Come ogni anno, con le classi prime ci piace avviare il progetto triennale di letture proponendo alcuni testi che secondo noi possono costituire dei travolgenti detonatori di fantasie, avventure, emozioni, in grado di spianare la strada verso altri testi (romanzi, poesie, racconti, albi, etc.) attraverso i quali vorremmo accompagnare i ragazzi e le ragazze a diventare grandi lettori, ossia cittadini in grado di esercitare il pensiero critico e l’empatia verso gli altri.
Come un’inseparabile sorella gemella, la lettura chiama la scrittura, ossia l'abilità di dare ordine alla tempesta di emozioni, pensieri, riflessioni, domande che ogni pagina letta suggerisce ai lettori.
I testi che seguono non sono propriamente delle recensioni, ma primi “appunti di lettura” che ci piace condividere con chi ci legge… Sono considerazioni ed emozioni emerse prima di tutto durante le tavole rotonde tenute in classe, che poi i ragazzi e le ragazze provano a mettere in ordine con la guida di alcuni organizzatori grafici particolarmente efficaci come "Il personaggio in una pagina".
Il libro “Passare col rosso”, scritto da Hélène Vignal, narra la vita scolastica di un ragazzino di nome Boris al suo ingresso alla scuola media. Inizialmente Boris viene preso in giro da parte dei suoi compagni di classe capeggiati dall’aggressivo Corentin, a causa delle scarpe che indossa di un colore rosso acceso, come quelle di un clown. Per porre fine alla derisione ed ai continui attacchi dei suoi compagni, Boris decide di aderire alle idee “malefiche” dei bulli e trasformarsi da vittima a bullo lui stesso.
Quindi partecipa ad azioni aggressive nei confronti dei suoi coetanei fino a giungere alla violenza nei confronti di un compagno più debole che riporta addirittura delle ferite molto gravi. In conseguenza di questi episodi, Boris, Corentin e gli altri membri del gruppo sono sospesi dalla scuola. Boris sembra completamente allo sbando…
L’episodio della storia che mi ha colpito di più è la reazione di Theodore, un compagno di classe di Boris di origine algerina, alla spiegazione della parola “benin” da parte della professoressa di francese: tutto nasce da un fraintendimento poiché quella parola che in francese significa “niente”, è anche il nome del Paese di origine di Theodore. Allora lui, prendendo il significato di questa parola come un’offesa, inizia ad avere un comportamento aggressivo verso la professoressa: si infuria in maniera incontrollata, scaraventando i banchi ed alzando la voce. Questo episodio mi ha colpito molto perché racconta come un’incomprensione possa provocare reazioni esagerate e violente che certamente non predispongono al dialogo ed al confronto (infatti la reazione di Theodore porterà anche la professoressa a sbagliare).
Se dovessi associare un colore a Boris, sceglierei il giallo perché, come in un semaforo, è il colore che indica il momento del cambiamento, dal rosso (che indica l’errore), al verde (che indica la strada giusta).
Se dovessi associare Boris ad una parola, sceglierei il termine manipolabile perché il comportamento di Boris mi ha ricordato la cera pongo, che prende le forme che gli diamo, infatti anche lui si fa facilmente manipolare da Corentin e dagli altri compagni senza mai ragionare con la propria testa.
Per me un oggetto significativo della storia sono proprio le scarpe rosse, poiché sono la causa della derisione che subisce da parte dei suoi compagni e determinano le sue azioni da bullo.
A Boris regalerei una clessidra portatile che calcola 10 secondi, fondamentali per lui per riflettere sulle azioni che sta per fare e sulle relative conseguenze. Infatti alla fine si rende conto che mentre agiva non pensava a niente ma dopo si sentiva uno schifo.
Nel suo cammino Boris incontra degli ostacoli, che sono Corentin e gli altri bullo, ma riceve anche degli aiuti, in particolare i consigli del papà. Questo libro mi è piaciuto molto ed allo stesso tempo mi ha colpito perché una storia come questa ci fa capire che noi possiamo commettere degli errori senza rendercene conto, poi ce ne pentiamo amaramente e speriamo che non sia troppo tardi per rimediare, quindi è importante pensare prima di agire, riflettere sugli effetti che i nostri comportamenti hanno non solo sugli altri ma anche su noi stessi. Come gli dice il papà alla fine: “la cosa più grave, Boris, è che tu abbia fatto delle cose in cui non credevi”.
