Mio cugino Eros, da qualche tempo si è dedicato alla pulizia della sua cantina. Ed ecco come per magia, fra tante cianfrusaglie, saltar fuori, come da un cappello di prestigiatore, il suo presepio.
Come non pensare a me ed alla mia passione? Così qualche mese fa mi telefonò perché lo andassi a prendere. Mi fece vedere il vecchio cartone in cui era stato risposto ed il suo interno.
Rimasi sconvolta per la devastazione del tempo. Il contenuto informe era sommerso da una fitta coltre di muffa bianca, quasi bambagia, quasi una soffice neve da me tanto agognata e poi una miriade di coriandoli, la frantumazione di anni dei vecchi giornali che conservavano le statuine. Mi disse che aveva provato a pulirne qualcuna e che la muffa se ne sarebbe andata. Lo portai a casa non troppo convinta e molto dispiaciuta per la fine misera che gli era toccata.
Credo di non aver mai visto il presepio di Eros poiché quando lo esponeva, nei lunghi inverni della nostra giovinezza, io ero molto distante da lui. Ma probabilmente anche ad Eros devo la mia passione perché qualche vecchia casetta di legno e cartone fatta da lui, finì nel mio presepio.
Lui ad un certo punto le rimpiazzò e se ne disfece. Le sostituì con alcune di ceramica che non ho mai visto prima in un presepio. Magari non proprio consone ad uno di cartapesta e terracotta, ma certamente uniche e strane.
Che i miei cugini fossero dei genialoidi, in famiglia lo si sapeva, ma io, per Eros, ho sempre avuto quell’ammirazione per la sua capacità di risolvere ogni cosa fin da quando era adolescente. Quindi la mia affezione di allora ha attraversato i lunghi anni della nostra vita e questo presepio che passa di mano è solo un piccolo simbolo dell’affetto che ci lega.
Oltre alle casette di ceramica mi hanno colpito due cose. Alcuni personaggi sono simili ai miei, più piccoli o più grandi. Ma la cosa che mi ha stupito è il fatto di aver sempre pensato che questo genere di presepi provenissero da Napoli. In realtà le statuine di Eros, marcate sotto, provengono da Milano (C.C) e non saprei dire se le facessero qui, imitando le altre, o se fossero state fatte a Napoli con il marchio milanese. Nessuna delle mie è marchiata.
Portai il vecchio presepio in montagna dove all’aperto mio marito, con la sua infinita pazienza, lo spolverò, lo pulì per benino e lo lucidò, aggiustando, se necessario, qualche personaggio zoppicante. Quanta passione vi ha messo pensando a quanto rappresentava per me, ma ora questo magnifico presepio è esposto vicino all’altro perché in qualche modo possiamo raffrontarlo e commuoverci al passare degli anni ed al ritrovato “giocattolo” della nostra vita.
mimma.
1° dicembre 2011