"Quella notte sul tardi uscii con LEI/LUI per una passeggiata. Attraverso i boschi immersi nelle tenebre, tra le case dalle finestre spente che emergevano davanti a noi nel buio come fantasmi, camminavano, illuminati solo dal lieve chiarore lunare. Ogni volta che il vento, soffiando forte, faceva frusciare i rami degli alberi, fitti di foglie, sembrava che l’aria impregnata del profumo di verde disegnasse lenti ed ampi cerchi sulla superficie del liquido cielo notturno. Sotto le costellazioni che annunciavano l’estate camminavo a passo regolare".
Partendo da questo incipit, ecco come i ragazzi hanno immaginato il primo bacio...
Il primo bacio di Kant
Però, ad un certo punto, arrivò la pioggia. Ad Emma non piaceva la pioggia, invece a me sì perché mi rilassava, mi faceva riflettere e mi dava freschezza. Poiché a me la pioggia non infastidiva, decisi di dare ad Emma la mia felpa. Non eravamo ancora fidanzati ed io non sapevo cosa provavo per lei, sapevo solo che mi faceva stare bene. Le chiesi se voleva venire nel gazebo in legno che avevo creato nel bosco qualche mese prima e lei accettò. Lì avevo costruito anche un’amaca, e ci stendemmo insieme. Lei era infreddolita e si strinse intorno a me. Io rimasi un po’ imbarazzato, perché, anche se non sembra, a volte sono timido, ma anche felice perché avevo capito che forse anche per lei non era più solo un’amicizia, però rimasi in silenzio. Dopo un po’ lei mi disse che sentiva di essere sempre più legata a me, ed io cominciai ad avere gli occhi lucidi, perché era la prima volta che qualcuno teneva così tanto a me, dato che sono sempre stato l’amico di supporto o il migliore amico tralasciato. Perciò, d’istinto, mi strinsi Emma vicino e toccai i suoi capelli lisci e biondi e poi i suoi morbidi fianchi mentre guardavo i suoi occhi verdi e lucidi e pieni di gioia, le sue guance rosse e le sue labbra, che stava mordendo (lo fa sempre quando è ansiosa) e la baciai. Non so se il bacio durò 5 minuti, ma mi girarono talmente tanti pensieri in testa, dal «Perché l’ho fatto?» al «Finalmente è successo!», che mi sembrarono 100 secoli. Quel bacio era fresco come un fiocco di neve, ma caldo come un biscotto appena sfornato, calmo come una passeggiata sul lungomare, ma invadente come il mare in tempesta. Era un bacio stupendo, sapeva di un cocktail al mango bevuto insieme ai pancakes alla nutella, alla pizza, alla cioccolata calda e a tutte le cose che mi piacciono. Sentii l’odore del suo profumo, che non era il profumo che lei comprava, era un profumo nuovo che non avevo mai sentito, e non sapevo a cosa assomigliava, ma mi piace pensare che forse era l’odore dell’amore. Passammo la notte dormendo abbracciati insieme sull’amaca, e, finalmente, scoprii l’ebbrezza dell’amore.
Il primo bacio di Algiul
All’improvviso il suono di un forte tuono ci sorprese, lasciandoci immobili per qualche istante. Poi cominciò a piovere, non era però una pioggia qualsiasi, questa profumava di amore e di gioia. Decisi allora di cedere il mio cappotto ad Adriana per proteggerla, e ci riparammo sedendoci ai piedi di un enorme albero, abbracciati l’uno all’altra per riscaldarci. Il rumore della pioggia che cadeva sul terreno bagnato ci rilassava e vidi sempre di più gli occhi di Adriana cominciare a chiudersi. Anche io volevo riposare un po’, ma cercai di non farlo, perché se fosse successo qualcosa, avrei potuto aiutarla. E mentre continuavo ad immaginarmi eventuali pericoli che sarebbero potuti accadere, e a cercare come risolverli, anche i miei occhi piano piano si chiusero e caddi in un sonno profondo. Ad un certo punto sentii una voce dire più volte il mio nome e delle mani leggere che provavano a muovermi e a svegliarmi. Aprii gli occhi e vidi Adriana, notai che ormai era passata la notte e che aveva smesso di piovere. Ci incamminammo verso casa sua, per accompagnarla. Arrivati, lei, come faceva sempre per salutarmi, mi abbracciò, e pensai tra me e me che forse era arrivato il momento di dare il primo bacio, visto che erano ormai 3 mesi che questa relazione andava avanti. Quindi appena si staccò da me e si avviò verso la porta di casa, la chiamai e le andai incontro, lei si girò quasi spaventata, forse pensava che dovevo dirle qualcosa di importante, a causa del tono di voce che usai. Ci guardammo negli occhi per qualche secondo, finché le accarezzai le guance lisce e rosse e la baciai: fu un bacio breve, come la felicità racchiusa in un unico momento, unico come le foglie d’autunno ognuna di colore diverso, calmo come il cielo senza nuvole, con il sole che spicca nel cielo, un bacio che non ha bisogno di parole, ma parla da solo, inaspettato come un regalo, ma il regalo più bello che potessi ricevere in quel momento. Profumava di cornetto al cioccolato appena sfornato al mattino, le sue labbra rosse e carnose sapevano di ciliegie fresche appena raccolte. Quando ci separammo lei mi sorrise e se ne andò.