Il libro “Passare col rosso” di Hélène Vignal, racconta le vicende scolastiche di un ragazzino di nome Boris, di undici anni, alle prese con i suoi compagni di prima media.
Boris, all'inizio, è arrabbiato con alcuni suoi compagni perché lo prendono in giro per le sue scarpe rosse, nello stesso tempo, è ansioso e insicuro in quanto non sa come comportarsi per essere accettato dalla classe. Col passare del tempo Boris viene influenzato da Corentin e Olga, due suoi compagni, che lo coinvolgono in situazioni pericolose e di bullismo, facendogli compiere azioni sbagliate di cui lui si pente sempre troppo tardi.
Ecco perché, secondo me, un regalo per lui potrebbe essere una macchina del tempo, così ogni volta che sbaglia, può tornare indietro per rimediare ai suoi errori.
Alla fine Boris diventa più maturo grazie ai buoni consigli del padre che, per lui, è un punto di riferimento. Secondo me un colore che lo rappresenta è proprio il rosso che ritorna nella storia in molti momenti: all'inizio, con le sue scarpe per le quali viene deriso e alla fine con il naso da clown che indossa in segno di protesta contro la violenza quando vede in televisione una scena raccapricciante di un pagliaccio che, andato nelle zone di guerra per alleviare le sofferenze dei bambini, invece viene preso in ostaggio e minacciato con un fucile puntato in testa.
L'episodio che mi ha colpito di più è quello in cui il gracile ragazzino ebreo Teddy, per via di uno stupido gioco chiamato “il triangolo delle bermude”, viene assalito e ridotto così male da finire in ospedale. Mi ha impressionato molto che in una scuola possa accadere un episodio di violenza così esagerato.
Durante la storia Boris incontra “ostacoli” e “aiuti”, rispettivamente Corentin e Olga che lo portano sulla cattiva strada ed il padre che con i suoi consigli, gli fa capire che non bisogna farsi trascinare dagli altri ma pensare con la propria testa. Boris, secondo me, potrebbe essere paragonato proprio ad una maschera perché quando sta con gli altri è una persona diversa da quella che è in realtà.
Questo libro mi è piaciuto molto perché racconta la storia di un ragazzo della mia età che si trova ad affrontare diverse situazioni complicate che lo aiutano a maturare e a crescere e a capire cosa è giusto e cosa è sbagliato. Il tema del bullismo ci riguarda da vicino e può toccarci personalmente; grazie alla lettura di questo libro possiamo capire che un comportamento sbagliato non deve essere né imitato né ripetuto ma denunciato perché non bisogna farsi condizionare da coloro che compiono atti di violenza ma evitarli. Alla nostra età non è semplice resistere alle tentazioni che ci portano sulla cattiva strada perché tendiamo ad imitare coloro che, con prepotenza, pensano di essere i più forti. Ecco perché dobbiamo essere sempre noi stessi!
A volte bisogna fare la scommessa di mettere tra le mani dei ragazzi romanzi "tosti", complessi nei temi e ricercati nello stile, per alzare l'asticella della loro concentrazione, del loro grado di empatia, della capacità di stare di fronte (nella zona protetta del mondo di carta) alle verità della vita più adulta dove le emozioni, le sensazioni, i sentimenti non sono tagliati con l'accetta ma si mescolano, si confondono, si scontrano e combattono senza sosta, e sta a noi cercare di sbrogliare la matassa e decidere da che parte stare. In estrema sintesi è quello che, a mio parere, fa un romanzo potente come "Lucas. Una storia di amore e odio", un racconto denso, scritto con parole potenti e poetiche, crudele e dolce come l'adolescenza, uscito dalla penna di Kevin Brooks, un maestro della letteratura cosiddetta young adult. Quelle che seguono sono alcune delle riflessioni che sono venute fuori durante un'intensa ed emozionante tavola rotonda tenuta alla fine della lettura del romanzo nella nostra biblioteca e che una ragazza e un ragazzo hanno voluto mettere per iscritto, per condividere riflessioni ed emozioni.
