GIUGNO 2023
GIUGNO 2023
Recentemente ho letto insieme alla mia classe il libro di elisa Puricelli Guerra “Ruby Bridges è entrata a scuola”. Questo libro affronta temi molto importanti, soprattutto quelli dell’amicizia, dell’inclusione e del razzismo.
Recentemente ho letto insieme alla mia classe il libro di elisa Puricelli Guerra “Ruby Bridges è entrata a scuola”. Questo libro affronta temi molto importanti, soprattutto quelli dell’amicizia, dell’inclusione e del razzismo. Nella storia la protagonista è Billie, una ragazza di colore che è molto arrabbiata per la situazione che vive: la sua amica Trina, anche lei di colore, è stata accusata, senza prove, di aver incendiato il laboratorio della scuola e Billie è sicura che non sia stata lei. Billie, in quello stesso giorno, sfoga la sua rabbia contro Eric, un compagno bianco, dandogli un pugno sul naso. Il loro professore, allora, per punizione affida loro il compito di collaborare, lavorando sulla storia di Ruby Bridges. All’inizio Billie non vuole parlare con Eric nonostante lui cerchi di instaurare un dialogo con lei, così Billie comincia a ricostruire la storia di Ruby da sola, cercando le informazioni dai giornali su internet, ma Eric comincia a lasciarle dei materiali con piccoli messaggi. Anche Billie ha un pregiudizio nei confronti dei bianchi: secondo lei i bianchi non possono sapere cosa pensano e cosa provano le persone di colore.
Continuando la sua ricerca e grazie anche ai suggerimenti che le dà Eric, Billie scopre che Ruby era una bambina nera che ha affrontato da sola l’integrazione dei neri nelle scuole bianche negli anni Sessanta. Per un anno intero Ruby è in classe da sola con una maestra, entra a scuola scortata dalla polizia perché i genitori bianchi non la accettano e arrivano persino a minacciarla di morte.
In questo libro si parla anche dell’importanza di sognare, interpretati da due tipi diversi di persone: Billie e sua nonna non credono nei sogni e sono realiste, mentre Eric e la madre di Billie ci credono fortemente anche se quest’ultima non è riuscita a realizzarli. Credo che sia bello sognare perché consente a tutti di trovare la forza per raggiungere i propri obiettivi nonostante, spesso, ci siano difficoltà per raggiungere ciò che si desidera. Per questo forse sarebbe importante non “sognare in grande”, ma pensare di fare piccoli passi alla volta, perché i cambiamenti più importanti avvengono così, non all’improvviso.
Ogni volta che Billie vive il sentimento della delusione e della rabbia, si sfoga con la boxe, sport che ha imparato con suo padre, ma all’ inizio lo fa in modo sbagliato dando il pugno ad Eric. Il padre di Billie insegna boxe ai ragazzi con problemi familiari e offre loro, attraverso lo sport, un modo in cui poter sfogarsi al massimo. Questo gli consente di creare dei legami d’affetto e di fiducia con loro.
I legami di fiducia e di amicizia sono un tema importante di questa storia, e vengono affrontati da due punti di vista diversi, quello di Billie e quello di Ruby. Billie, all’ inizio del racconto, ha una sola amica, cioè Trina, e non si fida di nessun altro, infatti vede Eric come un “nemico”. Eric le sta antipatico, ma dopo, quando il prof. riesce a convincerla a collaborare con lui, i due cominciano a conoscersi e a far cadere i pregiudizi reciproci. Loro sono due persone molto diverse: Eric è un sognatore, mentre Billie vuole stare con i piedi per terra perché ha paura di restare delusa. Entrambi riflettono queste caratteristiche in tutto ciò che fanno: Eric è molto socievole, anche se ha una vita privata difficile, perché la situazione di sua madre non è delle migliori; Billie invece si tiene tutto dentro, infatti a lei sembra di avere un mostro dentro il suo animo, ma si sfoga con la sua passione, la boxe.
Anche Ruby aveva un gran bisogno di amici, ma è da sola all’inizio, con la sua maestra, che vuole aiutarla, e combatte perché Ruby possa far parte di una vera classe, e alla fine ci riesce addirittura mettendosi contro la preside.
