Il libro che sto per raccontarvi si intitola “Fuori fuoco”, un romanzo per ragazzi di Chiara Carminati ambientato durante la Prima Guerra Mondiale specificamente sul fronte meridionale dove esplode il conflitto tra italiani e austriaci. La storia è raccontata attraverso gli occhi di una ragazzina adolescente di nome Jolanda, detta Jole, che è protagonista e narratrice nello stesso tempo. Il libro ci è stato consigliato dalla professoressa di italiano, ma in tutta sincerità inizialmente non mi entusiasmava perché il tema principale è la guerra e il solo nominarla non solo mi mette paura, ma mi incute tristezza. In realtà la storia in genere scorre molto velocemente perché l’autrice ha avuto la capacità di raccontare quello che è avvenuto fuori dalle trincee mettendo in risalto non la vita dei soldati e dei loro gesti da eroi chiamati a sconfiggere il nemico, ma di ciò che le donne e i bambini dovevano sopportare a casa per sopravvivere
Di qui il titolo “Fuori fuoco”, una metafora che sta a sottolineare la posizione quasi invisibile e fuori fuoco, appunto, che le donne lontane dal fronte erano costrette a vivere per mandare avanti la famiglia. “La guerra la fanno gli uomini ma la perdono le donne”, spiega all’inizio del romanzo la madre a Jole che, proprio in un momento così terribile, si affaccia a un’età in cui la vita deve andare avanti e richiede coraggio ma anche speranza.
L’effetto spiazzante in tutta la narrazione è dato da un’idea geniale dell’autrice, ossia quella di inserire ogni tanto delle fotografie sfocate, dentro le quali in realtà non si vede nulla: all’inizio è difficile capire questa scelta ma andando avanti con la lettura ho pensato che forse l’autrice voleva sottolineare che probabilmente dalla guerra non rientrerà più nessuno, oppure lasciare il lettore all’immaginazione pensando a chissà come si devono esser sentite tutte quelle donne di cui nessuno si occupava, che nessuno ricorda ma che con la loro forza e il loro coraggio hanno vissuto un’altra guerra a casa, quella per tenere unite le famiglie, mentre gli uomini combattono e finiscono con l’assomigliarsi in sentimenti di odio che la “bestia” della guerra porta inevitabilmente con sè. L’autrice non si sbaglia quando paragona la guerra ad una “bestia feroce” perché gli uomini si scannano a sangue tra loro diventando simili agli animali mentre chi in guerra non ci va deve andare avanti nonostante tutto e crescere in fretta. Lo ha pensato Jole, ma lo hanno pensato tanti ragazzi come lei che ancora oggi si ritrovano in situazioni simili e che sono dovuti diventare grandi troppo in fretta.
La vita di Jole viene sconvolta innanzitutto quando è costretta a lasciare la sua casa in Austria dove viveva con la sua famiglia, e deve ritornare in Italia a Martignacco perché dal 1915 l’Italia non è più alleata dell’Austria. Intanto che le giornate scorrono veloci, la sua famiglia pian piano si frantuma come un puzzle: i primi a partire al fronte sono i suoi due fratelli Antonio e Francesco, orgogliosi e contenti perché per loro difendere la patria è la cosa più importante del mondo, poi è la volta del padre, e infine anche della madre che un giorno viene arrestata da un poliziotto in quanto considerata una spia.
Sebbene a Jole la guerra abbia spezzato la vita con tutti i suoi sogni, anche per il fatto di avere appena 13 anni, è anche vero che quel nemico oscuro le dà l’occasione di riunirsi ad altri membri della sua famiglia, cioè la sorellina Mafalda e la nonna Natalia. Jolanda e la sorellina, ormai rimasta sole, vengono aiutate da una zia cieca di nome Adele, una donna di gran cuore che le aiuterà a ritrovare a Grado la nonna Natalia, una nonna che non avevano mai visto prima di allora.
Come abbiamo detto, nonostante la guerra, Jole ha pur sempre 13 anni e in questo contesto di preoccupazioni e dolori, vive il suo primo amore. Lui è Sandro, il migliore amico di suo fratello Francesco, con il quale lavora, che la prende sempre in giro chiamandola Pajute, per il colore dei suoi capelli biondi come la paglia. Sarà proprio la notizia della partenza del ragazzo a dare il coraggio a Jole di ammettere di essere innamorata: per rivelargli il suo amore decide di dargli un bacio di addio per lasciargli un dolce ricordo mentre sarà via. Un bacio veloce, eppure, le porta tutti quei sentimenti che solo l’amore sa dare e che forse si provano solo una volta nella vita:
“per un tempo incalcolabile il mio corpo è rimasto senza confini, mi sono sentita slacciare le articolazioni, sciogliere la carne; squagliare le ossa, mentre una ragnatela di braci accese mi saettava su per la schiena.”