Cari lettori, quello che sto per raccontarvi è un libro dai sentimenti forti che vi lascerà senza fiato o almeno per me è stato così. Il romanzo scritto da K. Brooks, intitolato “Lucas – una storia di amore e odio”, parla di un incontro molto significativo avvenuto tra la protagonista, Cait, una ragazza di tredici anni e Lucas, un ragazzo che arriva in un giorno di estate nell’isola di Hole in cui Cait abita con il padre e il fratello.
La ragazza decide che deve conoscere quel ragazzo misterioso perché ne è attratta e perché le suscita un sentimento mai provato prima, tanto da innamorarsene. Di Lucas e dei suoi insoliti modi di un ragazzo solitario e taciturno, si accorgono presto anche gli abitanti dell’isola, che vogliono che se ne vada: cercano di allontanarlo in ogni modo portandolo a un gesto terribile che lascerà un voto incolmabile nella vita di Cait. Poche righe per raccontare una storia profonda dove vengono messi in risalto temi importanti come quello dell’amicizia, dell’amore, dell’odio, della cattiveria, dell’ipocrisia della gente e poi ancora della fragilità degli adolescenti. Quest’ultima secondo me è la più importante perché spesso anche noi ragazzi ci sentiamo incompresi ed è per questo che Lucas è il mio personaggio preferito; è come se in qualche maniera rispecchiasse un po’ tutti noi. È bello, biondo, lo zaino sulle spalle e gli anfibi, misterioso, accattivante, ama dialogare con la natura, ha un cuore grande, ma non ha nessuno ed è costretto a vivere in solitudine e di nascosto. Non ha legami né radici e si adatta sopravvivendo come un nomade. Vorrebbe quasi scomparire eppure con Cait diventa diverso e riesce a raccontarle anche della mancanza di una madre mai conosciuta. Due persone apparentemente diverse, ma in realtà così maledettamente simili. A raccontarci questa storia non è Lucas, ma Cait che la narra in prima persona e lo fa non solo per farci conoscere qualcosa che le ha cambiato per sempre la vita, ma anche per superare quel vuoto che la fa stare così male. Sono momenti che vuole custodire per sempre e per non dimenticarli decide di scriverli tra le pagine di un diario-libro. Cait è una ragazza che sta cercando il suo posto nel mondo, è solitaria, triste, ferita dalla morte della mamma, ferita anche da un padre che non si è più ripreso e che spesso si consola con qualche goccia di alcool in più. È proprio a causa di questo passato triste che ha paura di perdere le persone care, ha paura di non saper gestire le proprie emozioni e vede il mondo come un luogo di ingiustizie. D’altro canto, è affascinata dalla bellezza della natura della quale spesso si mette in ascolto quando passeggia da sola: “il dolce ribollio del ruscello, gli alberi baciati dal sole, il prato di muschio ingiallito...”. Cait ci descrive la sua casa piena dell’odore di salsedine e la bellezza di un’isola circondata dall’oceano, collegato alla terraferma “da un estuario che brilla come uno zaffiro”. Intorno a lei ci sono altri personaggi: Dominic, un fratello spaesato senza una personalità ben definita e che quando torna dal college frequenta la cattiva compagnia di un gruppo di ragazzi del luogo, tra cui Jamie; Bill, la vicina di casa e sua amica da sempre, ma che Cait non riconosce più in quanto passa il tempo a vestirsi in modo provocante, a cercare l’attenzione dei più grandi bevendo al pub per finire a vomitare per strada, e un padre affettuoso ma che non sa come affrontare i propri dolori. Insomma, anche Cait con una famiglia un po’ allo sbaraglio ha i suoi dispiaceri e non sa come affrontarli. L’incontro con Lucas è stato travolgente, le ha segnato il destino e non vuole raccontarlo in maniera semplice, ma vuole farlo mettendo a nudo il suo stato d’animo pagina dopo pagina come si fa con un diario. A suggerirle di affidare tutto il suo dolore alla scrittura è stato il padre che consiglia alla figlia di aprirsi, di non vergognarsi e di far conoscere a tutti le sue lacrime. È un racconto di lacrime e gioie, di dolore e speranza, di amore e odio che ci fa conoscere attraverso la vita dei personaggi una realtà violenta e quasi agghiacciante.