Avere degli amici sembrerebbe una cosa naturale, perché difficilmente amiamo stare da soli. Oggi, invece, fare amicizia è, secondo me, più difficile perché molti di noi preferiscono stare a giocare con il cellulare o alla playstation, in solitudine. Nella nostra classe non ci sono tante amicizie e parliamo solo quando siamo a scuola. Invece, una volta usciti dalla scuola, ognuno ha altri amici. In quasi due anni che siamo insieme nessuno ha legato particolarmente con qualcuno della classe e io non mi trovo benissimo nel gruppo perché non sento affinità con loro. Tendo, pertanto, a stare con loro solo in classe e a non voler condividere altri momenti insieme a loro. Questo comportamento, anche se mi viene spontaneo, potrebbe non essere molto costruttivo perché ognuno di noi ha pregi e difetti. Forse l’inclusione e l’amicizia potrebbero scaturire da un atteggiamento di maggiore apertura da parte di tutti.
Nella mia classe non ci sono persone di colore, ma in generale non siamo molto inclusivi con i ragazzi che riteniamo diversi da noi, per provenienza o per disabilità. Infatti alcuni ragazzi vengono presi di mira da tutta la classe e vengono presi in giro e devo ammettere che io non contribuisco a rendere migliore il clima.
Credo che tutti noi dovremmo cercare di includere i nostri compagni anche se ci appaiono diversi da noi e non dovremmo emarginare nessuno, perché quando prendiamo in giro qualcuno non ci rendiamo conto che potrebbe essere un ragazzo debole che sta male per i nostri insulti, anche se li facciamo per scherzo e pensiamo di non offendere nessuno.
Questa storia è apparsa ai miei occhi, per certi versi, simile a quella de “I fiori di Kabul” perché entrambi i personaggi sono privati dei loro diritti: Billie vive negli USA, dove ci sono forti discriminazioni razziali e si tende a dare meno diritti alle persone di colore, mentre Maryam vive in Afganistan, dove ci sono i talebani (tra cui c’ è anche suo padre) che non lasciano libere le donne di essere se stesse e di esprimere le loro idee, infatti il padre di Maryam non voleva neanche che sua figlia andasse in bici perché considerava questo sport “da maschi”. Mentre però Maryam esprime chiaramente ciò di cui ha bisogno, Billie è più introversa e ha paura di uscire dal suo guscio. Mi sembra che queste due ragazze rappresentino due facce della stessa medaglia perché forse in ognuno di noi c’è sia la voglia di reagire ai soprusi, sia la paura di non avere la possibilità di realizzare i nostri sogni.
Ciao caro amico,
tra non molto anche tu inizierai la tua nuova avventura alla prima media. È un passaggio molto delicato da affrontare, fatto di paure, incertezze, ma anche di tanta curiosità. È un mondo nuovo, ma vedrai che ti piacerà, imparerai tante cose nuove, ma sicuramente ci sarà qualcosa che ti appassionerà di più e capirai l’importanza di tutto quello che farai.
Ciao caro amico,
tra non molto anche tu inizierai la tua nuova avventura alla prima media. È un passaggio molto delicato da affrontare, fatto di paure, incertezze, ma anche di tanta curiosità. È un mondo nuovo, ma vedrai che ti piacerà, imparerai tante cose nuove, ma sicuramente ci sarà qualcosa che ti appassionerà di più e capirai l’importanza di tutto quello che farai. Io, per esempio, tra le tante cose, ho imparato ancora di più l’importanza della lettura e a tal proposito voglio raccontarti quanto mi abbia emozionato un famosissimo libro, definito da tutti un capolavoro letterario ovvero “Le avventure di Pinocchio”, di Carlo Collodi.
Ora capisco perché lo chiamino un “classico senza tempo”, perché gli elementi di questa storia fanno parte della nostra vita e della nostra cultura. Questo libro racconta una storia semplice ma profonda e cioè di un burattino di legno, Pinocchio, costruito da mastro Geppetto, e che desidera diventare un bambino, ma è molto ingenuo, disubbidiente, si lascia distrarre facilmente, non vuole andare a scuola, racconta bugie (che gli fanno allungare il naso) e così si allontana da casa ed è costretto ad affrontare tante disavventure e pericoli, rischiando addirittura di morire. Anzi forse non sai che la storia di Pinocchio finisce con lui che rimane impiccato all’albero, ma siccome la sua storia usciva a puntate sul giornale i ragazzini del tempo protestarono per questo finale e quindi Collodi si mise a scrivere altri episodi.
Pinocchio incontra dei personaggi loschi e imbroglioni (il gatto e la volpe, Mangiafuoco…) e come in tutte le fiabe non mancano elementi magici e animali con le sembianze umane, come il Grillo parlante che cerca di guidare il burattino verso le buone azioni e poi c’è la Fata Turchina che lo aiuta nella sua trasformazione in bambino.
