Perché è importante leggere? Sembra una domanda la cui risposta è scontata, ma se ci riflettiamo un attimo ci accorgiamo che non è proprio così, soprattutto per noi adolescenti. Diciamo che leggere ci apre il pensiero, ci aiuta a crescere, a esprimerci in modo non banale e, se il libro ci piace tanto, ci scuote tutto - mente e corpo - accendendo tutte le nostre emozioni. Molti scienziati e studiosi ritengono che la lettura sia fondamentale per la conoscenza del mondo, delle persone e di se stessi in quanto stimola il ragionamento oltre che il senso critico. Ma siamo veramente sicuri che la lettura possa avere ancora spazio e importanza nelle nostre vite di adolescenti? Siamo sicuri che sia importante per tutti provare emozioni, o magari le stiamo dimenticando senza rendercene conto?
L’impressione è che nessuno abbia più voglia di avere proprie idee, che nessuno voglia ragionare con la propria testa: dunque, leggere diventa una perdita di tempo. A riflettere sull’importanza della lettura e darne una spiegazione, mi ha portato una bella frase di Umberto Eco: Chi non legge, a settant’anni avrà’ vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto cinquemila anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito perché la lettura è un’immortalità all’indietro.
Con queste parole a qualcuno verrebbe in mente che la lettura ci fa vivere più a lungo, ma se così fosse leggeremmo tutti all’infinito! In realtà Umberto Eco ha voluto sottolineare che chi non legge si rifà solo ed esclusivamente alla propria vita e, non confrontandosi con nessuno, resta nel suo piccolo mondo, non conoscendo né il presente e né il passato e non riuscendo a immaginare il futuro. Ecco perché i libri diventano come strumenti magici: ritroviamo noi stessi nelle parole di qualcun altro e alle volte sembra come se l’autore ci conoscesse per davvero.
Per fare un esempio, quando ho letto i Promessi sposi molte volte mi sono immedesimata in Lucia chiedendomi come avrei reagito io di fronte alla cattiveria di Don Rodrigo o di fronte a quei momenti drammatici della peste; ho provato tanto odio per i comportamenti della monaca di Monza ma allo stesso tempo mi ha anche commossa.
Leggiamo autori che ci riportano indietro nel tempo, eppure ci fanno riflettere sul nostro presente. Essi sono sempre attuali ed è per questo che restano immortali. Leggendo tanti libri che mi hanno colpito, ho capito che lo scopo della lettura è farci fare una specie di viaggio infinito e in effetti ogni volta che apro un libro mi ritrovo a esplorare posti che nemmeno sapevo esistessero. Scopro oggetti che utilizzo abitualmente, ma che vengono descritti così bene da lasciarmi senza fiato (come la penna che il bambino Nick Allen deciderà di chiamare Drilla nel libro di Andrew Clements), provo sensazioni che mi mettono nostalgia quando il mio personaggio preferito muore sparendo dalla storia (come è successo con Lucas il protagonista della storia di “amore e odio” di Kevin Brooks), provo suspance e batticuore quando ci sono situazioni emozionanti (come nel libro Le ragazze non hanno paura di Alessandro Ferrari che racconta in maniera originale la vita di un gruppo di ragazzi durante la loro crescita) e poi quando i protagonisti hanno una bella storia d’amore non ci sto nella pelle (come mi è capitato con la storia Jolanda e Sandro nel libro Fuori Fuoco di Chiara Carminati, in particolare nella descrizione del loro primo bacio).
Ovviamente potrei continuare ancora con tante storie e tanti personaggi che mi hanno accompagnata in questi anni, ma mi rendo conto che non è facile da spiegare con qualche esempio, perché la lettura è un’esperienza che va provata e vissuta sulla pelle. Allora vi racconto cosa accade a me: più scorro le pagine di un libro e più voglio scorrerne altre e alla fine la lettura è una specie di fiammella che pian piano diventa sempre più grande e di cui non so fare più a meno. Leggere, per me, vuol dire immedesimarmi in prima persona nella storia: a volte mi riconosco nei protagonisti altre volte meno, ma quando il libro finisce quasi quasi mi dispiace tanto da sentirmi anche un po' triste.
Per questi motivi, non capisco chi non ama leggere, chi lo ritiene uno spreco di tempo, chi pensa che non porti a nulla, chi inorridisce davanti a un libro o chi addirittura preferisce i social perché adora il dolce far niente. Dal mio punto di vista, noi adolescenti trascuriamo la lettura perché siamo entrati in un “periodo di crisi”, ed è come se avessimo un caos in testa impossibile da fermare. Tendiamo a isolarci in una perfetta solitudine che ci rende quasi drogati di quei maledetti video che ci fanno stare appiccicati per ore e ore ai cellulari. Lo faccio anch’io, naturalmente, perché è difficile sottrarsi a ciò che fanno tutti, perché non mi voglio sentire esclusa, perché a volte è difficile reagire alla pigrizia. Però sento di non riuscire a rinunciare alla lettura.
Ovviamente alla nostra età cerchiamo le storie d’amore che tutti noi vorremmo vivere, e in effetti in classe ci siamo appassionati a storie d’amore (per esempio a quella tra Romeo e Justine in Un ragazzo è quasi niente di Lisa Balavoine), ma i libri ci propongono anche tematiche forti come l’immigrazione o lo sfruttamento delle donne oppure la guerra ed è per questo che ci aiutano ad aprire gli occhi su un mondo che ancora non conosciamo bene, ad approfondire certi problemi e, perché no, a farci riflettere.
A tal riguardo mi piace riportare come esempio la storia di Salim e dei libri salvati raccontata da Gabriele Clima in Continua a camminare, sullo sfondo della guerra in Siria vista attraverso gli occhi di due ragazzini Salim e suo fratello Abed. Non c’è nulla che tiene in vita i due adolescenti perché intorno ci sono solo bombe e macerie; eppure, Abed, il fratello maggiore, ha “l’idea pazza” di recuperare i libri dagli edifici distrutti. L’autore in realtà non vuole portarci verso un’idea pazza: al contrario ci vuole far capire che, sebbene la guerra distrugga tutto e prenda con sé ogni cosa, essa non può portarsi via anche le nostre emozioni e i sentimenti che possiamo mantenere in vita grazie ai libri.
Ultimamente ho letto anche un altro brano che mi ha emozionata, Un messaggio in bottiglia dell’autrice Zenatti e anche questa storia mi ha fatto pensare. Durante la guerra tra Israele e Palestina, una ragazza di nome Tal e un ragazzo dal nome Naim, riescono a mantenere una corrispondenza via mail grazie a una bottiglia gettata in mare. Due popoli sempre in conflitto dove non c’è spiraglio di pace, eppure un semplice messaggio in bottiglia tiene in vita la speranza anche a chi si trova dall’altra parte del mondo. È inutile dirvi che, in una situazione un po' diversa, sarebbe piaciuto anche a me scrivere e conoscere qualcuno attraverso un messaggio in bottiglia e in quel momento la mia mente ha fantasticato sognando ad occhi aperti.
Per tutte queste ragioni, vi consiglio di avere un libro sempre con voi perché diventi il vostro “amico cartaceo” preferito che sa aiutarvi, consolarvi, incoraggiarvi ad aprirvi verso gli altri senza dimenticare l’aspetto del piacere: leggere è un bel momento di relax.
Ecco, io leggo e sogno e quando mi chiedono “dove sei?” Io rispondo “sono su un altro pianeta...”