Dell’Asia conoscevo poco. L’avevo sempre associata alla Grande Cina con acqua, riso e tanta gente: povera.
Mi affascinava l’India: per le grandi avventure di Sandokan, di cui avevo letto famelicamente tutti i libri, per i “maharajah”, i loro fantastici palazzi e le loro favolose immense ricchezze che ci facevano sognare. Ero attratta dai vestiti delle geishe giapponesi, ma poco di più sapevo di questi popoli. Sapevo ovviamente che non erano cristiani e che migliaia di Dei sconosciuti facevano parte della loro vita: Buddha, Confucio, Visnu e… perfino gli antenati. Quando mi capitò di trovare un Presepio asiatico scoprii mondi diversi, perché ai miei occhi loro apparvero diversi.
L’unico ricordo che riesco a raccordare alla Grande Cina, sebbene non ne possegga un Presepio, fu la conoscenza di un ragazzo poi scomparso per sempre dalla mia vita.
Credo avessi 16 anni, quando una mia amica mi invitò ad andare con lei in montagna a sciare la domenica successiva. Succedeva spesso che lo facessero perché io, essendo ancora molto infantile d’aspetto, oltre a non essere una degna rivale, ero anche una sicura garanzia per le loro mamme che mi ritenevano brava e giudiziosa.
Sul pullman, che ci portò a Madonna di Campiglio, mi toccò in sorte di essere seduta vicino ad uno strano irsuto e dinoccolato ragazzo di poche parole.
Da quel momento la mia amica mi ignorò totalmente per tutto il giorno occupata a farfalleggiare fra i ragazzi del gruppo.
Il mio vicino era di poche parole ma pian piano qualcosa mi disse. Era uscito pochi giorni prima di prigione, dove era stato un anno e mezzo. Non ne seppi mai il motivo (allora non c’era il problema della droga), né seppi più nulla di lui che sarebbe partito dopo pochi giorni per un lavoro in Cina procuratogli da uno zio molto facoltoso.
Ovviamente questo fatto me lo fece vedere in modo diverso, con un senso di pietà ma anche di straordinarietà per la mia vita molto normale. Fatto sta che camminammo insieme quasi senza parlare per tutto il giorno.
E fra i pochi miei ricordi riguardanti l’Asia, devo mettere con una certa inquietudine, ed anche rispetto, questo ragazzo di cui non conosco neppure il nome.
Pochi anni fa ebbi occasione di visitare l’Armenia di cui in epoche recenti, grazie al libro della Arslan si è molto rivalutata la memoria.
Il paese è povero, ma con molta dignità. La terra, con poco verde e molta ossidiana, incanta per la sua gente. La loro religione cristiana è anteriore alla nostra (prima ancora dell’Editto di Costantino) e magnifiche sono le loro chiese. La cosa che più colpisce però sono le loro croci così uniche, straordinarie e antiche. Un paese che ha dato natali illustri a molti poeti, musicisti ed artisti sparsi per tutto il mondo e che da tutto il mondo continuano ad aiutarlo per mantenerne vive le radici e l’orgoglio.
E con questa religiosità così antica va da sé che qualche presepio sia riuscita a reperirlo. Anche qui, come altrove, vi è la capanna di legno ma anche i vari personaggi sono in legno con una ricchezza di provenienza e colori diversi. Eppoi la terracotta. Ma la cosa che mi colpì allora, ma anche adesso quando li riguardo, è la strana posizione accovacciata di Giuseppe, molto preoccupato, come non sappia quale sia il suo ruolo.
Ed in questa tenerezza, in questa accettazione, rivedo l’essenzialità orgogliosa ed indomita di questo popolo al confine di due continenti.
In fondo anche noi ogni giorno, dobbiamo scegliere.
E non sempre la nostra scelta sarà quella giusta.
mimma