Nella storia di Pinocchio il momento che ho preferito è stato quando lui esce dalla bocca del pescecane insieme a Geppetto. Mi è piaciuto perché l’ho trovato molto commovente, e mi ha fatto riflettere sul fatto che Pinocchio stava iniziando a capire che l’età dei bambini e quindi l’età del gioco è finita e che deve maturare e avere delle responsabilità. Per questo mi è piaciuto il finale e mi ha suscitato una riflessione sulla mia vita e sulle responsabilità che ci sono e su quanti ostacoli dovrò affrontare, e non ci saranno sempre mamma o papà che mi aiuteranno, anzi, arriverà un momento in cui saremo noi a prenderci cura di loro.
La storia di Pinocchio è una fiaba che vale la pena leggere perché è ancora divertente ma con molti significati: ognuno di noi si può riconoscere in Pinocchio perché la sua voglia di diventare bambino rappresenta il percorso interiore che tutti prima o poi devono affrontare per crescere e completarsi. Forse anche tu ora, caro amico, stai pensando che sarebbe bello restare bambini, perché non si hanno responsabilità e la vita è più spensierata perché sai che ci sono i tuoi genitori a prendersi cura di te. Ma non si può restare per sempre bambini perché bisogna andare avanti nella vita e affrontare i problemi che ci saranno perché sono proprio questi che ci fanno crescere e responsabilizzare, e non ci dobbiamo nascondere ed essere indifferenti. Quella del burattino di legno è una storia che ci insegna a comportarci bene e a portare rispetto sia a se stessi che ai propri genitori. Infatti un personaggio che mi ha molto colpito e che mi ha suscitato molta tenerezza è proprio Geppetto, un padre che non smette mai di amare Pinocchio nonostante le sue bugie e marachelle. Le sue disavventure rappresentano delle sfide da superare, come accade nella vita e sono proprio queste a renderlo più maturo per diventare un bambino vero. Questo romanzo ci insegna anche a non farci ingannare dalle false speranze che offrono i luoghi attraenti come il Paese dei Balocchi dove si reca Pinocchio insieme al suo amico Lucignolo.
Caro amico, come avrai potuto notare dal mio racconto, è un romanzo che mi ha molto appassionata e che ti consiglio di leggere e spero che anche tu possa vivere attraverso la lettura delle emozioni uniche e vere come quelle che provo io!
Il romanzo Holden scritto da Laura Bonalumi, parla di un cavallo di nome Holden e della sua padrona di nome Nina. Nina ha sedici anni, non ha mai conosciuto suo padre, e con sua madre i rapporti sono un po’ difficili, per questo all’inizio prova molta rabbia nei loro confronti, invece è molto legata a sua nonna, che è l’unica che la capisce, e al suo cavallo Holden.
Il romanzo Holden scritto da Laura Bonalumi, parla di un cavallo di nome Holden e della sua padrona di nome Nina. Nina ha sedici anni, non ha mai conosciuto suo padre, e con sua madre i rapporti sono un po’ difficili, per questo all’inizio prova molta rabbia nei loro confronti, invece è molto legata a sua nonna, che è l’unica che la capisce, e al suo cavallo Holden. Nina ama quel cavallo come se fosse una parte di sé senza la quale si sente incompleta, mentre con lui sta bene e sa di poter affrontare qualsiasi cosa.
Ecco perché, quando Holden si fa male a una zampa Nina sta molto male perché non vuole perderlo per nessuna ragione al mondo. Di fronte a questo incidente, mentre sua madre si preoccupa solo delle spese per curarlo e non pensa invece allo stato d’animo della figlia, la nonna decide di portarla insieme al suo cavallo in montagna da un signore di nome Bartolo che, con il calore delle sue mani, riesce a curare le ferite.
Inizia così l’avventura di Nina in montagna, dove dovrà superare i suoi ostacoli più grandi, cioè il rapporto con la mamma e naturalmente la ferita del suo cavallo. Ma tra le montagne Nina scopre anche un nuovo mondo e impara ad apprezzare le piccole cose, come una fetta di pane con il formaggio, il cielo coperto di stelle e i colori della natura. In questo ambiente nuovo, Nina imparerà a fidarsi di Bartolo e delle altre persone che la circondano (come Sam, Ines, Agata…), tanto da arrivare a considerarli come una seconda famiglia. Le sue giornate diventano avventurose anche grazie a Milo un bambino pieno di energia, sveglio e che conosce quelle montagne come se fossero sue. Alla fine, Nina tra quei monti troverà la serenità tanto cercata, non solo attraverso Holden ma anche grazie all’incontro con la natura. Qui Nina ha modo di riflettere su tanti aspetti della vita: per esempio capisce l’importanza del silenzio, scopre la bellezza della natura, e soprattutto riesce a staccarsi dal suo inseparabile cellulare quando capisce che non c’è bisogno di fotografare un momento bello perché quello che vediamo e che ci colpisce deve rimanere impresso nella nostra mente.
