OTTOBRE 2024
OTTOBRE 2024
Caro Holden,
qualche giorno fa in classe abbiamo letto alcune pagine del libro che racconta la tua storia.
Inizialmente, se devo essere sincera, mi sembravi un tipo assurdo a cui non piace mai niente. Pian piano ho iniziato a immedesimarmi in te e alla fine mi sono anche affezionata perché ho capito che sei un ragazzo speciale, tenero, dolce e forse troppo sensibile per sopportare tante ingiustizie. Sai una cosa? Anche io spesso mi sento confusa, incompresa e non riesco a capire chi sono, cosa voglio e di cosa ho bisogno. Anzi, a proposito di decisioni importanti, io quest’anno ho gli esami e non ho la più pallida idea di quale scuola superiore scegliere. Ho un grande caos in testa e il mio futuro mi sembra un grande punto interrogativo. Tutti sono bravi a giudicarmi, ma poi nessuno sa ascoltarmi come voglio io. Per esempio, con mia sorella D. non è mica semplice: a volte è così polemica, così rigida che parlare con lei diventa impossibile. È permalosa, si lamenta di continuo e, credimi, io non trovo giusto che butti addosso a me tutta la sua negatività, visto che anche io ho i miei problemi. Ti racconto queste cose per dirti che non sei l’unico che si sente incompreso dai propri cari e quindi non preoccuparti per qualche insufficienza in alcune materie. Io sono del parere che, anche dagli errori gravi, come una espulsione a scuola, si impara e quindi si cresce. Capisco la tua sofferenza per la morte di tuo fratello e immagino come tu possa esserti sentito. Forse tante cose tutte insieme ti hanno spaventato, ma il tempo ti aiuterà a superare anche questo. Non sai quanto vorrei aiutarti e quanto mi piacerebbe essere lì con te: saresti il mio amico sincero, la persona giusta con cui non dovrei fingere, la persona con cui mi sentirei libera di confidarmi o di stare in silenzio e soprattutto la persona con cui potrei mostrarmi così come sono davvero. Penso che alla fine siamo solo insicuri perché non abbiamo ancora trovato il posto giusto dove qualcuno sappia darci una giusta risposta, "acchiapparci" quando stiamo per cadere. Mi fa sorridere il tuo pensare alle anatre del laghetto di Central Park e a dove vanno d’inverno quando il lago ghiaccia. Già! Dove vanno? Anche io quando qualcosa non va, immagino il mare o qualche posto in cui mi piacerebbe rifugiarmi per poter stare un po' da sola. Ad alcuni può sembrare insolito, ma per me non è proprio così perché la solitudine a volte mi aiuta a riflettere.
Fai bene a rispondere a tua sorella che ti piacerebbe stare ancora con tuo fratello perché quando si ama profondamente qualcuno e si è stati davvero felici insieme, la sua presenza resta accanto a noi per sempre.
Per concludere mio caro Holden, hai una sorellina che sa ascoltarti e fai bene ad essere così legato a lei. Se qualcuno mi avesse chiesto (come ha fatto Phoebe con te) “cosa ti piace veramente?” anche io avrei esitato un po' a rispondere perché ho ancora tante insicurezze. Solo di una cosa sono certa e cioè che amo ballare perché mi aiuta a sfogarmi, a sentirmi libera e lontana dai problemi. Per il resto la mia testa è un grande puzzle, quasi impossibile da risolvere. Chissà se riuscirò mai a completarlo. Io ci sto provando….
Caro Holden,
ho ascoltato la tua storia dalla mia prof. di italiano e mi è venuta voglia di scriverti.
Sinceramente questo per me è un periodo molto strano, non so che cosa voglio, non so cosa voglio fare, devo fare una scelta (la scuola superiore) ma ho paura che non sia quella la scelta giusta per me. Vorrei fermarmi per un secondo e respirare, si, perché la mia testa è piane delle parole degli altri (“Quella non è una buona scuola”, “non sei portata per quella scuola”,...) e l’ansia che sto accumulando non mi fa respirare.
Non mi sento capita da nessuno, mi sento sola nonostante sia circondata da persone che credo mi vogliano bene. Non riesco ad aprirmi con mia madre, non riesco a spiegarle come mi sento, vorrei gridare per fare uscire tutti i pensieri, le paranoie, l’ansia che ho dentro, vorrei prendermi del tempo per me, per capire chi sono e cosa voglio. Vorrei scomparire in un abbraccio delle persone a cui voglio bene.
