Il battistero di San Giovanni Battista, dove si dice sia stato battezzato Dante, si trova di fronte alla cattedrale di Santa Maria del Fiore, in piazza San Giovanni, ed è dedicato al patrono della città di Firenze.
Collocato all'esterno della cerchia delle mura, fu in seguito compreso, insieme al duomo, nelle mura realizzate da Matilde di Canossa ("quarta cerchia"). Attualmente si trova fra Piazza del Duomo e Piazza San Giovanni, fra il duomo e il palazzo Arcivescovile, nel centro religioso della città.
Nel battistero fiorentino aveva luogo l'investitura di cavalieri e poeti, solenni giuramenti e le celebrazioni in onore del patrono cittadino in occasione delle quali avveniva il dono di stoffe pregiate da parte dei magistrati del Comune.
Le origini del monumento sono incerte. Fino al Cinquecento si credeva che fosse nato come tempio del dio Marte. Nei secoli seguenti questa idea fu gradualmente abbandonata, anche perché, alla fine dell'Ottocento, scavando sotto l'edificio apparvero i resti di domus romane, probabilmente risalenti al I secolo d.C.
Entrando nell'edificio, l’attenzione è immediatamente catturata dal prezioso mosaico della cupola, una delle più grandi dell’epoca ad esser decorata con questa tecnica. Domina l'enorme figura di Cristo giudice con scene del giudizio universale che occupano tre degli otto settori della cupola. Negli altri cinque sono raffigurate le storie di San Giovanni Battista, patrono di Firenze, di Cristo, di Giuseppe e della Genesi. Al centro più in alto trovano posto le gerarchie angeliche.
Coloro che amano la cultura fiorentina e sono appassionati della storia dantesca conoscono senz'altro anche i luoghi di Firenze che al poeta sono strettamente connessi. Non sarà quindi sfuggito uno dei più noti aneddoti che circolano intorno alla figura del sommo poeta, tramandata per secoli e legata a quello che è definito il "Sasso di Dante", situato in piazza delle Pallottole, alla destra dell’abside del Duomo, su un marciapiede, accanto al portone d'ingresso di un antico palazzo. L' aneddoto narra che un giorno mentre il sommo poeta era seduto ed assorto nei propri pensieri sul sasso, passò di lì un uomo il quale gli chiese:- “Oh Dante, icchè ti piace di più da mangiare?" - "l’ovo” – rispose Dante. L’anno dopo, la stessa persona curiosa, ripassò di lì e trovò Dante, assorto e pensieroso, ancora seduto sul suo amato sasso e gli chiese: “Co’ icchè?"- “Co i’ sale!” . Questo episodio testimonierebbe quanto prodigiosa fosse la sua memoria da consentirgli di ricordare un avvenimento di poco conto a distanza di un anno.
Si può affermare con quasi assoluta certezza che Dante nacque a Firenze in un giorno tra il 14 maggio e il 14 giugno dell'anno 1265 (più probabilmente verso la fine di maggio), nella casa degli Alighieri (che era stata di Geri Del Bello) situata nel centro storico di Firenze, tra la chiesa di San Martino al Vescovo e la Piazza dei Donati, di fronte alla Torre della Castagna: è Dante stesso che lo racconta, narrando di essere nato nel 1265 all’ ombra della Badia Fiorentina, una delle chiese più antiche ed insigni di Firenze.
La Casa-Museo di Dante è situata in via Santa Margherita, nel pieno centro storico della città ed è stata restaurata nel 1911.
Su una lastra del pavimento della piazzetta antistante la casa, si trova un curioso profilo di Dante sbozzato, del quale si ignorano le origini.
Nel 1332, dopo la morte del poeta, il fratello Francesco vende ai Mardolli una parte della casa, mentre la parte rimanente continua ad essere, ancora per pochi anni, di proprietà dei figli di Dante da tempo lontani da Firenze.
I vari successivi proprietari avviano lavori di ampliamento, adattamento e rifacimenti che trasformano una buona parte del nucleo abitativo originario. Allo smembramento delle case Alighieri segue presto uno stato di degrado.
La memoria del luogo natale del Poeta, però, viene custodita dalla tradizione popolare che continua ad indicare quel gruppo di case umili e “obliate” come “casa di Dante”.
La torre presenta un filaretto in pietra, alcuni erri a "becco di cicogna" e le caratteristiche buche pontaie, ovvero un buco fatto intenzionalmente in una muratura per sostenere un'impalcatura di ponteggio. Inoltre, sul lato, è stato collocato un busto di bronzo di Dante, opera del famoso Augusto Rivalta.
Il Museo si articola in tre piani che scandiscono i momenti fondamentali della vita di Dante. Al primo piano sono documentati gli aspetti architettonici e socio-economici della Firenze di quei tempi e, insieme, momenti della giovinezza di Dante; al secondo piano il periodo doloroso dell’esilio del poeta e al terzo la fortuna della sua opera nella Sala della Divina Commedia.
