Arnaldo Fortini avvocato storico e letterato fu a capo dell’amministrazione comunale di Assisi per tutto il ventennio fascista.
Si laureò in giurisprudenza all’università di Perugia nel 1912, e intraprese la professione di avvocato, senza tuttavia abbandonare gli studi storici e la passione per la musica e la poesia.
Allo scoppio della prima Guerra Mondiale partì volontario e venne assegnato, come difensore, al Tribunale di guerra del quinto corpo di armata di stanza e a Thiene nel Vicentino.
Nel 1919 ricevette la croce al merito di guerra, rientrato ad Assisi nel 1920 Arnaldo Fortini riprese ad attività di avvocato.
Nel 1913 divenne consigliere della Società Internazionale di Studi Francescani di Assisi della quale fu in seguito presidente dal 1932 sino alla morte. Nel 1920 venne nominato Presidente dell’Accademia Properziana del Subasio. Eletto sindaco di Assisi nel 1923 soltanto al momento della sua nomina si iscrisse al Partito Nazionale Fascista; nel 1926 assunse la carica di Podestà di Assisi che mantenne fino alla caduta del regime fascista nel 1943.
Reintegrato nelle sue funzioni nel settembre 1943 conservò formalmente la carica di podestà fino all’uno marzo del 1944.
In questo difficile periodo Arnaldo Fortini si adoperò, in collaborazione con padre Beddoes e monsignor Giuseppe Placido Nicolini, affinché Assisi fosse risparmiata dagli orrori della guerra; indirizzò al governo della Repubblica Sociale un appello inviato alla segreteria di Stato vaticana per salvare la città e i suoi monumenti da inutili distruzioni.
Quando, dopo l’occupazione di Assisi da parte dei Tedeschi, gli fu richiesto di consegnare un certo numero di cittadini come ostaggi Fortini rifiutò.
Il 17 luglio 1944, un mese dopo la liberazione della città da parte delle truppe anglo americane, Arnaldo Fortini fu arrestato per ordine del comando alleato di Perugia e inviato al campo di concentramento di Padula.
Dopo l’arresto dell’avvocato Fortini, monsignor Nicolini indirizzò al governatore alleato una lettera di rammarico sottoscritta da altri cittadini.
In favore dell’avvocato Fortini intervenne anche il professor Emilio Viterbi, cittadino italiano di religione ebraica, che in una sua testimonianza scritta dell’agosto 1944 dichiarò ”Arrivati in Assisi il giorno 9 ottobre 1943 per sfuggire alle persecuzioni razziali, alcuni giorni dopo, ci recammo presso l’avvocato Arnaldo Fortini, allora podestà di Assisi, per esporgli francamente la nostra situazione ed avere consiglio. Subito avemmo da lui comprensione e appoggio, come pure consigli che valsero in gran parte alla nostra salvezza.
Egli telefonò personalmente, in nostra presenza, per farci considerare trasferiti a Firenze, perché i nostri nomi non risultassero più sia all’annonaria, sia all'anagrafe.
Dopo il 1 dicembre 1943, giorno in cui ebbe esecuzione il decreto di sequestro dei beni ebraici e di internamento di tutti gli ebrei in campo di concentramento, personalmente si recò a Perugia per riscuotere 100.000 lire derivanti dalla vendita da me fatta di titoli nominativi.
Durante lo stesso periodo di persecuzione detenne presso di sé tutti i nostri valori e numerosi titoli nominativi che ci riconsegnò il giorno della liberazione.
Egli telefonò in nostra presenza ad un impiegato del Municipio per farci ottenere il rilascio della carta di soggiorno e conseguenti carte annonarie nel nuovo cognome di Varelli da noi assunto temporaneamente per sfuggire alle persecuzioni qualificandoci per persone sue intime e conoscenti.
Posso inoltre lealmente affermare che nei vari colloqui avuti con l’avvocato Fortini, egli si dimostrò con noi apertamente contrario alle direttive assunte negli ultimi tempi del fascismo". Questo mi sono permesso di esporre per dovere di gratitudine verso di lui per la sua opera disinteressata e perché corrisponde alla più assoluta verità.
Liberato il 31 Agosto, nuovamente arrestato a ottobre dalla polizia italiana, venne rilasciato due mesi dopo, a condizioni che rimanesse un anno lontano dalla provincia di Perugia.
Nel 1946 Arnaldo Fortini poté finalmente fare ritorno ad Assisi e riprendere la sua attività di avvocato e di studioso.