Holden, se devo essere sincera io so per certezza cosa mi piace, so che non sono una ragazza a cui piace vedere posti belli, a me piace stare con le persone a cui voglio bene, fare giri in macchina di sera con le canzoni di Ultimo e cantarle a squarciagola, mi piace l’estate, mi piace fare il bagno a mare al tramonto con i miei amici, mi piace guardare le stelle la notte di San Lorenzo con le persone che amo, mi piace danzare e cavalcare con le mie migliori amiche, mi piace guardare l’alba e il tramonto al mare e mi piace vedere le persone felici.
Come ti stavo dicendo, mi sento molto sola in questo periodo, ci rimango male quando vedo che qualcuno mi risponde in maniera più fredda, ho sempre rincorso le persone per salvare le amicizie, ma quando vedo indifferenza da parte loro capisco che non ne è valsa la pena se l’unica che ci tiene veramente sono solo io.
Quindi Holden, ti capisco, capisco come ti senti con i tuoi genitori, e capisco anche perché ti piace stare con la tua sorellina, perché anche per me è così: se c’è una persona di cui mi fido è mia sorella, perché c’è sempre stata e non mi ha mai giudicato, perché nonostante a volte possiamo litigare e dirci cose cattive, sappiamo entrambe che quando una delle due sta male l'altra c'è sempre.
Sai che mi piacerebbe tanto parlare con te dal vivo per chiederti dei consigli...credo che saresti un buon amico perché questa è stata la lettera più sincera che io abbia mai scritto.
Partendo dalla lettura dello splendido albo "Un grande giorno di niente" di Beatrice Alemagna, abbiamo pensato alla nostra estate, quando, guardandoci attorno in un giorno come tanti, odori, sapori, suoni, sensazioni e colori hanno lasciato nel nostro animo stupore e meraviglia.
Il grande giorno di niente di Rebi12
Mi trovo in montagna con la mia famiglia, il cielo è nuvoloso, serve solo un giacchino per stare bene, gli alberi intorno gocciolano di rugiada, un raggio di sole riesce a guadagnarsi uno spiraglio tra le nuvole.
Le montagne alte e possenti limitano l’orizzonte. Papà mi lancia la bottiglia d’acqua e mi dice: “Ormai siamo qui”. “Andiamo ti piacerà” – aggiunge mia madre.
Mio fratello è entusiasta, io invece non mi aspetto nulla da quella giornata, sono di pessimo umore ed in più la felpa nuova mi è caduta nella pozzanghera, è piena di fango. Non sono di certo partita nel modo giusto, aggrotto le sopracciglia e sbatto un piede per terra. Senza quella felpa non mi sento bella come vorrei e cammino a testa bassa.
Ad un certo punto una farfalla mi si posa sul naso, ho gli occhi brillanti e spalancati, respiro piano per non spaventarla, la sto fissando. Lei spiega le ali, muove le zampe e vola via, mi metto a correre ma mi fermo davanti ad una sequoia gigante, la tocco, è ruvida, si sente solo il delicato fruscio delle foglie, resto immobile, odo in lontananza il flusso inarrestabile di una cascata, i grilli cantano. E io mi sento “libera”. Mi siedo su un tronco e sfioro il muschio, l’erba brulica sotto le dita ed una coccinella scappa lontano. Riprendo a camminare e vedo un luccichio sotto il prato, mi avvicino, è un fungo, solo come un fiore sull’asfalto, splende su un tappeto verde e morbido. Sento l’odore dell’erba bagnata, scorgo in lontananza un campo di grano, corro, apro le braccia e mi ci butto dentro. C’è una brezza leggera che mi solleva lieve i capelli e mi accarezza il viso. Mi sento la principessa di una fiaba. Cado, rotolo e mi rialzo; sul viso mi si disegna un sorriso, osservo qualunque cosa mi capiti davanti. Mi stendo per terra e guardo il cielo: “Quella nuvola sembra un coniglio, e quell’altra un drago!” Ce n’è anche una che somiglia alla mia felpa! Non smetto di sorridere, mi sento più bella che mai. Si è fatta sera ed il sole arancione brilla, le nuvole sono scomparse ed un soffio di vento mi fa rabbrividire. Guardo le sfumature nel cielo, sono ancora stesa sul grano, socchiudo gli occhi e grido: “Arrivo mamma!”