Possiamo ritrovare tra gli scritti danteschi molti riferimenti alla vita sociale del poeta, grazie ai quali sappiamo che egli era molto legato a famosi poeti del suo tempo, tra i quali i noti Guido Cavalcanti e Lapo Gianni.
Fondamentale nella formazione poetica di Dante fu senz'altro l'amicizia con Guido Cavalcanti con il quale condivise l'esperienza elitaria della poesia, riservata solo a pochi eletti, i "fedeli d'amore".
"Questo fue quasi lo principio de l'amistà tra lui e me, quando elli seppe che io era quello che li avea ciò mandato": queste le parole di Dante nel primo sonetto della Vita Nuova, intitolato A ciascun' alma presa e gentil core, indirizzato ad altri poeti perché gli spieghino il senso della visione nella quale Amore fa mangiare il cuore del poeta a Beatrice; al sonetto risponderà Cavalcanti con il componimento Vedeste al mio parere onne valore.
Seguì una lunga serie di scambi di sonetti tra i due nei quali emerge una condivisione di sentimenti e aspirazioni sebbene Dante rivelasse, soprattutto nella seconda parte della Vita Nuova, un certo allontanamento dallo stile e dalle idee dell'amico. Sappiamo che i due avevano due concezioni dell'amore completamente diverse, praticamente opposte: in Cavalcanti c’è l’idea di amore come passione, tormento, sentimento travolgente che la ragione non può conoscere né controllare. L’impotenza della ragione provoca nel poeta paura e angoscia. La donna appare come un angelo ma non può elevare l’uomo a Dio.
Dante, dopo le prime prove nelle quali emerge una concezione cavalcantiana dell'amore, inaugura con le "nove rime" un'idea dell'amore tutta spirituale e mistica e un'idealizzazione della figura femminile: Beatrice è una creatura angelica, portatrice di salvezza, in grado di avvicinare l'uomo a Dio. Al centro della poesia non c’è più la sofferenza dell’amante ma le celebrazioni delle doti spirituali dell’amata.
Nel componimento Guido, I' vorrei che tu Lapo ed io, Dante esprime il suo desiderio di fuga dal mondo, insieme ai due amici Lapo Gianni e Guido Cavalcanti e alle loro rispettive donne amate, per ritrovarsi in una dimensione incantata, uniti da una comunione di intenti e desideri in un luogo di immutabile serenità. Nel sonetto Amore e Monna Lagia e Guido ed io, di difficile, per non dire impossibile, spiegazione, il poeta afferma che a causa di un'offesa recata ad Amore da un certo ser costui (forse Lapo Gianni), Amore stesso, monna Lagia, Guido e l'autore sono costretti ad allontanare una persona (Lapo stesso) che era venuta meno alle leggi del servaggio d'amore.
Piazza Santa Croce (o di Santa Croce) è una delle principali piazze del centro storico di Firenze ed è dominata dall'omonima basilica di Santa Croce. Anticamente questa zona era un vero e proprio isolotto avvolto dalle due braccia del fiume Arno, noto fiume che attraversa la città. Fin dalla sua inaugurazione, la piazza ha visto lo svolgersi di parate, manifestazioni e a partire dal Rinascimento del noto calcio fiorentino in costume.
Piazza Santa Croce è sinonimo di arte, bellezza e fascino, infatti è proprio qui che sorge la nota statua in onore del "sommo poeta". Questa è collocata alla sinistra della facciata della Basilica di Santa Croce; lo sguardo intenso che caratterizza il poeta avvolge i numerosi turisti che si fermano ad ammirare il capolavoro.
La statua è stata realizzata dal noto scultore Enrico Pazzi nel 1865 (a 600 anni dalla nascita di Dante) interamente in marmo bianco di Carrara. Inizialmente l' opera era collocata nel centro della piazza, ma a causa dell' alluvione del 1966, fu spostata in cima alla scalinata sul sagrato della Basilica di Santa Croce per consentire il gioco del calcio storico nello spazio cittadino. Il poeta è raffigurato in piedi con la corona d’alloro, ornamento conferito ai poeti dagli antichi. Nella mano destra tiene la sua Commedia, definita “Divina” da Boccaccio, mentre vicino a lui si trova un’aquila con le ali semichiuse, simbolo della Giustizia.
Chiesa di Santa Margherita dei Cerchi
Dante incontra per la prima volta Beatrice, identificata con la figlia del banchiere Folco Portinari e moglie di Simone de' Bardi (probabilmente nella chiesa di Santa Margherita dei Cerchi) all'età di nove anni; il nove, secondo la numerologia medievale che attribuiva un alto valore simbolico ai numeri, significava "miracolo".
