DESCRIZIONE
Tra le chiese del territorio di Ardesio, quella della Madonna della Mercede a Cerete è tra le più recenti. La sua edificazione fu autorizzata l’11 dicembre 1756 dalla Curia vescovile di Bergamo e dal Senato della Repubblica di Venezia, ma i lavori furono completati solo nel 1783. Il motivo della dedica alla Madonna della Mercede resta incerto. Una possibile spiegazione è legata alla crescente attenzione, nel Settecento, verso la tratta degli schiavi africani, contro la quale si era sviluppato il culto mariano legato all’Ordine dei Mercedari, fondato per il riscatto dei prigionieri.
La chiesa si presenta con architettura semplice e sobria, in linea con le caratteristiche delle frazioni montane. Al suo interno conserva opere di notevole interesse devozionale e artistico. L’altare maggiore ospita un dipinto del 1857 realizzato da Antonio Brighenti di Clusone: la Madonna della Mercede è raffigurata insieme a San Pietro Nolasco e a uno schiavo inginocchiato, chiaro riferimento alla missione liberatrice dell’Ordine. Accanto, un secondo dipinto settecentesco, di qualità superiore, rappresenta nuovamente la Madonna della Mercede, testimoniando la continuità del culto.
Infine, una statua lignea della Madonna con Bambino completa il corredo artistico: pur compromessa da una riverniciatura moderna, resta un oggetto di profonda devozione popolare.
Questa piccola chiesa, pur nella sua semplicità, racchiude una forte carica simbolica e liturgica, legata al tema della liberazione e alla fede di una comunità raccolta attorno alla figura materna della Vergine.
Dal libro della Genesi - 20Dio disse: «Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo». 21Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati, secondo la loro specie. Dio vide che era cosa buona. 22Dio li benedisse: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra». 23E fu sera e fu mattina: quinto giorno.
Riflessione - La vita sta tra due parole di Dio: un comando e una benedizione. La prima vocazione è vivere. La benedizione ci dice che è bello esserci.
La maledizione è il rifiuto della nostra esistenza. La vita può essere limitata, vessata, povera, umile, debole e fragile, ma è quella, l’unica che hai! Quando mi lancio verso vite che non sono la mia entro in una prospettiva idolatrica e maltratto la mia vita che mi diventa ancor più odiata e rifiutata.
Maledico quello che sono e il bene che Dio ha posto in me.
A cosa ci sta chiamando Dio? Alla vita che ci è stata consegnata come benedetta. La vita che è la tua. Secondo la tua specie. La vita non si ingabbia negli schemi, ma va coltivata a partire da quello che sei, dal tuo concreto modo di amare. Vivere la vita valorizzando chi sei tu! Noi siamo benedetti da Dio proprio così come siamo e nei nostri limiti è nascosto il nostro modo unico di amare.
Tempo della preghiera
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con Te.
Tu sei benedetta fra le donne
e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo,
come era nel principio, e ora e sempre, e nei secoli dei secoli.