DESCRIZIONE
La chiesa è situata in località Bettuno Basso, fuori dall’attuale centro di Gromo. La posizione è storicamente significativa, trovandosi lungo un antico percorso viario che collegava il paese alle frazioni di Boario e della Ripa. Questo viale pavimentato in ciottolato di fiume testimonia l’importanza della chiesa come punto di riferimento spirituale e comunitario.
Storia e arte sono strettamente legate alla tradizione religiosa e culturale del territorio. Già documentata nel 1184, la chiesa di San Giacomo e San Vincenzo è stata testimone di numerosi eventi storici, tra cui l'autonomia concessa dal vescovo Guala nel XIII secolo. La chiesa era parte della pieve di Clusone fino al 1568 e, nel corso dei secoli, ha visto numerosi rifacimenti e ampliamenti. La consacrazione nel 1453, per esempio, è un momento significativo che segna una fase di grande sviluppo religioso per la comunità. La struttura attuale conserva elementi romanici, come le monofore e i portici, che si combinano con interventi successivi di epoche diverse, inclusi gli stucchi secenteschi e gli affreschi quattrocenteschi.
L’aspetto liturgico della chiesa è anch'esso significativo: la struttura a tre navate, con archi a sesto acuto che separano la navata centrale dalle laterali, ospita numerose opere d’arte sacra. Tra queste spiccano la Pala di Ognissanti, opera di Antonio Marinoni, e il polittico di San Giovanni Battista, che riflettono l’abilità degli artisti locali. Inoltre, il presbiterio, con le sue vetrate istoriate, contribuisce a creare un'atmosfera di grande solennità e spiritualità, elemento fondamentale per la vita liturgica della comunità.
L'interno della chiesa, arricchito da numerosi arredi sacri, tra cui il fonte battesimale cinquecentesco e una serie di tele e statue, rappresenta un'importante testimonianza della storia religiosa e culturale di Gromo, rispecchiando la devozione dei suoi abitanti nel corso dei secoli.
Dal libro della Genesi - 1In principio Dio creò il cielo e la terra. 2La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. 3Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. 4Dio vide che la luce era cosa buona e Dio separò la luce dalle tenebre. 5Dio chiamò la luce giorno, mentre chiamò le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: giorno primo.
Riflessione - Primo giorno: Dio è già all’opera nella tua vita. Lui vuole farti nuovo. Liberarti del peccato che ha rovinato la tua immagine di figlio di Dio. E tutto questo è un’opera sua!
Oggi puoi intraprendere questo cammino spirituale perché sei vivo. La vita, infatti, è la prima vocazione che Dio ti ha dato.
Cosa troviamo all’inizio? Il caos informe e il deserto. Noi vorremmo l’ordine sin dall’inizio nella nostra vita, ma dobbiamo fare pace con la nostra realtà: non siamo ordinati e autosufficienti. Dio ti ha creato così! Ti vuole dipendente dalle relazioni. Se fossimo autosufficienti non ci servirebbero gli altri. Non ci servirebbe Dio. I peccato nascono dal rifiuto di questa verità.
Partiamo, allora, da questo caos su cui cova lo Spirito di Dio. Lo Spirito santo non vola sulle cosa, ma le cova perché possa nascere la vita. Accettarci informi e deserti non deve spingerci alla disperazione, piuttosto, proviamo ad accendere una luce. Dio nel primo giorno della creazione fa luce sulle cose e le porta alla vita.
Accedo la luce e cosa vedo? Le prime evidenze!
Quelle cose che è mesi che devo fare e non ho fatto oppure quella visita che non ho prenotato. Cose semplici di cui non ci si vanta di averle fatte. La luce ci permette di smettere di vivere in modo distratto e casuale. Quali cose sono sicuro che devo fare?
La luce è giorno e la tenebra è notte. La luce, mi fa bene, la tengo, le tenebre, non mi fanno bene, non le tengo.
Tempo della preghiera
Sia la strada al tuo fianco, il vento sempre alle tue spalle,
che il sole splenda caldo sul tuo viso
e la pioggia cada dolce nei campi attorno
e, finché non ci incontreremo di nuovo,
possa Dio proteggerti nel palmo della sua mano.
San Patrizio