Poco avrei da aggiungere per raccontare questo grande Presepio oltre a quanto già detto nella mia lunga presentazione.
Al di là del suo valore o della sua bellezza, per me è importantissimo perché da questo è iniziata la mia passione.
Ma non è solo amore, passione o ammirazione quella che appare nei miei occhi quando ogni anno prima del Natale apro le valigie, dove è riposto, per “fare” il mio Presepio.
Ogni anno guardo queste statuine come fossero vive, personaggi d’altri tempi con l’umiltà e la povertà di ciò che rappresentano. Un piccolo saluto, una carezza, uno stringimento di cuore. E guai se mi accorgo di una ammaccatura a cui mio marito riesce sempre ad ovviare.
Ognuna ha una storia, ognuna un ricordo. E qualcuna è anche una storia di piccole rinunce perché sacrificavo il denaro che zia Gigetta, la sorella maggiore di mio padre, ci dava ogni domenica perché potessimo soddisfare qualche piccolo desiderio o ci comprassimo qualche dolciume. Zia Gigetta era speciale, di una dolcezza e bontà incredibili. Cara zia, non si era mai sposata per accudire prima i fratelli e poi i nipoti. Era paziente e disponibile e con noi anche molto generosa. Come non ricordare anche lei in questo Presepe della memoria. E proprio qui sta l’importante: la continuità della tradizione, della vita. Il sapere che i miei figli, almeno in queste piccole cose, si ricorderanno di me, così come io ora ricordo i miei.
E’ un tenerli vivi nei ricordi, e se ai miei ricordi aggiungo quelli di mio marito è come se si concludesse il ciclo della vita. Nulla è mai per caso se c’è amore.
mimma