Anche lui amava i Beatles e i Rolling Stones, come cantava Gianni Morandi. Ma un giorno è partito per il Vietnam e non è più tornato. Volava su un elicottero che è stato abbattuto dai vietcong. Era il 12 ottobre 1970. Sono passati 40 anni. Gli amici di Finale Ligure, che lo hanno conosciuto su un campo da baseball e al Bar Centrale, lo vogliono ricordare. E raccontare la sua storia che è poi la storia del baseball a Finale, anzi dei mitici "Sharks", gli squali. Robert Cady, professione militare, nato a Spokane (Washington State), era stato inviato da Zio Sam nella base dell'US Air Force di Pian dei Corsi, denominata Scatter, lungo la strada che dalla costa s'inerpica verso il Passo del Melogno. Nelle ore di libertà la meta preferita, ovvio, era la Riviera. I primi ingegneri, engineers, dell'aviazione degli Stati Uniti, che in un batter d'occhio avrebbero messo su la base radio, erano alloggiati all'hotel Tritzo, in via Torino, accanto all'arco di Carlo Alberto. I camerieri capivano solo le parole rock n'roll e, appunto, baseball. Era il 1966, la radio «Voice of America»» dei loro gipponi suonava Janis Joplin, Jimi Hendrix, Crosby, Stills, Nash&Young. Al campo Viola, da allora diventato il tempio del baseball made in Finale, ecco comparire le prime palline bianche, i primi guantoni, le prime mazze. Il campo sportivo era ridotto a una discarica. Arrivavano i circhi, le roulotte delle giostre, perfino gli zingari. Ma poi è stato sistemato ed è diventato un «diamante». «Mio padre Adelio, presidente della Polisportiva Finalpia - racconta Gianni Capra, albergatore, già calciatore del Savona ai tempi della serie C e D, già consigliere comunale - chiamò la federazione del baseball, che allora in Italia si chiamava pallabase, si fece dare del materiale, qualcosa acquistò a caro prezzo, quindi creò la squadra». C'erano anche Mimmo Tritzo, Bobo Boncardo, Piergiorgio Parodi, Giorgio Moro, Paolo Naldini, Pilade «Nino» Giambiase. Si erano radunati attorno a due soldati americani che, più di altri, non vedevano l'ora di tornare a giocare a baseball e trasmettere la loro passione. Uno era Robert «Houston» Cady, l'altro James «Lou» Lewis, un ragazzone di colore dal sorriso e dal cuore grandi così. Detto fatto. Gli Sharks erano pronti per cominciare. Che squadrone: vinceva sempre, tanto che la promozione in serie B arrivò presto e Finale divenne un punto di riferimento del baseball ligure. E quando in rada, per San Pietro e Paolo, gettavano l'ancora le navi della flotta a stelle e strisce, nel programma non mancava mai la partita di baseball. Figurarsi: quelli della marina Usa, abituati a giocare sul ponte elicotteri dei cacciatorpediniere, erano convinti di stravincere. Ma quelli della U.S.S. Vernon Ricketts e della U.S.S. Leahy giocarono contro gli Sharks e persero. A Finale giocò anche la futura Nazionale di softball contro la squadra della base Nato, più probabilmente soldatesse e mogli di militari americani. «Ci volle tanto coraggio perché ci trovammo di fronte delle matrone - ha scritto il coach italiano, Riccardo Mangini - mentre le nostre erano ragazzine. Che comunque vinsero l'incontro 19 a 11».
Robert Cady ha lasciato presto Finale, James Lewis (oggi residente nel Maryland, lo Stato di Baltimora e di Ocean City che si è gemellata con Finale nel 1996) è rimasto più a lungo anche a causa di una storia sentimentale con una signora del Borgo. Dove ancora oggi c'è chi ricorda quei ragazzi mentre entravano nell'unico bar, in piazza, appunto il «Centrale», dove facevano il conto in base al numero di bicchierini da grappa necessari per un «wisky on the rocks». Ma spesso l'alcool era annacquato, ci volevano parecchi «tumbler» per una sbronza e dimenticare il Vietnam. Laggiù, nel Sud Est dell'Asia, Robert Cady ha perso la vita. Ne abbiamo avuto conferma inviando una mail al direttore del Washington State Department of Veteran Affairs allegando una foto della squadra di baseball di Finale con «Houston» accanto ai suoi compagni. Incredibile: nel giro di pochi minuti è arrivata la risposta. Eccola: «Mr Cady is listed on the Washington State Vietnam Memorial. Unfortunately, we don't have a way to identify him from the photo that you provided». La stessa lettera l'abbiamo scritta al sindaco di Spokane, Mary Verner, pregandola di trasmetterla alle sorelle di Robert, Brenda e Roberta. Tutto questo è stato fatto grazie all'avvocato Luca Battaglieri che ha fatto risorgere il baseball a Finale nel 1978, complice l'assessore allo Sport di allora, Nazario Masiero e in compagnia di Gianni Reciputi, Antonio Pastorino, Elvio Tessiore, Enzo Ferrari e addirittura con uno sponsor (la concessionaria Renault di Antonino Vario). Poi la Virtus del professor Fiaschi dai tanti successi e dalla vita breve, perché nel 1982 tutto finì. Ma Luca Battaglieri, che un po' matto lo è davvero, ha fatto rinascere tutto con la squadra di softball «Aquila», in onore del torrente e della vallata che da Orco Feglino scendono a Finalborgo. Lì c'è l'unico impianto che potesse ospitare gli eroici giocatori e le eroiche giocatrici di un club che è associato alla Polisportiva del Finale. E con tutto il daffare che comporta essere il presidente di una società sportiva, l'avvocato Battaglieri non si è dimenticato di Robert Cady perchè i suoi amici appassionati di baseball, un po' più avanti con gli anni, non potevano non ricordarsi del sorriso e della simpatia di quel ragazzone americano che correva da una base all'altra e quando saliva in pedana batteva da Dio.
(Pierpaolo Cervone)