"bozzetti" per un progetto futuro di un "The Ciolli Book". 2023.
I tre anni successivi al 2019 sono stati contraddistinti, com'è noto, dalla parola "chiusura". O col termine inglese generalmente adottato: "lockdown". Chiusura di negozi, di attività artigianali, commerciali, chiusura in casa, chiusura di locali dove si fa musica, divieti di riunione, di assembramento, ecc. Nel mondo della musica si è posto un bel problema. Chi ha smesso di suonare, chi nella solitudine casalinga si è rimesso a studiare e ha cambiato strumento musicale (ad esempio suonatori di sax tenore che diventano altisti), chi ha usato le possibilità tecniche odierne per creare della musica nel proprio studio casalingo, o anche a distanza, scambiandosi tracce audio con altri musicisti.
E chi, come chi scrive, ne ha approfittato per ritrovare e riordinare vecchie e dimenticate tracce melodiche o armoniche di proprie composizioni, i relativi spartiti, spesso smarriti nei vari cambi di abitazione, e sottoponendo il tutto a revisione. Tracce melodiche che hanno richiesto lunghi anni di gestazione e revisione.
Ho avuto la possibilità e l'onore di poter parlare e scambiare opinioni con alcuni fra i più importanti musicisti internazionali, fra i quali il contrabbassista Bruno Tommaso, il pianista Franco D'Andrea, il pianista Giorgio Gaslini, ed il clarinettista Bill Smith. Con questo ultimo, abitante a Seattle (USA), ma di passaggio in Italia, ricordo anche con piacere alcuni concerti, negli anni intorno al 2010 - 2011, nei quali ho avuto il privilegio di far parte della ritmica che lo accompagnava in alcune esibizioni in Toscana. Smith ha un suono così netto e pulito, e costruisce le sue improvvisazioni con una logica talmente cristallina, che dà l'impressione che le frasi non possano essere fatte in altro modo. Ho iniziato da giovane ad ascoltare Charlie Parker, e Bill mi raccontava che spesso abitava negli alberghi nel quale magari nella stanza accanto abitava "Bird".
Ritornando ai miei brani, e riportando poi il materiale su hard disk, ne è risultato una raccolta di temi melodici e di strutture armoniche, eseguite e registrate in forma essenziale, fra il 2015 e il 2023. La motivazione ulteriore per riunire queste idee tematiche era anche quella di fornire un possibile ascolto di materiale a chi preferisse la comunicazione sonora a quella sul pentagramma dello spartito scritto.
Ricordando l'album "Improvvisa Umanità Resistente", improvvisamente si scopriva che esistevano e resistevano altre modalità di espressione.
Riflessione storica: le biografie dei musicisti di Jazz sono fonte di profondi insegnamenti, ed esempio di grande volontà nel perseguire quello scopo che è comune a tutti i musicisti di Jazz, e cioè la ricerca di un proprio Suono, di un approccio originale alla struttura musicale.
La ricerca nella quale questi musicisti hanno modellato la loro vita e la loro carriera è proverbiale.
Notoriamente, il Jazz, una musica poco retribuita, al di fuori delle istituzioni, che ha messo a dura prova le capacità di sopravvivenza dei musicisti, e che li ha spinti a dover sbarcare il lunario talvolta ricorrendo ad impieghi extramusicali. Grandi artisti, che hanno fatto la Storia del Jazz, sono dovuti ricorrere, in alcuni periodi della loro vita, ad esempio, a fare altri mestieri come il tassista (McCoy Tyner), o l'impiegato delle poste (Kenny Dorham), o l'operaio elettrotecnico (Wes Montgomery)... e tanto più venivano distratti dal loro obbiettivo jazzistico tanto più in loro aumentava la loro determinazione nel percorso musicale.
La lunga collaborazione che talvolta si è instaurata fra alcuni famosi musicisti mi ha ispirato molti dei titoli che ho dato ai miei brani, che hanno nel titolo la prima parte di due cognomi (ad esempio: Dolbud = Eric Dolphy e Dennis Budimir, oppure Whehol = Kenny Wheeler e Dave Holland). In questo caso la fonte di ispirazione per i titoli, più che dalla loro musica è arrivata dal rapporto e dal dialogo intercorso fra le vite e gli ambienti socio-economici dei due musicisti.