È stato un bacio di addio, ma che l’ha fatta sentire ancora viva anche se la vita non le sorride più.
Dopo una lunga serie di incontri, incidenti, incontri e addii, Jole e Mafalda insieme all’inseparabile asina Modestine, fanno finalmente ritorno a casa, dove ritrovano tutti sani e salvi, ma anche profondamente cambiati da ciò che hanno vissuto; la stessa Jole non è più una bambina, sa che ama Sandro e che vuole studiare per diventare ostetrica, come la nonna ritrovata.
Un libro con un lieto fine, ma che di lieto fine forse non ha nulla.; una frase in particolare mi ha colpito:
“Per un attimo ho avuto l’angoscia di vivere un incubo e che fosse tutto frutto della mia immaginazione. Il giornale non spendeva una parola. Una. Per tutto quel disastro”.
Non sarà che anche noi stiamo facendo lo stesso? Tutti i giorni guardiamo immagini devastanti sulla guerra e alle volte ci sembra frutto dell’immaginazione: viviamo “fuori fuoco” come se noi a non toccasse, mentre il mondo si massacra…
Utilizzando l’organizzatore grafico del “PERSONAGGIO IN UNA PAGINA”, vi vogliamo far conoscere due personaggi indimenticabili - FRED E L’ESPLORATORE – protagonisti di un romanzo d’avventura che ci è piaciuto moltissimo.
I protagonisti di questo romanzo sono quattro ragazzini, Fred, Lila, Con e Max, che stanno sorvolando la foresta amazzonica a bordo di un piccolo velivolo, quando, a causa di un malore del pilota, l’aereo si schianta al suolo. Fortunatamente i ragazzi sono salvi ma si ritrovano soli nella foresta e devono affrontare le difficoltà di una natura selvaggia e sconosciuta per sopravvivere e trovare un modo per ritornare a casa. Durante il percorso incontrarono diversi ostacoli che li mettono a dura prova, poi un giorno trovano una vecchia mappa che li conduce in un luogo nascosto e soprattutto all’incontro con l’Esploratore, un uomo misterioso che inizialmente si mostra scontroso e diffidente nei confronti dei ragazzini ma, successivamente, si rivela una persona diversa che dà loro consigli per sopravvivere nella foresta e per affrontare il viaggio di ritorno a casa.
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Tra i quattro protagonisti il mio preferito è Fred, un ragazzo inglese di circa dodici anni, curioso, intelligente e determinato. All’inizio è spaventato da quello che è accaduto a lui e agli altri ragazzini. Poi succede che acquisisce più sicurezza e dimostra una grande capacità di adattarsi e di trovare soluzioni ai problemi che incontrano durante la loro avventura, per esempio come quando ha l’idea di costruire una zattera per attraversare il fiume. Alla fine, è diventato il punto di riferimento del gruppo e, grazie agli insegnamenti ricevuti dall’esploratore, riesce a salvare tutti.
Fred lo assocerei al colore verde perché, essendo lui un appassionato di natura, questo colore simboleggia piante, alberi e vegetazione.
Se dovessi utilizzare una parola per definirlo direi “curiosità” perché ama esplorare luoghi sconosciuti, infatti alla fine del romanzo scopriamo che il suo sogno di diventare esploratore si è realizzato.
Se lo dovessi rappresentare con un oggetto utilizzerei un libro di avventura perché è affascinato dalle mappe, dai viaggi e da nuove scoperte.
Una delle citazioni che mi è rimasta più impressa è stata la frase che ha rivolto all’Esploratore: ”vorrei che fosse lei mio padre”. Fred, infatti, non ha un buon rapporto con suo padre e riconosce nell’esploratore una figura paterna ideale. Il ragazzo desidera avere qualcuno che lo guidi e che lo comprenda come fa lui.
Una domanda che gli porgerei sarebbe: ”Avresti preferito che l’aereo non si schiantasse? Oppure alla fine hai capito che solo in questo modo hai avuto l’occasione per vivere qualche giorno da esploratore?”.
Uno degli episodi che ho preferito è stato quando i quattro ragazzi hanno deciso di tatuarsi una “X” come segno della promessa fatta all’Esploratore di mantenere quel posto segreto. L’ho trovato un bellissimo gesto di amicizia tra i ragazzi e di rispetto nei confronti dell’Esploratore per dimostrargli che si può fidare di loro.
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Il mio personaggio preferito è il più misterioso di tutti, un uomo che non rivela la propria identità, e che per questo i quattro ragazzini decidono di chiamare l’Esploratore. L'uomo all'inizio è brusco e minaccioso, sembra un ulteriore ostacolo nella loro avventura. Quando però Max, uno dei quattro ragazzi, il più piccolo, viene punto dalle formiche-proiettile, l’uomo rivela un altro aspetto del suo carattere e pur rimanendo un po’ rigido, diventa più gentile e mostra di avere a cuore i quattro ragazzini, tanto che alla fine, nel mio episodio preferito, insegna a Fred a guidare un piccolo aereo, per tornare a casa.