Il primo bacio di Ali26
Passeggiavamo, lui continuava a parlare, ma io ero incantata dal suo fascino. Sembrava diverso dagli altri, finalmente un ragazzo che si comporta come tale, parla senza mai fermarsi, eppure non mi infastidisce anzi quasi mi piace questo aspetto di lui. Appena alzo la testa per ammirare le stelle, mi cade una goccia d’acqua sul naso, è estate e le previsioni non portano pioggia, quindi non ci preoccupiamo più di tanto. Anche a Mattias cade una goccia sul viso. Goccia dopo goccia scoppia un temporale. Cerchiamo subito riparo prima di bagnarci completamente, ma tutti i negozi sono chiusi, avremmo dovuto immaginarlo data l’ora. Continua a piovere, la pioggia è talmente fitta che quasi non si vede nulla. Tremo dal freddo, il mio bel vestito è inzuppato e i miei capelli rovinati, ma almeno sto con Mattias. Delicatamente mi copre con la sua giacca, anche se sto gelando sento una sensazione di calore dentro di me, mi tiene stretta a lui mentre camminiamo e le farfalle cominciano a volare nel mio stomaco, così tanto che quasi spicco il volo. I suoi ricci bagnati sono ancora più belli e i suoi occhi verdi mi guardano per controllare che io stia bene. Vediamo in lontananza una luce, un bar aperto, corriamo subito cercando di raggiungerlo, ma è veramente distante. Mi stacco da lui e corro alla massima velocità attraversando un ponte. Mattias afferra la mia mano e nell’altra ha un foglio, forse una poesia per me, ma non fa in tempo a leggerlo che il vento lo porta via. Capisco il suo gesto e arrossisco, lui si scusa, ma questa volta sono io a parlare senza sosta. Sento il rumore della pioggia, il mio cuore che batte a mille, sto per dirglielo, sto finalmente per dirgli che mi piace, quando mi coglie di sorpresa. Interrompe le mie parole con un bacio. Le sue labbra bagnate sulle mie. Un sapore di menta mi travolge. L’odore della sua colonia che mi piace da impazzire, rende il nostro momento ancora più magico. Le farfalle, che prima svolazzavano solo, adesso mi stanno facendo volare sulle nuvole. Lui mi stringe a sé. Quest’attimo dura fin quando lui mi dice, scherzando, che io parlo troppo e mi doveva zittire in qualche modo. Scoppio in una lunga risata che contagia anche lui. Appena le nostre labbra si sono staccate, la pioggia ha smesso. Il nostro bacio è stato così magico che non ha fermato solo la pioggia, ma anche il tempo. Tutto in quel momento riguardava noi. Ci ripenso ancora e ancora. Non riesco a non pensarci. Voglio baciarlo altre mille volte e di sicuro lo farò.
