Oltre alla perdita dell’insularità, l’irruzione del ‘moderno’ ha intensificato la pedonalizzazione del tessuto urbano (interramenti, nuovi ponti, ringhiere lungo i canali) a discapito della navigabilità. Se si vuol salvare Venezia mettendone in risalto la lentezza si dovrebbe difendere la cultura del remo e limitare l’opposta cultura del taxi e delle barche a motore ripensando il piano della viabilità acquea per scopi turistici e commerciali in termini attuali e non certo per tornare al passato. La forma di Venezia è stata condizionata dall’acqua, dai canali e dalla Laguna, un ambiente marino a sua volta regolato fin dal medioevo da titanici interventi umani. È l’acqua che ancora consente a Venezia di mantenere la sua millenaria lentezza. È ai suoi rii, dal profilo sinuoso, che si deve un altro tratto caratteristico della città: la irregolare molteplicità delle sue forme edilizie e artistiche che, sedimentando e contaminandosi, hanno dato luogo a uno dei più straordinari teatri dell’ingegno e della creatività umana. Qui risiede l’unicità di Venezia, frutto del lavoro, delle contese e delle scelte di chi l’ha abitata. Per coloro che vedono in Venezia una risorsa da sfruttare all’infinito mediante il potenziamento delle sue vie d’accesso, i principali ostacoli sono l’acqua e l’intangibilità del patrimonio storico. Questi due fattori offuscano alcuni idoli della modernità: il progresso continuo e inarrestabile, la velocità, il nuovo e la quantità, contrapposti a una crescita sostenibile, alla lentezza, alla salvaguardia dell’antico e alla qualità. La cultura, i suoi protagonisti e le sue istituzioni, potranno contribuire a governare Venezia allontanandosi da interpretazioni manichee e costringendo i fautori del ‘moderno’ entro i limiti della salvaguardia e della tutela. Venezia deve continuare ad accogliere il ‘moderno’ e, nel contempo, impedirne la tracotanza, la sua hỳbris. Si possono costruire nuovi ponti, ma non scoperchiare un tetto per farne un belvedere; rialzare la pavimentazione, ma non sottrarre i ‘masegni’ per rivenderli altrove come reliquie; scavare nuovi canali, ma senza sconvolgere l’assetto idrogeologico della Laguna.