Parlare di presepi europei in un Europa così grande, così diversa per usi e tradizioni richiederebbe uno spazio ed un approfondimento maggiore e più consono.
Quindi parlerò di quelli spagnoli, terra a cui sono molto legata per diversi motivi.
In occasione di un viaggio in Spagna, circa 15 anni fa, ebbi modo di acquistarne un certo numero per la differenziazione degli oggetti con i gusti più disparati.
A Burgos, città magnifica, ne acquistai due in legno con molti equivoci, poiché io ritenevo che la provenienza fosse da Madera, mentre erano fatti in madera, legno e la cosa che mi colpì era che fossero fatti per il mercato germanico.
Quindi inutile cercare di decifrare provenienze o produzioni. Come in tante altre cose la provenienza è spesso mistificata.
A Saragozza, nella piazza di S. Maria del Pilar, c’era un negozio di oggetti religiosi con una varietà infinita di possibilità.
Lì ne acquistai parecchi perché tutti erano diversi.
A parte uno bellissimo con grandi personaggi in gesso smaltato con colori dorati, impazzii per uno con tutti i personaggi possibili della quotidianità spagnola. E così acquistai la guardia civil, il torero, i ballerini andalusi e quelli di flamenco. Ma ritornandoci alcuni anni dopo non potei ignorare di acquistare anche un Pellegrino. Quello, davanti al presepio avrebbe rappresentato me ed ovviamente ne sono molto fiera.
A Leon, solo qualche anno fa, mi capitò di trovare le palomares (colombaie) in miniatura, per me veramente deliziose e le acquistai senza pensare di metterle in un presepio. Certo, ora che ho percorso più cammini posso identificare quelle rotonde come appartenenti alla zona della Castiglia alta, Palencia, mentre quelle quadrate sono maggiormente visibili nella via de la Plata.
Sono per lo più Presepi con personaggi felici e ridenti e si capisce come i popoli dell’America latina abbiamo poi esaltato questa felicità dell’accadimento.
Di spagnoli, negli anni, ne ho collezionato molti: piccoli e grandi, importanti o meno, ma a tutti sono legata per la familiarità dei luoghi e della gente.
E guardandoli non posso dimenticare l’accoglienza di questo popolo in questi lunghi anni, non posso dimenticarmi di essere a casa.
mimma