Il primo bacio di Skipper
Ad un certo punto si fermò, e mi accostai a lei. Lei si sedette su una panchina e io mi sedetti vicino a lei, nessuno dei due parlava, quella notte era fredda. I miei pensieri andavano e tornavano continuamente, ma il pensiero di lei nella mia vita era costante. Io e Simona siamo amici da tanto e sarebbe stato umiliante rovinare un' amicizia per un sentimento non ricambiato. Anche se entrambi avevamo già cenato, lei mi disse che aveva fame così andammo in un bar aperto h24. Mentre ci incamminavamo, incontrammo due anziani signori che si fermarono, e iniziarono a squadrarci. Noi all'inizio non capivamo, ma ad un certo punto la signora disse che assomigliavamo a loro due da giovani: spensierati e innamorati. Nessuno di noi disse niente, salutammo e ce ne andammo, ma iniziai ad arrossire per l'imbarazzo. Guardai Simona ed era rossa pure lei. In quel momento non sapevo cosa provare, ero stupito? Ero entusiasta? Ero grato per quello che aveva detto la signora? Provavo tutte tre le emozioni? Ma una cosa era certa: ero follemente innamorato di lei. Ormai avevo capito che avevo perso la testa per lei e non la volevo trovare più, mi chiedevo cosa pensasse lei in quel momento... L'aria diventò frizzante, ero molto emozionato perché avevo preso una decisione: quella era la notte in cui facevo il primo passo. Eravamo arrivati al bar, non c'era tanta gente. Ci sedemmo, lei prese qualcosa da mangiare io invece niente. Usciti dal bar, finalmente presi coraggio, era arrivato il momento. Per un po' parlammo di quello che ci passava per la testa, poi mi avvicinai lentamente, ma a quel punto successe la cosa più imprevedibile...prese lei l'iniziativa! Le sue labbra sfiorarono lentamente le mie. All'inizio il bacio fu breve come l'estate che passa senza che noi ce ne accorgiamo. Appena mi baciò le voci che avevo in testa dicevano ANCORA, ANCORA e ANCORA! Si staccò e tornammo a casa insieme, mano nella mano...
Quelle che seguono sono alcune variazioni sul tema delle emozioni; a partire dal testo di Pablo Neruda, Ode al giorno felice, ogni alunna/o ha provato a trovare parole, suoni, immagini per raccontare la propria emozione del momento.
La poesia comincia così:
Questa volta lasciate che sia felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo che sono felice
fino all'ultimo profondo angolino del cuore...
Lasciate che sia SORPRESA
di Ali26
Questa volta lasciate che sia sorpresa
[…]
Fino all’ultimo profondo angolino del cuore
Giocando, disegnando e allenandomi,
mi sorprendo di me stessa,
che posso farci
è inaspettato.
Sono come una farfalla
che appena nata ha scoperto
di poter volare,
Sento il vento che mi porta
dove la curiosità e lo stupore
si incontrano,
un luogo mai visitato prima d’ora
Ma so già che mi piacerà.
Lasciate che sia NERVOSA
di Auri39
Questa volta lasciate che sia nervosa
[…]
Fino all’ultimo profondo angolino del cuore
Studiando, dormendo, allenandomi.
che posso farci, è costante.
Sono più irascibile di un vulcano attivo,
sento la testa che mi esplode,
e il magma sotto i piedi,
la lava nella testa,
un vortice infuriato che trascina tutto,
fatta di macerie e polvere la terra
l’aria odora di distruzione.
Lasciate che sia ALLEGRO
di Kant
Questa volta lasciate che sia allegro
[…]
Fino all’ultimo profondo angolino del cuore
Scoprendo, viaggiando, trovando
che posso farci,
oggi sono allegro
Sono allegro come un bambino
sento la pelle come un guscio
che mi tranquillizza
E il terreno sotto,
e le nuvole in cima
Lo spazio come un aereo,
che mi fa esplorare la mia vita
Fatta di legno e frutta la terra
Il mare echeggia come un delfino
Lasciate che sia SERENO
di Algiul
Questa volta lasciate che sia sereno
[…]
Fino all’ultimo profondo angolino del cuore
Leggendo, giocando o passeggiando,
che posso farci,
sono sereno.
Sono più sereno della quiete del mare,
più sereno del cielo senza nuvole.
Sento la pelle come una stoffa di velluto,
il suono dei grilli al calar del sole
intorno alla mia vita
fatta di erba e mare
Lasciate che sia ENTUSIASTA
di Eva10
Questa volta lasciate che sia entusiasta
[…]
Fino all’ultimo profondo angolino del cuore
Correndo, aspettando o pensando
che posso farci
sono entusiasta
Sono più entusiasta di una bambina
che non vede l'ora di uscire
Sento la pelle vibrare
come la sveglia sul comodino
Il profumo dei fiori
Il sole accecante
Le voci dei passanti
intorno alla bambina che è in me
sono come la melodia di un pianoforte
Lasciate che sia
ALLEGRA
di Dile26
Questa volta lasciate che sia allegra
[…]
Fino all’ultimo profondo angolino del cuore
Giocando, ballando o disegnando
che posso farci,
sono allegra.