All’inizio Nina è arrabbiata, poi però il contatto con la natura e l’amicizia con le persone della montagna la rendono più tranquilla, anche perché capisce che il suo cavallo sta bene lì e per lei questa è la cosa più importante.
Lucky10: Nina è un personaggio coraggioso, perché si ritrova a vivere da sola con delle persone che non conosce, lontana da casa con il suo cavallo ferito e nonostante tutto cerca di reagire. Per questo un colore che le assegnerei è il verde perché per me indica la speranza e indica anche i prati meravigliosi che si trovano in montagna. Nina inoltre è un personaggio ribelle proprio come un cavallo selvatico.
Mercoledì11: Questo libro mi ha colpito sin dal primo momento per la sua ambientazione. La frase che mi è piaciuta di più è: “la vita sceglie i tempi e i modi giusti per parlarci!”, perché inizialmente Nina è malinconica e vede la vita sempre nera, ma poi pian piano tutto cambia: la vita diventa di mille colori e finalmente le farà trovare anche quel pezzo che le mancava per essere davvero felice.
E questo è quello che succede a noi tutti ogni giorno: non dobbiamo mai abbatterci perché prima o poi la vita ci indicherà la via giusta.
In questi giorni ho finito di leggere il libro “Il cacciatore di nubi” di Christian Antonini. Il protagonista è un ragazzo di nome Tristan che è il principe di un piccolo regno in mezzo all’Oceano indiano: le isole del Cocco. Un giorno insieme alla sua giovane governante Catherine viene preso in ostaggio da due ladri e poi dai tedeschi. I due sembrano riuscire a scappare, ma
In questi giorni ho finito di leggere il libro “Il cacciatore di nubi” di Christian Antonini. Il protagonista è un ragazzo di nome Tristan che è il principe di un piccolo regno in mezzo all’Oceano indiano: le isole del Cocco. Un giorno insieme alla sua giovane governante Catherine viene preso in ostaggio da due ladri e poi dai tedeschi. I due sembrano riuscire a scappare, ma poi vengono sorpresi e Tristan finisce prigioniero su una nave diretta a Calcutta ed è a bordo di questa nave di nome Emden che Tristan scopre di essere un’altra persona. È da questo momento, infatti, che il racconto diventa interessante perché le esperienze vissute con il comandante Von Muller lo porteranno a capire l’importanza di stare con gli altri e la vita gli sembrerà così diversa da quella vissuta fino ad allora. Forse è per questo che il romanzo è un’alternanza tra presente e passato. Il presente è il momento in cui Tristan è lontano da casa, e non sa che ne sarà di lui non solo come prigioniero, ma anche come persona perché scopre degli aspetti nuovi di se stesso; Il passato è un passato triste perché Tristan sa di essere una delusione per suo padre e perché ha già il destino segnato, infatti, sa che una volta che verrà a mancare il padre sarà lui il Re della sua isola.
Il personaggio tende a cambiare nel corso della storia passando da principino presuntuoso a ragazzo umile che comprende che la vita non è quella in cui credeva; capisce che crescere come un principino non vuol dire essere sempre fortunati o essere migliori di altri e che rimboccarsi le maniche, essere umili e credere in sé stessi a volte ci rende migliori. E questo mi ha fatto pensare perché a volte ci ritroviamo assegnati fin dalla nascita a una vita in cui spesso non ci riconosciamo e non ci sentiamo noi stessi. Tra le tempeste e le mille avventure anche di guerra, Tristan scopre la paura e il coraggio, ma anche la bellezza del mare e della vita in genere, infatti quando gli viene assegnato il ruolo di vedetta e di mozzo, dopo le prime difficoltà, incomincia ad abituarsi e si affeziona anche al comandante. Il racconto diventa ancora più bello quando sulla nave a fargli compagnia arriva una ragazza di nome Clarissa; appena si incontrano i loro occhi si incrociano e si innamorano e così Tristan impara ad amare. Ma le vicende di guerra gli fanno capire anche si può trovare un nemico che ti porta più rispetto di tanti altri che si dicono amici. E il colpo di scena finale lo dimostra quando Tristan scopre che chi sulla nave gli ha sempre dato degli ordini non è poi così cattivo, ma anzi perde la sua vita per salvarlo, e invece chi fa l’amico…Ma non posso raccontare tutto.
