Civetta
Athene noctua
(foto di Andrea Daina Palermo)
Athene noctua
(foto di Andrea Daina Palermo)
La civetta (Athene noctua) è un rapace notturno, appartiene all'Ordine dei Strigiformi, alla Famiglia Strigidae. Nel nostro paese è una specie sedentaria e nidificante.
Classe: Uccelli
Ordine: Strigiformes
Specie: Athene noctua
Famiglia: Strigidae
Stato conservazione: rischio minimo (LC)
Foto: https://www.ecomuseomartesana.it/paesaggistico/paesaggi/fauna/civetta-athene-noctua/
La civetta è lunga circa 21-23 cm, ha un'apertura alare di 53-59 cm e un peso che varia da 100 a poco più di 200 grammi. Ha forme tozze, capo largo e appiattito senza i ciuffi auricolari tipici del gufo, occhi gialli e zampe lunghe parzialmente rivestite di setole. La parte superiore è grigio-bruno macchiata di bianco mentre in quella inferiore è prevalente il bianco, macchiato di brunola.
Foto di Luigi Fino
Essendo un carnivoro opportunista, Athene noctua si nutre di una grande varietà di prede appartenenti a più di 500 specie diverse, ma cattura soprattutto piccoli roditori e grandi invertebrati come i lombrichi. Per questo rapace il periodo degli amori inizia ai primi di febbraio con il maschio che difende un territorio ed emette dei suoni per attrarre le femmine e intimorire i rivali. Quando una possibile compagna di avvicina, il maschio le offre una preda come dono nuziale e, se il regalo è gradito, si forma una coppia che solitamente è monogama.
La civetta è un uccello carnivoro-insettivoro, sedentario, nidificante e migratore. Durante i mesi più freddi, infatti, si sposta nelle regioni più calde per svernare. Si nutre principalmente di piccoli mammiferi, uccelli, grossi insetti, lombrichi, rettili e anfibi.
La civetta è molto adattabile e vive in tutti gli ambienti: zone aperte, pianeggianti, collinari, montane, boscose e alberate, coltivate e incolte, secche e umide, appartate e frequentate. Predilige gli ambienti urbanizzati, soprattutto quelli rurali.
La civetta è carnivora, prettamente insettivora. Come tutti gli strigiformi, è capace di ingoiare le prede intere, salvo poi di rigurgitare, sotto forma di borre, le parti indigeribili (peli, piume, denti, ossa, guscio cheratinizzato degli insetti).