Quello che colpisce è la forza e il coraggio di Cait che si contrappongono all’ipocrisia e alla stupidità senz’anima delle persone, una società ignorante, ipocrita che si adegua alle dicerie della gente fermandosi alle apparenze. Spesso siamo condannati a vivere preoccupandoci di non andare oltre certi limiti perché la diversità ci spaventa e ci fa paura. Avere certi pensieri verso chi è diverso è spesso un modo facile e veloce per giudicare senza sforzarsi di conoscere veramente una persona. Questo romanzo, invece, ci fa capire che non bisogna dare peso ai pregiudizi altrui, ma provare a conoscere anche chi non ci somiglia. Essere aperti verso l’altro anche quando è molto diverso da noi significa rendersi conto che il mondo è fatto di tante persone uniche: ognuno ha qualcosa da dirci e da tutti possiamo scoprire cose nuove imparando ad accettarci e amarci per quello che siamo. A tal riguardo mi piace riportarvi una frase significativa del libro che racchiude, secondo me, il cuore della tragedia di cui è vittima Lucas: “Alle persone non piace quando non sanno come catalogarti. Si spaventano. Preferiscono un mostro che conoscono a un mistero ignoto.”
Il romanzo “Lucas: una storia di amore e odio’’ di Kevin Brooks racconta una storia tragica e intensa ambientata su un’isola inglese, dove la mentalità chiusa della comunità diventa il principale ostacolo per i due protagonisti: Caitlin e Lucas. Cait, la voce narrante della storia, è una ragazza che si trova in una fase di crescita e cambiamento, divisa tra voglia di essere più libera e allo stesso tempo seguire le regole ipocrite dell’isola.
La sua vita trascorre tranquilla, nonostante non abbia più amiche, perché quelle che pensava fossero sue amiche si sono rivelate completamente diverse, soprattutto l’amica di sempre Billi. Un giorno però incontrerà la persona che le cambierà la vita e il suo modo di vedere il mondo, e quella persona sarà proprio Lucas. L’arrivo sull’isola di Lucas, un ragazzo misterioso e solitario con un passato sconosciuto, scatena molti sospetti e pregiudizi tra gli abitanti, che lo vedono subito come un intruso, un elemento di disturbo, quasi come un pericolo. Ma per Caitlin Lucas rappresenta qualcosa di completamente diverso: lei lo accoglie come una possibilità di vedere il mondo con nuovi occhi, di mettere in discussione tutto ciò che gli altri dicono e pensano, di comprendere che dietro l’apparente sicurezza di una società chiusa si nasconde una profonda paura per lo straniero, per tutto quello che sfugge al controllo e che quindi non viene accettato. La trama si infittisce quando Cait inizia ad uscire con Lucas, nonostante sia diventato sin dall’inizio il bersaglio di tutti, tanto da essere accusato di crimini che non ha realmente commesso, e quindi la diffidenza della comunità diventa sempre più intensa fino a diventare odio. A questo si aggiunge anche l’aggressione di Jamie nei confronti di Cait: Jamie la infastidisce prima sulla spiaggia, poi la assale in una radura e non le lascia via di fuga, ma fortunatamente arriva Lucas a salvarla. Quest’episodio fa capire a Caitlin la brutalità e la pericolosità delle persone che la circondano, e soprattutto vede il vero volto di Jamie, un ragazzo violento e arrogante, convinto di ottenere tutto ciò che vuole con la forza. Nel momento in cui l’ira e la diffidenza dei cittadini arriva al culmine, inizia una vera e propria caccia all’uomo: gli abitanti dell’isola vedono Lucas come una vera e propria minaccia concreta, una persona così pericolosa che va eliminata a tutti i costi. Cait è da sola nella difesa di Lucas: il padre le dà fiducia fina da subito, mentre solo alla fine troverà anche il supporto del fratello Dominic. Ma anche se Cait ha avuto molto coraggio e ha provato a difendere Lucas a tutti i costi, questo non è bastato per sopprimere il furore dei cittadini. Infatti il finale è davvero tragico: Lucas non è riuscito a sfuggire al suo destino e viene sommerso dalla brutalità dei cittadini, e Cait si trova ad affrontare questa perdita dolorosissima.