L'esploratore lo assocerei al colore marrone, un colore selvatico come le sue azioni, come il suo carattere burbero e brusco (che però nasconde un segreto).
Un oggetto per rappresentarlo potrebbero essere le liane che lui usa per tutte le cose più importanti: trappole, rifugi, sacchi per contenere il cibo...
Una citazione che mi è piaciuta molto detta dall'Esploratore è: -"bisogna evitare di correre rischi per impressionare gli altri" perché sembra scritta apposta per me.
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Anche il mio personaggio preferito è Fred.
Un colore che lo rappresenta secondo me è il viola, perché è il colore della paura e lui all’inizio è molto spaventato, non crede per niente in se stesso e non sa cosa fare. Poi succede che comincia ad essere più coraggioso e alla fine addirittura vorrebbe rimanere con l’Esploratore. Il mio episodio preferito è quando Fred salva Max che stava annegando, perché Fred dimostra tutto il suo coraggio.
Un oggetto a cui lo paragono è la bussola, perché dopo i primi momenti di paura lui diventa la guida del suo gruppo.
Una parola per lui è maturità perché dimostra di essere più grande della sua età, per esempio quando alla fine pilota un aereo con il quale riporta tutti a casa sani e salvi.
Regalerei a Fred un cappello da esploratore per fargli ricordare sempre questa straordinaria avventura.
Una frase che mi ha colpito è quella pronunciata da Fred quando dopo un grande spavento sente il calore del fuoco sulla sua pelle: “era il calore della speranza, della disperazione e dell’amore”. Questa frase mi dà energia.
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L'Esploratore è il personaggio chiave nella storia, inizialmente è burbero e scontroso ma sa muoversi nella foresta e difendersi dai pericoli, poi succede che incontra i ragazzini insegna loro alcune tecniche per sopravvivere, come procurarsi il cibo, e diventa un po’ alla volta più gentile e premuroso riuscendo a parlare con loro della vita, dell'amicizia, delle paure.
L'episodio che mi ha colpito maggiormente è intitolato "aspettando l'alba" perché è il momento in cui l’Esploratore riesce a far riflettere Con, la ragazzina più solitaria e problematica del gruppo, che a differenza dei suoi amici non desidera tornare a casa perché pensa che non ci sia nessuno ad aspettarla, ma l’esploratore riesce a convincerla.
Il colore che assegnerei all'esploratore è il verde come la giungla che lo circonda; la parola che utilizzerei per descriverlo è saggezza perché i suoi consigli si rivelano utili; l'oggetto che mi fa pensare a questo personaggio è il coltello che ha in mano in ogni occasione e che all’inizio lo rende molto minaccioso.
La mia citazione preferita detta da questo personaggio è "I bambini sono adulti poco cotti": è una frase burbera ma simpatica, mi fa capire che lui considera i ragazzini degli interlocutori alla pari e quindi li spinge ad essere curiosi e coraggiosi anche da piccoli.
Un regalo che farei al personaggio è un aeroplano per sfrecciare nel cielo su rio delle Amazzoni.
Se all’inizio di questo personaggio mi ha impressionato la durezza del suo cuore, alla fine mi ha colpito il gesto di estrema generosità che ha avuto nei confronti dei ragazzi donandogli il suo aereo sacrificando la sua possibilità di tornare a casa.
Abbiamo amato questo libro perché durante la lettura ci siamo immedesimati nei personaggi, e abbiamo vissuto le stesse emozioni che hanno provate loro durante questa incredibile avventura.
Per l'edizione 2025 di LIBRIAMOCI - l'iniziativa nazionale di letture ad alta voce nelle scuole - abbiamo scelto di leggere l'albo di Jordan Scott "IO PARLO COME UN FIUME", la storia dolcissima di un bambino a cui le parole restano incastrate in bocca e che per questo non riesce a condividere le sue emozioni con gli altri. Al ragazzino viene chiesto di alzarsi davanti ai compagni di classe e raccontare il suo "posto tranquillo", ma preferisce restarsene in disparte... Eppure avrebbe tanto da dire: quello che vede, quello che sente, quello che tocca, quello che prova....
Quel giorno il papà lo vede particolarmente abbattuto e decide di portarlo sulle rive di un fiume, ed ecco che Jordan a contato con l'acqua si rigenera... E così il giorno dopo si alza davanti a tutti e parla del suo posto tranquillo, parla del fiume, parla come un fiume.
Partendo da questo spunto agli alunni e alle alunne è stato chiesto di raccontare, utilizzando i sensi, il proprio "posto tranquillo"...