Sono più colorata
dell’arcobaleno nel cielo,
sento la pelle liscia e morbida
come le nuvole.
Sento le campane
suonare come nel dì di festa
vedo le rondini volare libere nel cielo
come il mio cuore quando è sereno.
Lasciate che sia ENTUSIASTA
di Skipper
Questa volta lasciate che sia entusiasta
[…]
Fino all’ultimo profondo angolino del cuore
Saltando, correndo o giocando,
Che posso farci sono entusiasta.
Sono più entusiasta di un bambino
che scarta un regalo
Sento il cinguettio degli uccelli
vibrare nelle mie orecchie,
Un fiore che sboccia in terra,
il sole che sorge,
Il cielo come un cappello sulla mia testa,
Fatto di seta e suoni il mare.
Lasciate che sia SORPRESO
di Gab
Questa volta lasciate che sia sorpreso
[…]
Fino all’ultimo profondo angolino del cuore
Correndo, saltando, volando,
che posso farci,
sono sorpreso.
Sono come l'oceano
imprevedibile,
turbolento e calmo,
luccicante e oscuro.
Sento la pelle come la spuma del mare,
i capelli come le onde,
le emozioni come una tempesta
le idee come il vento.
Quelli che seguono sono piccoli racconti che prendono spunto da un classico che è ancora in grado di emozionare i ragazzi: "A Silvia". Come sarebbero oggi Giacomo e Silvia? Come e dove potrebbero incontrarsi? Ad ogni racconto è stato dato il nome di un'emozione...
SORPRESA di Eva10
Suona la sveglia, questo significa che è appena iniziato un nuovo giorno. Vorrei tanto disattivarla ma, per mia sfortuna, oggi è il mio primo giorno di scuola. Alzo le tapparelle e mi accorgo della bella giornata di oggi: è una tipica giornata di settembre senza nuvole, dove il calore estivo si fa ancora sentire e il cinguettio degli uccelli mi sembra una melodia ben augurante.
Di fretta e furia corro in bagno per vestirmi e poco dopo mi ritrovo in cucina a tavola insieme a mio padre e ai miei fratelli per fare colazione. Mio padre inizia a farci delle domande tipiche da genitori, ma guardo l’orologio della cucina e mi rendo conto di essere in ritardo. Saluto la mia famiglia, prendo lo zaino e corro verso la fermata dell'autobus.
Mentre percorro il solito tragitto al volo prendo le cuffiette dalla tasca dello zaino e me le infilo nelle orecchie.
Decido di ascoltare un po' di musica che ho salvato apposta il giorno prima su Spotify per distrarmi un po'. Arrivo alla fermata e per fortuna faccio in tempo a prendere l'autobus con gli altri studenti. L’autobus è pieno di gente perciò vado alla ricerca di un posto a sedere dietro.
All'improvviso mi accorgo che c'è una ragazza con i capelli neri e gli occhi blu come il cielo di stamattina. E' seduta da sola e con le cuffiette alle orecchie è intenta a canticchiare una canzone mentre guarda fuori con occhi pensosi il paesaggio che ci circonda. Decido di sedermi accanto a lei e appena lo faccio riconosco subito alcune parole della canzone che sta ascoltando e anche se non mi sembra vero è una di quelle che ho ascoltato nel tragitto per arrivare all'autobus. Sarà solo una coincidenza?
Non le rivolgo ancora la parola ma a sorpresa è lei a prendere l'iniziativa.
“Come ti chiami?” mi chiede.
“Il mio nome è Giacomo, il tuo?”.
“Io sono Silvia, piacere di conoscerti Giacomo! In che sezione sei tu? Io nella A”
“Io sono della B”.
Silvia a primo impatto mi sembra una ragazza simpatica e socievole a differenza mia che sono abbastanza chiuso e introverso con le persone che non conosco bene. Il tempo mi sembra passare così velocemente che di colpo arriviamo tutti a scuola.
Appena se ne accorge corre verso l'uscita e non mi dà nemmeno il tempo di salutarla.
Io e i miei compagni di classe ci salutiamo e tutti insieme ci dirigiamo verso l'entrata della scuola. La prima lezione dell'anno è parecchio noiosa soprattutto per me che penso solo alla voce di Silvia che canticchia spensierata quella canzone e ai suoi occhi ridenti e fuggitivi.