Non lo dimenticherò mai quel magico, incredibile GIORNO DI NIENTE.
Il grande giorno di niente di Jordan23
E’ il mio primo giorno di vacanza in Trentino ed il mio unico pensiero è visitare il ghiacciaio più grande d’Italia, che però dal balcone del nostro hotel è solo un puntino.
Il mattino inizia così: abbondante colazione, zaino in spalla, biglietti per la funivia, tanta voglia di avventura. Camminando lungo il Passo del Tonale, troviamo l’impianto di risalita a circa 300m dall’albergo.
Io ed i miei genitori siamo completamente sudati, un caldo inaspettato. Il sole picchia sopra di noi e spero di trovare frescura in cima.
Grazie ad una semplice carta digitale, ci sentiamo i “Vip delle risalite”, possiamo cioè evitare qualsiasi attesa saltando le code. La nostra cabinovia parte, sale dolcemente, mentre io osservo le rocce frastagliate tutt’intorno.
Improvvisamente la funivia inizia a traballare. Mi sento agitato e non so cosa fare. Dopo alcuni dondolamenti, l’impianto finalmente riparte, tra le grida assordanti dei turisti spaventati.
Riesco a rilassarmi solamente quando scendiamo. Davanti a noi c‘è un lago di montagna ed io voglio metterci subito la mano dentro. L’acqua luccica gelida, come un freezer naturale contornato da roccia.
Io ed i miei genitori ci incamminiamo avvolti da un paesaggio di roccia grigia, fredda e appuntita, che somiglia ad un deserto lunare.
Percorrendo un sentiero non tracciato sulle morene raggiungiamo il ghiacciaio. Mi fermo ad osservarlo e sono sorpreso dalla sua grandezza; è profondo circa un metro, sembra arrampicarsi sul crostone di roccia. E’ meraviglioso, pare brillare alla luce del sole. Metto il primo piede sulla neve e provo una sensazione particolare, come di calpestare verdura surgelata. Scricchiola: sembra una distesa di zucchero gelido. Sono contentissimo perché non ho mai visto così tanta neve, nel mese di agosto soprattutto!
Camminando sprofondo ed inizio a sentire il freddo gelido penetrare nella mia scarpa di tela rossa. Cerco di risalire sul crostone attraversando la neve. Cado. Sembra che il ghiacciaio stia giocando con me, facendomi divertire. Amo saltare e scivolare su di esso, con le mie scarpe dalla suola ormai consumata, mi sembra di sciare.
Steso sulla neve mi sento parte integrante di quel luogo ghiacciato. Sono sicuro che questo momento diventerà un caldo ricordo nel mio cuore. Guardo il cielo, le nuvole camminano sopra di me, il crostone le taglia come una lama. Affondo la mano nella distesa candida. Com’è fredda e morbida! Mentre ammiro quell’immensità mi sento una formica, una piccola parte di quel luogo. Mi rialzo, salgo e scivolo ancora, gioco a palle di neve, corro, mi tuffo, rotolo e grido di gioia in quel gelido e straordinario GIORNO DI NIENTE.
Il grande giorno di niente di Rose12
E' un giorno di fine agosto e sto facendo la spesa con mia madre al supermercato, quando, percorrendo la strada per tornare a casa, incontro mio padre, mio fratello e i miei nonni in macchina.
Non c'è neanche un filo di vento e l'asfalto è così rovente che le suole delle scarpe quasi si sciolgono.
Mio nonno mi fa: "Giulia, vuoi venire con noi?” Dato che non ho nulla da fare, rispondo di sì e partiamo. Le gambe mi tremano un po' e i miei occhi scrutano ogni angolo della strada per capire dove siamo diretti. A un certo punto sento la macchina saltellare su granelli e pietroline sparse per un sentiero sterrato. Chissà dove mi stanno portando!
Alla fine il veicolo si ferma, tutti scendiamo e io mi guardo intorno. Olivi, mandorli e cactus pieni di frutti ci circondano e le loro foglie fanno luccicare gli alberi come se fossero ricoperti da glitter verde smeraldo. La terra su cui cammino è grumosa e friabile e riporta i segni del passaggio di un aratro. Ecco: la campagna di mio nonno! Non ci sono mai stata prima!
Sento il canto soave e dolce degli uccellini che hanno costruito il loro nido su quelle incantevoli e maestose piante. Pian piano inizio a muovermi come in uno stato di trance mentre i miei occhi e le mie orecchie continuano meravigliati ad assaporare la meraviglia di quella quiete.
