Intervista al dottor Menchise
Intervista al dottor Menchise
Qual è la prima cosa che pensa ogni mattina prima di andare a lavoro e cosa pensa invece la sera quando torna casa dopo la giornata trascorsa in ospedale?
Qual è la prima cosa che pensa ogni mattina prima di andare a lavoro e cosa pensa invece la sera quando torna casa dopo la giornata trascorsa in ospedale?
«Prima di andare a lavoro penso, speriamo vada tutto bene e quando esco penso, per fortuna è finita, e ciò è quello che penso sempre indipendentemente dal periodo che stiamo vivendo.»
«Prima di andare a lavoro penso, speriamo vada tutto bene e quando esco penso, per fortuna è finita, e ciò è quello che penso sempre indipendentemente dal periodo che stiamo vivendo.»
In molte storie gli eroi hanno quasi sempre un nemico da combattere. Per lei, come anche per gli altri medici, chi è il nemico?
In molte storie gli eroi hanno quasi sempre un nemico da combattere. Per lei, come anche per gli altri medici, chi è il nemico?
«Il nemico sicuramente non è una malattia, perché per la maggior parte delle malattie conosciamo la cura. Il nemico, a volte, è proprio il fatto che non riusciamo a fare quello che vorremmo fare. Capita, infatti, che i malati non riusciamo a salvarli o non riusciamo a impostare le terapie giuste perché, fondamentalmente, non ce ne sono o non si arriva in tempo. Io faccio il rianimatore e molte volte anche il nostro approccio alle patologie che curiamo sono “tempo-dipendenti”: il tempo c’è, dobbiamo trovarlo, ma capita che si arrivi tardi (basti pensare ai traumi della strada). Il nemico è quindi l’impossibilità di fare ciò che vorremmo fare.»
«Il nemico sicuramente non è una malattia, perché per la maggior parte delle malattie conosciamo la cura. Il nemico, a volte, è proprio il fatto che non riusciamo a fare quello che vorremmo fare. Capita, infatti, che i malati non riusciamo a salvarli o non riusciamo a impostare le terapie giuste perché, fondamentalmente, non ce ne sono o non si arriva in tempo. Io faccio il rianimatore e molte volte anche il nostro approccio alle patologie che curiamo sono “tempo-dipendenti”: il tempo c’è, dobbiamo trovarlo, ma capita che si arrivi tardi (basti pensare ai traumi della strada). Il nemico è quindi l’impossibilità di fare ciò che vorremmo fare.»
Il lavoro che stiamo svolgendo è sull’eroe, noi abbiamo scelto lei per rappresentarlo. Se le fosse affidato il compito di individuare qualcuno come ‘eroe’ quale sarebbe la figura scelta?”
Il lavoro che stiamo svolgendo è sull’eroe, noi abbiamo scelto lei per rappresentarlo. Se le fosse affidato il compito di individuare qualcuno come ‘eroe’ quale sarebbe la figura scelta?”
«Sarebbero tutti quelli che riescono a fare le cose per bene, onestamente e tutti giorni. Ripeto, non credo che io come tutti i miei colleghi, anche di altri ospedali, ci siamo mai sentiti eroi anche di fronte all’emergenza Covid perché questo è il nostro lavoro. Eroe è anche un operaio che va a casa con 1000 euro al mese e ha una famiglia da mantenere. L’eroe moderno, secondo me, sta in questo.»
«Sarebbero tutti quelli che riescono a fare le cose per bene, onestamente e tutti giorni. Ripeto, non credo che io come tutti i miei colleghi, anche di altri ospedali, ci siamo mai sentiti eroi anche di fronte all’emergenza Covid perché questo è il nostro lavoro. Eroe è anche un operaio che va a casa con 1000 euro al mese e ha una famiglia da mantenere. L’eroe moderno, secondo me, sta in questo.»
Spesso gli eroi hanno un aiutante, come Atena per Achille, per lei qual è il suo aiutante fondamentale?
Spesso gli eroi hanno un aiutante, come Atena per Achille, per lei qual è il suo aiutante fondamentale?
«I colleghi, i collaboratori, gli infermieri… ma nessun cavallo bianco.»
«I colleghi, i collaboratori, gli infermieri… ma nessun cavallo bianco.»