Quello che però sento dentro è una sensazione strana e sconosciuta per me quindi mentre la professoressa spiega io mi metto a scrivere tutto su carta. Senza farlo apposta mi rendo conto che ciò che scrivo proviene dal mio cuore ed è qualcosa che non sarei capace di spiegare a parole. Viene fuori una lunghissima poesia che mi sembra anche funzionare e perciò decido di darle anche un titolo: A Silvia.
“Chissà se avrò l'occasione di rincontrarla...” dico tra me e me continuando ad ignorare la spiegazione della professoressa.
Magari se un giorno finalmente troverò il coraggio, le farò leggere la poesia che ho scritto per lei...
RIMPIANTO di Ali26
È un pomeriggio soleggiato di maggio e Silvia passeggia in città, mentre nelle sue cuffiette suona la sua canzone preferita, Ovunque sarai di Irama. Decide di andare in un bar per prendere qualcosa da mangiare. I tavoli del bar sono tutti occupati tranne uno che ha solo un posto libero, all’altro posto è seduto un ragazzo con un libro.
Silvia si meraviglia che il ragazzo non abbia il telefono fra le mani, è vestito con una camicia e dei pantaloni un po’ fuori moda.
“Sembra un ragazzo di altri tempi” pensa Silvia, ma è incuriosita.
“Questo posto è occupato?” gli chiede gentilmente.
“No, fai pure” risponde il ragazzo.
Silvia ordina la sua merenda, è titubante se conversare col giovane, ma poi ci prova: “Io sono Silvia”.
“Piacere, Giacomo” dice il ragazzo distogliendo lo sguardo dal romanzo che ha stretto nelle mani.
“Cosa leggi?” chiede Silvia cercando di essere amichevole.
Giacomo non risponde subito, fissa la ragazza con occhi spalancati, le vorrebbe dire quanto è bella, ma la sua innata timidezza non gli fa trovare il coraggio.
“Leggo Il barone rampante di Italo Calvino” risponde secco il ragazzo.
Silvia nota che Giacomo non è di tanto parole, ma continua a portare avanti la conversazione;
“Leggi sempre nel tempo libero?” gli chiede.
“Di solito sono impegnato con lo studio, però mi piace anche passeggiare e osservare il paesaggio intorno a me, qualche volta mi perdo nei miei pensieri guardando una siepe, l’orizzonte, le nuvole e tutto ciò che mi circonda” risponde Giacomo.
Il ragazzo vorrebbe poter esprimere le sue emozioni, perciò cerca di trovare il coraggio di dirle quanto è bella.
“Silvia…” incomincia.
"Scusa, si è fatto tardi devo andare” dice Silvia distratta dall’arrivo di un messaggio su whatsapp.
“Magari ci incontriamo un’altra volta?” propone il ragazzo.
“Si, certo” risponde la giovane, ma è già andata via...
Da quel giorno Giacomo aspetta Silvia al medesimo bar, ma non è ancora riuscito a rivedere quegli occhi ridenti e fuggitivi...
STUPORE di Algiul
Era un caldo pomeriggio di maggio, decisi con qualche amico di andare a fare un aperitivo in un bar del mio paese. Indossavo un jeans classico e una polo. Arrivati al bar, mentre ordinavamo, notai un gruppetto di ragazze sedersi al tavolo di fronte al nostro...c’era anche Silvia!
Lei, a differenza mia, aveva uno stile più alla moda, infatti indossava una gonna e un top. Cominciai ad agitarmi, come spesso mi accade, e a chiedermi perché fosse lì, dato che lei è di un altro paese. Cercai di non farmi notare e di sfuggire al suo sguardo. Però a un certo punto i nostri occhi si incrociarono. Un piccolo brivido d’ansia mi oltrepassò tutto il corpo, ma quando mi accorsi che lei sorrideva, ricambiai anche io. Volevo andare a parlarle, ma non riuscii, continuavano a scorrere nella mia mente immagini in cui facevo una brutta figura. Ciò che mi destabilizzava era il suo sorriso: pensavo che forse anche lei provava qualcosa per me, o forse era solo una manifestazione di amicizia, o invece solo un gesto cortese per non farmi troppo dispiacere. Mi era rimasta solo la speranza che lei mi venisse a parlare, ma niente. Finito il nostro aperitivo, ci alzammo e prendemmo la strada di casa, fino a quando sentii pronunciare il mio nome da una voce femminile. Mi girai ed era Silvia che correva verso di me. Ero emozionatissimo, lei mi disse che voleva salutarmi meglio: e senza aspettare che io dessi una risposta mi baciò. Poi se ne andò senza dire una parola. Adesso a casa ripensando a quel bacio inaspettato, nonostante la felicità provata, mi ha assalito un sentimento di rabbia verso me stesso, per non aver saputo dire tutto quello che avevo nel cuore. E ora chissà se ci rivedremo un’altra volta…
IMBARAZZO di Kant
Era un sabato pomeriggio, quando di solito esco con i miei amici per andare al pub in centro città. Ieri, però, è successa una cosa diversa: i miei amici avevano deciso di incontrarsi con le loro ragazze. Mi hanno chiesto se volevo stare con loro, ma, fingendo che non mi dispiaceva non avere una ragazza, ho deciso di andare a casa dicendo che non avevo voglia di restare.