Respiro a pieni polmoni l'aria polverosa ma fresca che mi accarezza delicatamente i capelli ormai bollenti perché il sole, alto nel cielo, poggia sulle nostre teste con i suoi raggi caldi e luminosi. A risvegliarmi è mia nonna chiamandomi a gran voce: "Giulia, vieni a raccogliere le mandorle!” Così tocco e scruto il tronco rigido dell'albero ricoperto dalla croccante corteccia, abitata da ogni tipo di insetto e tanta resina. Trovo un appiglio su cui tenermi per prendere anche i frutti più in alto. Così facendo, inizio a tastare i gusci pelosi e secchi delle mandorle per poi sentire il loro fragrante rumore che mi ricorda quello delle foglie in autunno.
Ne assaggio una. Il suo sapore dolce ma asciutto mi esplode in bocca. Non avendone mai provata una, al primo impatto penso che sia un gusto insolito ma poi mi ricorda qualcosa di familiare, la torta di mia madre.
Ho il sole negli occhi che un po' mi acceca e mi fa arrossire le gote. E' veramente piacevole!
Scendo dall'albero, è l'ora di andare, risaliamo tutti in macchina. Come può già essere finito tutto? Sono già passate due ore dal nostro arrivo? Incredibile! Con un po' di esitazione risalgo in macchina e partiamo per tornare a casa.
Nel tragitto ripenso a tutto ciò che ho fatto in quel bellissimo posto, immerso nella natura.
Le nuvole soffici come zucchero filato iniziano a coprire un po' il sole e così, fissandole per tutto il tempo, quasi mi ipnotizzo finché non arriviamo a destinazione. Non dimenticherò mai quel magico, incredibile GIORNO DI NIENTE.
Saggittarius A - Own work CC BY-SA 4.0
Il grande giorno di niente di Fridelo
È una calda giornata d’estate, c’è un sole che spacca le pietre. I miei genitori mi dicono di prepararmi per andare al mare.
Indosso il costume, esco dal cancello del giardino, monto sulla bici e pedalo verso la spiaggia. Raggiungo l’ombrellone e sistemo gli asciugamani sui lettini. Avverto sulla pelle i caldi raggi del sole, non vedo l’ora di arrivare a riva e tuffarmi.
Come sarà l’acqua? Immergo un piede, mi fermo e osservo il volo dei gabbiani mentre il mare mi regala tanta tranquillità.
Nonostante sembri di essere al Polo Nord, perché c’è un po' di fresco, mi tuffo e nuoto fino alla boa bianca e ammiro l’acqua limpidissima nella quale mi posso specchiare. Raggiungo la riva dove tanti pesciolini mordicchiano i miei piedi, odo le urla di chi è infastidito da quella sensazione.
Poi, prendo gli occhialini per esplorare il mondo marino così posso ammirare creature meravigliose. Vedo tanti pesciolini di diverse dimensioni con sfumature verdi, rosse, arancioni: sembra di essere in un acquario tropicale.
Nuoto per molto tempo sott’acqua: laggiù, nel mare, avverto tanta libertà, sento di appartenergli.
Esco dal mare, un brivido attraversa il mio corpo, mentre il vento delicato mi accarezza il volto. Penso alla fatica dei miei piedi che dovranno percorrere la sabbia bollente per raggiungere le ciabatte.
Non lo dimenticherò mai quel magico, incredibile, GIORNO DI NIENTE.
Il grande giorno di niente di Laribook
In un caldo giorno d’estate,il sole picchia sui finestrini dell’auto e penetra da tutte le parti, sembra che lo faccia apposta. Stesa sui sedili neri, fisso il vuoto, con le gambe accavallate, l’una sull’altra, sbuffo.
Siamo io e mio padre nella solita macchina e sulla solita strada che sembra infinita. Ecco siamo arrivati, che noia! Esco dall’auto con fatica: perché non posso tornare a casa? Perché mio padre mi ha portato qui?