Secondo me l’intero romanzo è pieno di temi profondi e universali, il titolo stesso è il tema principale del libro: una storia di amore e odio. Ma l’autore riesce anche far emergere le varie facce che questi due sentimenti possono rappresentare: il pregiudizio, che è il motore degli eventi; la paura del cambiamento e dell’ignoto perché gli abitanti non odiano Lucas per chi è ma per che cosa rappresenta; il coraggio di schierarsi contro l’ingiustizia che è la parte fondamentale della crescita di Cait; la fiducia tra padre e figlia; la difficile elaborazione del lutto. La narrazione in prima persona, a parer mio, permette al lettore di entrare nella mente di Cait, di vivere con lei le sue emozioni, ogni suo dubbio. Possiamo anche vedere che il suo punto di vista cambia nel corso della storia: all’inizio è insicura, spaventata dal giudizio altrui, ma pian piano diventa più consapevole, più forte, più determinata. L’arrivo di Lucas le fa scoprire le ingiustizie del mondo in cui è cresciuta e questo la spaventa ma le fa nascere anche un senso di ribellione. Le sue spalle all’inizio sono fragili, incapaci di reggere i conflitti, ma con il tempo si rafforzano. Il suo cuore è diviso tra le paure e l’amore, tra la voglia di restare e quella di fuggire. Le sue mani esitano inizialmente, ma poi si tendono verso Lucas in gesto di protezione. Le sue radici sono nell’isola, ma lei anela alla libertà di essere se stessa e di andare incontro all’altro. Il suo tallone d’Achille è il timore di essere sola, ma alla fine accetta di pagare questo prezzo pur di rimanere fedele a sé e ai suoi principi. Anche l’ambientazione dell’isola è fondamentale nel romanzo, non è solo un luogo, ma anche un simbolo della mentalità chiusa e oppressiva della comunità. Il mare e la spiaggia invece, rappresentano l’opposto: l’infinito, la possibilità di trovare qualcosa di nuovo. Lucas stesso è associato al mare, alla natura, e alla libertà. La palude che circonda l’isola è un luogo affascinante ma molto pericoloso, è il luogo dove tutto ha inizio, ma anche il luogo dove Lucas scompare, quindi dove tutto ha fine.
Posso dire che il romanzo mi ha lasciato quella sensazione di rabbia e impotenza davanti alle ingiustizie che accadevano, ma mi ha fatto riflettere sulla società e sulle sue dinamiche. Mi è piaciuto molto il personaggio di Cait, perché durante il libro vediamo tutta la sua crescita, sia interiore, cioè le sue emozioni, sia esteriore, cioè come si approccia con gli altri.
Il mio episodio preferito è quello dove Cait e Lucas si incontrano nel bosco e vivono una specie di appuntamento: Cait segue Lucas passo per passo, fidandosi istintivamente di lui e lui la porta in una piccola radura dove si è costruito un piccolo rifugio: seduti su un tronco caduto o accanto a un piccolo ruscello, Cait e Lucas si parlano con sincerità, senza filtri. Lei gli racconta delle sue insicurezze, del peso delle aspettative della sua famiglia e della società. Lucas, invece, le parla della sua vita nomade, del senso di libertà che prova viaggiando senza legami, ma anche della solitudine che spesso lo accompagna.
Posso dire che “Lucas” è un romanzo che terrò sempre nel cuore, non solo per i temi che affronta, ma anche per le riflessioni che mi ha fatto fare. Vi voglio lasciare con una delle frasi che mi è rimasta più impressa perché secondo me rappresenta la relazione tra Cait e Lucas al meglio, l’amore che Cait prova per Lucas, e quanto lui sia importante per lei : ‘’Lucas non era come gli altri, e io non ero mai stata così me stessa come quando ero con lui’’.