Potrei restare qui a descrivervi questo libro ancora per molto perché questa per me non è stata solo una semplice lettura, ma un viaggio alla scoperta di un ragazzino e anche di me stessa. Allora voglio concludere con una frase che mi ha colpito tanto: “voglio vivere così, voglio vivere con loro perché mi accettano per come sono e non per chi sono”.
Quest’anno a scuola abbiamo letto molti libri, ma forse questo è davvero uno dei più toccanti. È un romanzo per ragazzi dal titolo Lettere dall’universo scritto da Erin Entrada Kelly e se non lo avete ancora letto, vi consiglio di farlo e anche al più presto. La storia vede intrecciarsi le vite di quattro ragazzini che tra loro quasi non si conoscono, eppure insieme e con le loro diversità, proveranno ad affrontare le loro paure.
Quest’anno a scuola abbiamo letto molti libri, ma forse questo è davvero uno dei più toccanti. È un romanzo per ragazzi dal titolo Lettere dall’universo scritto da Erin Entrada Kelly e se non lo avete ancora letto, vi consiglio di farlo e anche al più presto. La storia vede intrecciarsi le vite di quattro ragazzini che tra loro quasi non si conoscono, eppure insieme e con le loro diversità, proveranno ad affrontare le loro paure. Il primo personaggio a cui mi sono affezionata è Virgil: mi sono rivista molto in lui e nella sua timidezza, la stessa che a volte mi fa sentire inadeguata o in imbarazzo. Virgil, infatti, è un ragazzino gracile, minuto che si sente fuori posto nella sua chiassosa famiglia di fanatici dello sport e l’unica persona che sembra davvero capirlo è la nonna Lola. Poi c’è Kaori, una ragazzina seria, che vuole sembrare più grande, e dice di essere una chiromante, legge le stelle e i cristalli e prende seriamente ogni più piccolo indizio. Per lei le coincidenze non esistono.
Virgil ufficialmente è l’unico vero cliente di Kaori, ma anche il suo unico e vero amico. Poi c’è Valencia e di lei mi sono proprio innamorata perché è forte e combattiva nonostante tutto, infatti è una ragazzina sorda, ma sa leggere perfettamente il labiale e che anche quando non porta il suo apparecchio acustico, si sente completa. O meglio, così vuole apparire agli altri, una che non ha bisogno di amici, ma in realtà questo suo atteggiamento nasconde la sua paura di essere rifiutata. In un certo senso anche lei ha bisogno di uscire dal guscio come Virgil. Per quanto mi riguarda, sarebbe la mia amica ideale perché mi aiuterebbe a tirar fuori quel coraggio che a volte mi manca e poi perché è una ragazza pratica, indipendente e amante della natura. Che dirvi se non che una amica così non è facile trovarla. Infine, c’è Chet, detto “il Toro”, il bullo del quartiere che fa il gradasso e per questo ama prendere in giro Virgil e Valencia, ma come ogni bullo, dietro i suoi atteggiamenti da prepotente nasconde tante insicurezze come quella di non sentirsi apprezzato abbastanza da suo padre. Le vite dei quattro ragazzini si intrecciano per un incontro nel bosco. La storia si svolge più o meno così: Chet incontra sulla strada Virgil che sta andando a casa di Kaori e getta il suo zaino dentro a un pozzo.
Virgil scende nel pozzo perché proprio quel giorno nello zainetto aveva messo il suo porcellino d’India, ma così facendo rimane intrappolato in fondo al pozzo, al buio, in compagnia delle sue paure. Paure che affronta (dopo il panico e la disperazione) “creando” una figura nata dalle tante storie che la nonna Lola gli ha raccontato; parlando con questa voce manda le sue lettere all’universo e comincia a capire molte cose… E anche noi alla fine della lettura abbiamo imparato qualcosa e cioè che non è mai troppo tardi per affrontare le nostre paure. Basta abbandonarsi al mistero dell’universo, aprirci agli altri e basta guardare i protagonisti di questo racconto: non sono amici, non escono insieme, non sorridono per le stesse cose, però, un giorno il destino, non si sa come e perché, li fa incontrare in un bosco dove ognuno affronta le proprie paure…l’universo dà loro un’occasione per cambiare le loro vite...