album "Barycentre" del 1995.
Dalla seconda metà degli anni '90, quell'esplosione di creatività e di diffusione musicale, e di libertà di espressione grazie ai tanti locali che desideravano far parte del movimento musicale che trasversalmente attraversava classi sociali e generazioni, iniziò a subire una involuzione, dovuta in parte anche a modalità di produzione musicale maggiormente industrializzate.
I musicisti lavoravano partecipando a molti gruppi, con una crescente tendenza alla standardizzazione. Ad ogni modo ognuno di noi era grato a se stesso per avere l'energia di organizzare delle situazioni musicali, ed era grato ugualmente a chi a sua volta lo coinvolgeva nei suoi progetti, aprendo così l'orizzonte a nuove possibilità sonore.
Al contempo emergeva una progressiva insofferenza per gli "stamponi", partiture di arrangiamenti già pronti, come intrinseca limitazione allo sviluppo di un linguaggio, poiché il tutto si limitava a "copiare".
Anche l'esperienza del suonare nell'Orchestra Giovanile Italiana Jazz, della quale facevamo parte sia Riccio che io, contribuì a rafforzare certi convincimenti.
Dunque dal desiderio di coinvolgere più musicisti, di più esperienze collaborative passate e presenti e future, nacque il progetto "Reunion", e il gemello "Barycentre", registrati in giorni vicini, nello studio di Lari (Pisa) grazie alla grande competenza e sensibilità di Mirko Mencacci. Il tutto registrato "in diretta".
Due parole vanno spese sul titolo di un brano che può apparire curioso: "Cinque Seggioline al Sole", questo titolo nasce dal fatto che, nel periodo relativo a quel brano scrivevo musica in una stanza nel centro di Firenze al terzo piano di un edificio che affacciava su una strada e sull'adiacente piazzale circondato da alberi, nel quale alcuni anziani erano soliti ritrovarsi, e dunque avevano portato alcune seggioline ognuno da casa propria, e le avevano collocate nel punto del piazzale che più a lungo godeva dei raggi del sole al tramonto.
La musica "live" viveva gli ultimi giorni di gloria, prima di cedere il primato alla musica in "studio", con la conseguente diminuzione delle possibilità lavorative. Di questo i musicisti ne stavano diventando consapevoli, a livello conscio o inconscio, e questo trapela da una certa "drammaticità" o "disperazione", sottotraccia nell'esecuzione.
Da questi cambiamenti epocali, sociali, musicali, e personali, appena esposti, presi la decisione di dedicarmi per i successivi trent'anni, alla sola composizione.
Cordovani, Mencacci, Cantini - Lari (Pisa)
Ciolli, Cordovani, Riccio - Venezia