Il secondo incontro avvenne nel 1287, quando Dante aveva 18 anni. Il poeta rimane ammaliato dalla donna che lo saluta. Per Dante e per tutti gli stilnovisti, il saluto era un gesto che possedeva un enorme significato: la parola deriva dal latino salus, salute, salvezza; il saluto dell’amata, infatti, era in grado di donare la salvezza spirituale all'uomo.
Dopo questo secondo incontro, Dante s'innamorò perdutamente della gentilissima. Il poeta le dedicò molti sonetti e liriche, e, secondo la tradizione stilnovistica, descrisse gli effetti che l'amore per Beatrice sortì sul suo animo.
Dante però, per non minacciare il buon nome della donna, non le dichiarò mai apertamente il suo amore.
Il poeta si ritroverà così a dover sposare una donna dello schermo, Gemma Donati, ciò fa sì che al poeta non sia più concesso il saluto, cosa che mortifica il suo animo. Alla morte di Beatrice, nel 1290, Dante si dispera e un'altra giovane fiorentina lo asseconda standogli vicino e facendo scaturire in lui un sentimento; alcuni studiosi ritengono che questa donna rappresenti la Filosofia che lo aiuta ad alleviare il dolore provocato dall’ amata. Ma, una notte, Beatrice appare in sogno a Dante e lo rimprovera, dicendogli di non dover amare nessun'altra donna al di fuori di lei.
Dante si innamora della donna angelo
"Quel sol che pria d'amor mi scaldò 'l petto,
di bella verità m'avea scoverto,
provando e riprovando, il dolce aspetto” .
Dopo la morte di Beatrice, il poeta inizia a raccogliere le rime sparse con l'intento di creare un'opera ben definita. Il risultato è un prosimetro, una narrazione mista di prosa e versi, la Vita Nova, nella quale Dante narra il suo amore per Beatrice; la gentilissima, figura reale ma carica di significati allegorici, è descritta come un angelo nelle sue sembianze e nelle movenze.
Tanto gentile e tanto onesta parela donna mia quand'ella altrui saluta,ch’ogne lingua deven tremando muta,e li occhi no l’ardiscon di guardare.Dopo la prima parte dell'opera nella quale il poeta vive l' Amore come tormento interiore e la seconda nella quale l' Amore diventa strumento di redenzione, nell'ultimo libro Dante afferma che non scriverà più di Beatrice finché non riuscirà a lodarla in un modo che nessuno ha mai usato precedentemente.
In effetti, Dante mantiene la sua promessa, dato che nessuno aveva mai parlato di alcuna donna come lui avrebbe poi fatto nella Divina Commedia. Nel capolavoro del sommo poeta, infatti, Beatrice viene posta nell'Empireo (il più alto dei cieli), ed è proprio lei che lo guiderà nel cammino in Paradiso, sostituendosi a Virgilio. Inoltre, è proprio Beatrice che chiede a Virgilio di soccorrere Dante che si è smarrito nella "selva oscura" del peccato e del traviamento morale.
La tomba di Dante fu costruita in stile neoclassico presso la basilica di San Francesco nel centro di Ravenna. Il Sommo Poeta visse gli ultimi anni della propria esistenza proprio nella città romagnola nella quale morì nel 1321. La tomba, attorno alla quale è stata istituita una zona di rispetto e di silenzio chiamata "zona dantesca", è monumento nazionale. All'interno dell'area sono compresi la tomba del poeta, il giardino con il quadrarco e i chiostri francescani, che ospitano il Museo Dantesco. Nel 2006-07 la tomba è stata restaurata e la facciata è stata completamente ridipinta.
La tomba vera e propria, rivestita di marmi e stucchi, consiste in un sarcofago di età romana con sopra scolpito (in latino) l'epitaffio composto da Bernardo Canaccio nel 1366):
"Iura monarchiae superos Phlegetonta lacusque
lustrando cecini volverunt fata quousque
sed quia pars cessit melioribus hospita castris
actoremque suum petiit felicior astris
hic claudor Dantes patriis extorris ab oris
quem genuit parvi Florentia mater amoris"
"CHIESA DI DANTE"
La chiesa di Santa Margherita dei Cerchi è considerata anche la "chiesa di Dante". Si dice che il poeta qui sposò Gemma Donati e conobbe l'amata Beatrice Portinari, la cui famiglia aveva in questa chiesa le proprie sepolture.
È invece inverosimile l'ipotesi che qui sia sepolta la stessa Beatrice, perché essendo maritata Bardi il suo sepolcro dovrebbe trovarsi nella tomba della famiglia del marito, situata nel Chiostro Grande di Santa Croce.
Nonostante ciò, la piccola chiesa resta la destinazione degli appassionati di Dante e degli ammiratori dell'angelica Beatrice, i quali spesso lasciano dei messaggi personali a lei dedicati, raccolti in un cestino vicino alla sua "tomba".