Dopo una lunga passeggiata, arriviamo su una spiaggia, dove un letto di sassi si stende ai nostri piedi. Cammino, vado verso la riva, il mare gelido mi ghiaccia il sangue e il mio cuore inizia a battere
sempre più velocemente, mentre mi immergo. Mi stendo sull’acqua, vedo uno spettacolo di uccelli che volano nel cielo, cinguettando. Chissà cosa si dicono! Sento solo la pace di questo luogo. Sott'acqua la sabbia è morbida come un petalo di un fiore, mi entra nelle unghie. La porto in superficie e mi scivola dalle dita come melma appiccicosa. In quel momento noto la pelle delle mie mani raggrinzita. Che strano! Chissà perché è diventata così? Subito dopo osservo dei pesci di un azzurro chiaro che mi danzano intorno, incuriositi dalla mia presenza. Riesco a toccarne uno e per un momento sento quanto sia viscido e molliccio come un’alga. Che creature magnifiche!
Nuoto, sbatto i piedi, con le mani cerco di portarmi avanti mentre sento l’acqua che le inghiotte. Dopo qualche bracciata riesco a raggiungere la riva. Osservo i sassi di mille colori e forme. Alcuni sono grandi, altri piccini, il loro bianco mi acceca. Inizio a raccoglierli, al tatto sono lisci come pesche ma ce ne sono alcuni ruvidi. Che belli! Quanta tesori magnifici! Ne prendo altri: perché non l’ho mai fatto prima? Li metto tutti in un sacchetto e li ripongo sotto l’ombrellone. Ad un certo punto sento l’odore del sale, lo annuso ancora, è frizzante. Avverto piccoli granelli nel mio naso che mi fanno il solletico.
Il caldo è forte come un martello ma io non lo avverto per nulla, affascinata dalla bellezza di questo posto. Siamo solo io e il mare.
Sulla strada del ritorno, il riflesso dei miei occhi è il tramonto, che ci riscalda la schiena per salutarci. Sorrido e penso a tutte le bellezze che ho visto in quell’incredibile e magico GIORNO DI NIENTE.
Il grande giorno di niente di Beyour_self
Dopo un anno ancora qui, nella casa vacanza con i miei genitori. Stesso letto, stessa camera e stessa scrivania. Mi sdraio subito. Che bello! – penso - ma sono troppo stanca, voglio solo dormire!
Chiudo immediatamente gli occhi pur se continuo a sentire rumori fastidiosissimi dalla cucina. Ovviamente è mia madre che pulisce a terra con l’aspirapolvere. Uffa! sono le tre del pomeriggio, perché deve farlo proprio adesso?!
Mi alzo per dirle di fare silenzio ma in quel momento il rumore cessa, quindi posso continuare a fare quello che mi riesce meglio e cado in un sonno profondo. E’ tutto tranquillo, non si muove nulla. Poco dopo, però, sento la voce di mio padre: “Alzati, andiamo al mare! Preparati!”
Proprio ora? Oh no! Con tutti i giorni che ci sono? Con gli occhi piccoli e le mani sudate per il caldo, prendo le ciabatte e mi preparo. Esco di casa. Sembra che la noia si sia data appuntamento proprio lì. Mentre scendo le scale, però, il profumo dei fiori rosa accanto a me mi colpisce profondamente, Camminiamo a lungo e dopo un po’ di tempo, che sembra un’eternità, “ Eccoci arrivati al mare al mare “ dice mio padre. Corro veloce per prendere i posti più vicini alla riva. La prima cosa che voglio fare è buttarmi in acqua per sentire un po’ di fresco sul corpo. Allora mi tolgo maglietta e pantaloncini e mi dirigo verso quello specchio cristallino. Ma immediatamente mi fermo. Quando metto il primo piede, mi sento congelare! Sotto di me tutto trema: sul fondale sono radunate pietre grigie, rotonde, dure e a tratti pungenti. Prendo coraggio e metto l’altro. Sento una sensazione diversa. Al posto dei ciottoli, granuli sottili. Vado più in avanti e, slanciandomi, inizio a nuotare velocemente, come un pesce. Muovo le gambe come se avessi le pinne; le braccia come se stessi scavando per trovare un tesoro. L’acqua è resistente, non riesco a spingerla dietro di me. Le mie dita sono rugose come quelle di un anziano. Il mio cuore batte forte come un tamburello. Sono cosi’ contenta che resto li’ per un tempo infinito. Mi sento bene e mi lascio cullare dalle onde. Quando è ora di uscire, mia madre mi viene addosso come un orso che vuole proteggere il suo piccolino. Mi avvolge in un morbido asciugamani colorato. Le voglio raccontare tutto quello che è successo ma basta guardarmi negli occhi per capire come mi sento. Non dimenticherò mai quel magico, incredibile GIORNO DI NIENTE.