Mentre tornavo a casa, guardavo sul cellulare la nuova stagione di MareFuori, la mia serie preferita. A un certo punto, non so perché, ho alzato lo sguardo dal telefono e ho visto due ragazze che stavano facendo un tiktok. Ho fatto eyecontact con una delle due, ma non ho avuto il coraggio di parlare e sono diventato tutto rosso. Mi sono fatto prendere dall’ansia, forse perché mi piaceva, ma non capivo più niente. Ho iniziato a vedere tutto sfocato, e sono corso via. Mentre correvo sentivo che le ragazze avevano iniziato a ridere e parlare tra di loro. Io ero super imbarazzato, per ciò che era successo.
Quella di ieri è stata veramente una strana coincidenza perché nel tiktok che stava facendo, la ragazza stava utilizzando la mia canzone preferita: Paradiso artificiale, che ha molte frasi che si riferiscono alla Divina Commedia, l’argomento che dall’inizio della scuola più mi ha appassionato. Mentre tornavo a casa mi è venuto in mente un particolare: mi sembra, da come ho letto sulla cover del telefono, che la ragazza si chiami Silvia.
Ora sono nella mia stanza, sdraiato sul divano e continuo a rivedere i suoi occhi ridenti e fuggitivi e mi domando se e quando la rivedrò...
DELUSIONE di Dile26
Silvia
Era una bella giornata di maggio e decisi di fare una passeggiata nel parco vicino casa mia mentre ascoltavo la mia canzone preferita Origami All'Alba. Alzai lo sguardo verso il cielo per fare un gioco che mi piace da sempre, cioè osservare le nuvole cambiare forma, e notai che un ragazzo mi guardava dalla sua finestra. Inizialmente mi sentii un po' in soggezione, ma capii che si trattava di Giacomo, il mio vicino di casa.
Giacomo
Ero intento a leggere un nuovo romanzo Cuori di carta e notai che la mia amata Silvia stava passeggiando nel parco. I suoi occhi erano ridenti e fuggitivi, persi in chissà quali pensieri: le feste, le amiche e il ragazzo che le piace…
Silvia
A me Giacomo non piaceva affatto, sia per il suo carattere molto chiuso, sia per il suo modo di vestire troppo ingessato poco alla moda, ma nonostante ciò eravamo amici perché ci conoscevamo sin da quando eravamo piccoli.
Giacomo
notai che Silvia ricambiava il mio sguardo e per l'imbarazzo diventai tutto rosso, a tal punto da dovermi allontanare dalla finestra.
Silvia
Improvvisamente Giacomo spari dalla mia vista e pensai fosse successo qualcosa, aspettai, ma lui non si fece più vivo e inizia a preoccuparmi. Decisi di andare a casa sua, non so neanche io bene perché…
Giacomo
Nel frattempo qualcuno aveva bussato alla mia porta. Controllai dallo spioncino per vedere chi fosse: era Silvia! Non potevo credere ai miei occhi. Mi feci coraggio e aprii la porta.
Silvia
Giacomo mi aveva aperto ma io fui presa dall’imbarazzo e scappai il più velocemente possibile.
Giacomo
Silvia rimase davanti a me senza dire nulla e dopo scappò velocemente.
Silvia
Ero molto delusa di me stessa per essere scappata così, e tornai a casa
Giacomo
Ero molto sconsolato e triste, pensavo di aver fatto qualcosa che a lei non era piaciuta, e così tornai al mio libro.
Silvia
La prossima volta gli parlerò
Giacomo
La prossima volta la fermerò