il segreto di Alison
testo di Urbinek
Caro diario,
sono passati anni e anni e ancora non riesco a credere ai miei occhi per ciò che vidi quella notte.
Sette anni prima.
“Alison, ho letto ora il tuo messaggio. Sì, ci sarò.”
Questo fu il messaggio che inviai ad Alison Di Laurentis, la mia migliore amica, che mi aveva invitata a casa sua per un pigiama party. Fu una serata davvero divertente, ci eravamo promesse di rimanere sveglie fino alle tre del mattino ma entrambe avevamo sonno già all’una di notte.
Così, salimmo al piano di sopra, spegnemmo le luci e andammo a dormire.
Durante la notte mi svegliai perché avevo sete, quindi mi alzai e scesi al piano di sotto per bere dell’acqua, ma mentre risalii le scale per tornare a letto, vidi una luce rossa lampeggiare in una stanza. Sinceramente non avevo mai visto quella stanza, era nascosta, segreta. Spinta dalla curiosità mi avvicinai, la porta era socchiusa ma riuscivo a vedere qualcuno, era Alison: comunicava con il computer in una lingua che non avevo mai sentito prima di allora, era un linguaggio robotico con numeri e codici, camminava in modo meccanico, e dalla sua testa lampeggiavano luci blu, rosse e bianche.
In quel momento ero sconvolta, non riuscivo a capire cosa stesse accadendo infatti inizialmente pensavo fosse un sogno, ma era tutto troppo reale per non essere vero.
Qualche minuto dopo lei si accorse della mia presenza, quindi spalancò la porta, si avvicinò a me con gli occhi sbarrati e mi disse: “è un sogno, torna a dormire quello che vedi non è reale!”. Così tornai a dormire, ma mi ritornava sempre in mente ciò che avevo visto.
Mi risvegliai la mattina dopo e tutto sembrava normale, nessuna traccia di ciò che avevo visto quella notte. Io e Alison facemmo insieme colazione e subito dopo ci sedemmo sul divano. All’improvviso sentii una strana interferenza tra la tv e Alison. Quindi le chiesi cosa fosse successo e lei mi rispose dicendo che era il suo telefono, ma invece il suo telefono era rimasto al piano di sopra in camera sua.
Da quel momento in poi iniziò la mia indagine: cominciai a osservare attentamente Alison e prestare attenzione a tutto.
Bastò un semplice movimento di Alison e potei intravedere un codice sul suo collo: ADL7M1
ADL erano le sue iniziali “Alison Di Laurentis”, ma 7M1 cosa voleva dire?
Per pranzo non c’era nulla da mangiare, solo qualche avanzo della cena del giorno prima, così Alison andò a fare la spesa.
Appena chiuse la porta corsi al piano di sopra: volevo entrare in quella stanza segreta.
Inizialmente non riuscivo a vedere nessuna stanza nascosta, poi però, notai un interruttore blu, lo premetti e di scatto una libreria infondo al corridoio si girò e apparve una porta. Entrai: c’erano diversi dispositivi tecnologici che avevo visto per la prima volta solo in quel momento, poi c’era una scrivania con vari documenti. Li sfogliai attentamente e su uno di questi c’era scritto “ADL7M1=Alison Di Laurentis androide serie 7, compito: missione numero 1”. Ero incredula, Alison era un androide che doveva compiere una missione, la mia migliore amica non era mai stata vera, era in realtà un androide.
Tra i vari documenti non trovai nessuno che nominasse o spiegasse la missione 1, così decisi che quando Alison fosse tornata a casa glielo avrei chiesto. Non appena Alison aprì la porta d’ingresso, ritrovò me con il documento tra le mani, allora mi spiegò tutto.
Per tutto il tempo precedente non aveva potuto dirmi che era sempre stata un androide e non un essere umano perché non aveva ancora completato la missione 1: era una ricerca sui comportamenti, le emozioni, i sentimenti e gli aspetti psicologici degli esseri umani per creare nuovi androidi sempre più intelligenti e sofisticati, in modo che potessero contribuire positivamente nella società.
Dopo avermi spiegato tutto mi pregò di mantenere il segreto, ed io pur sentendomi un po’ “usata” per i suoi scopi, decisi di mantenere il segreto in nome dell’amicizia e non ne parlai con nessuno.
Alison rimase sempre la mia migliore amica ma giorno dopo giorno la vedevo sempre con occhi diversi perché sapevo che da un momento all’altro sarebbe dovuta andare via.