album Pietà l'è Morta. 2018.
L'album, registrato "live" in tre date diverse, riprende le linee espressive del precedente "Improvvisa Umanità Resistente", ma, come il titolo del brano che dà il titolo all'album, presagisce la disumanizzazione totalizzante che a breve avrebbe travolto alcuni aspetti della società.
Ciò che traspare da una certa ideologia pervasiva della società dei consumi. Guy Debord, già nel 1967, con il suo testo "La società dello spettacolo", aveva approfondito le tematiche dell'immagine e del consumo. Anche le espressioni cosiddette artistiche seguono le stesse dinamiche. Il mercato all'inizio non determina il consumatore, lo fa con la merce, finché i concetti di consumatore e merce non si mescolano e sfumano l'uno nell'altro.
Inoltre accade che i periodi storici nel quale si accelerano i tempi, i cambiamenti sono così rapidi, e si modificano gli usi e costumi a causa dell'utilizzo di tecnologie innovative. ed il tutto porta con sé la tentazione da parte di alcune strutture di derive egemonizzanti o totalizzanti.
L'elettronica in questo album è suonata "live", mescolata ai suoni acustici di trombe e sassofoni di personaggi che hanno costruito il movimento del free jazz a Firenze, negli anni '70 del 1900.
Infatti questo album ed il precedente "Improvvisa Umanità Resistente" vogliono essere un tributo al free jazz degli anni '70 a Firenze, ambiente musicale del quale chi scrive, allora in giovane età, ne ha "respirato" l'aria, essendo quella musica, in quegli anni, molto diffusa in città, e nel contempo, tendenzialmente popolare, e non di élite, come forse lo è diventata in tempi successivi.
E qui ci vuole un po' di Storia: è opinione diffusa che il movimento "free jazz" a Firenze si sia aggregato principalmente attorno ad un nucleo di persone che si dettero nome "N.E.M." (Nuove Esperienze Musicali). Il nome N.E.M. fu scelto nel settembre 1974 in casa Donnini da Bartolozzi, Donnini, Petrioli e Ricci. I membri fondatori del del N.E.M. furono Roberto Bartolozzi (basso), Francesco Donnini (piano elettrico e tromba), Marco Giovannoni (clarinetto), Guglielmo Lattanzi (sax tenore), Marco Lugli (tromba), Massimo Petrioli (batteria) ed Edoardo Ricci (sax alto).
Ma dalle parole di uno dei fondatori, Francesco Donnini, abbiamo altre preziose informazioni, andando ancora qualche anno indietro: "- di sicuro il gruppo più importante di quell'epoca fu il quintetto formato da Edoardo Ricci (sax), Francesco Donnini (tromba), Cesare Moncelli (contrabbasso), Claudio Monsignori (chitarra elettrica), Dino Giannasi (batteria), gruppo in attività nell'autunno 1972 con il nome improbabile di Orchis Pepensa Orchestra -"
In seguito, alla sigla si sarebbe aggiunta una "E" (N.E.E.M.), e sarebbero affluiti numerosi personaggi che contribuirono allo sviluppo di quel movimento, fra i tanti, Andrea Pippo Picchietti, Ginko Ravenni, Stefano Bartolini, Sandro Prugna Fabbri, Roberto Del Piano, e, grazie a rapporti stretti che esistevano con l'ambiente di Milano, Filippo Monico, Massimo Falascone, Paolino Dalla Porta, Riccardo Fassi, ed altri.
Parte delle registrazioni, e del materiale fotografico, si sono potute realizzare grazie alla generosa disponibilità del trombettista Franco Baggiani, e dell'organizzatore Alessandro Giannetti di Viareggio, che hanno entrambi messo a disposizione alcuni locali e bravi fotografi.
Infine l'atmosfera nel quale si è registrato "Pietà l'è morta", si può definire come un'onda sonora straniante che sembrava intuire l'incombere dell'imminente imposizione di legge: l'impedimento al contatto sociale stabilito per decreto.
Bambini - Viareggio (Lucca) fotografia di Alessandro Giannetti (Officina Dada Boom)
Baggiani, Ciampi, Pratesi - Firenze
Baggiani, Ciampi, Pratesi, Coppini, Torrini, Sacconi, Corrado, Morini, Biagi, Giovannoni, Ravenni, Cordovani, Bussonati, Donnini - Firenze
Torrini, Sacconi - Firenze
Biagi, Corrado, Baggiani - Firenze - fotografia di Francesco Fusi
Sacconi, Donnini - Firenze - fotografia di Francesco Fusi
Fuochi - Firenze - fotografia di Francesco Fusi
Baggiani - Firenze - fotografia di Francesco Fusi
Biagi - Firenze - fotografia di Francesco Fusi