Sergio Gistri
Nicola Vernuccio
Stefano Bambini
Massimo Ciolli
l'album "Cronopios" prende il titolo dal brano omonimo, a sua volta ispirato ai Cronopios, personaggi fantastici descritti dallo scrittore argentino Julio Cortazar nella raccolta di racconti "Historias de cronopios y de famas" del 1962. La sessione di registrazione, con musicisti di elevato livello tecnico, si svolse a La Spezia nel 1988, presso lo studio del chitarrista Tony Parisi (del quale si ricorda la collaborazione con il violinista Joe Venuti, con numerose tournee in Europa).
La registrazione dell'album "Cronopios" fu il naturale sbocco del lavoro svolto in numerose sessioni di prove, realizzate grazie all'entusiasmo ed all'ospitalità di Vernuccio presso la sua casa (famosa fra l'altro per essere stata in precedenza luogo di abitazione e di prove di una importante band di musica spaziale/elettronica), e del lavoro consistente in numerosi concerti tenuti in varie città italiane. La caratteristica della formazione era, oltre all'avere un repertorio di brani completamente originale, l'avere un equilibrio "umano ed esistenziale" dovuto al bilanciamento dei caratteri dei quattro componenti, comprendenti sia aspetti di esuberanza sia aspetti di riflessione.
In seguito, in epoca successiva alla registrazione dell'album, per l'attività concertistica, si aggiunse un quinto elemento alla formazione: Stefano Bartolini al sax tenore, che contribuì a consolidare l'equilibrio generale umano e musicale. A volte, alla batteria, Stefano Bambini veniva sostituito da Stefano Rapicavoli, o da Walter Paoli. In alcune occasioni, al contrabbasso, Riccardo Lay sostituì Nicola Vernuccio.
La band si caratterizzò per un elevato grado di concentrazione nell'esecuzione, al limite della "trance". Un esempio di ciò fu durante un concerto su di un palco all'aperto in una città del nord-Italia, dove si scatenarono raffiche di vento fortissimo, e la band, incurante delle condizioni meteorologiche estreme, suonò nella più profonda concentrazione e musicalità, così come il pubblico rimase preso dall'ascolto.
Io e Stefano Bartolini si stabilì una collaborazione significativa, sia sul piano umano sia sul piano musicale. Erano anni in cui si gettavano i semi di una espressività musicale assolutamente originale, fondata su precise convinzioni estetiche, sociali, politiche, ed eravamo perfettamente in sintonia su ognuna di queste tematiche. Esiste un "bootleg" che raccoglie alcune registrazioni dal vivo dei gruppi nei quali suonavamo negli anni intorno al 1985, la qualità audio è bassa, reperti archeologici ricoperti da muschi, ma esse documentano efficacemente l'energia vitale ribollente in quelle nascenti e spesso caotiche aggregazioni sonore sperimentali. Nel bootleg, chiamato "80s Jazz Researcher" (Ricercatori degli anni '80), oltre a Bartolini e Ciolli vi si ascoltano anche i trombettisti Eric Boeren, Sergio Gistri, Francesco Donnini; il sassofonista Edoardo Ricci; i contrabbassisti Riccardo Lay, Nicola Vernuccio, Lello Pareti, Mauro Crocetti; i batteristi Stefano Bambini (conosciuto oltre ia suo impegno musicale anche come regista e sceneggiatore cinematografico e televisivo), Stefano Rapicavoli, Luca Bechelli.
Ritornando a "Cronopios", con un tale affiatamento nell'esecuzione, e con il naturale processo di evoluzione che accompagnava un simile gruppo pieno di energie diverse ma coese, si poteva facilmente immaginare che la formazione avrebbe potuto suonare ancora per lunghi anni, ma i cinque componenti, ciascuno direttamente o indirettamente, in situazioni divese fra di loro, si scontrarono con quello che, in quegli anni, era "il" problema.
A Firenze si respirava aria di fermento, con l'apertura di alcuni clubs gestiti con passione e competenza. Ad esempio, quello di Loretta Grazzini, in via San Zanobi, un locale chiamato "La Rosa", dove su base regolare ci si poteva trovare a suonare i sassofonisti Fulvio Sisti e Massimo Urbani, insieme ad una affidabile ritmica formata da Francesco Maccianti al piano, Franco Nesti o Lello Pareti al contrabbasso, Alessandro Fabbri alla batteria. Di Massimo Urbani ricordo con nostalgia la sua passione per la Storia, che lo faceva incantare davanti alle vie storiche del centro, magari mentre alla fine di un concerto, andavamo a casa di qualche amico.