Nella prefazione del suo libro di ricette mediche scrive:
«Il male fisico deve essere odiato da tutti gli esseri viventi, ma soprattutto dai medici che, se non sono generosi e altruisti, come esige la loro professione, devono essere detestati da tutti. Quindi chi è legato, secondo le regole, al sacro giuramento del medico, non dovrà dare un veleno nemmeno ai nemici, [...] ma promettere il suo soccorso senza distinzione a tutti e impegnarsi a non recare mai danno ad alcuno. Ippocrate, fondatore della nostra professione, pose alla base di questa disciplina un giuramento [...]; egli voleva imprimere cosi un profondo senso di rispetto verso la vita umana [...). La medicina è scienza del guarire, non del nuocere. E se il medico non dedicasse tutto se stesso a soccorrere chi soffre non farebbe dono agli uomini di quella pietà a cui si è impegnato con la sua promessa (trad. M. Cardini).
Le parole di Scribonio sono straordinariamente vicine al contenuto del Giuramento di Ippocrate (V sec. a.C.) su cui ancora oggi giurano coloro che intraprendono la professione medica.