Qualche settimana fa, in classe, abbiamo tenuto un incontro con un atleta del mondo del paracadutismo: Livio Piccolo.
Livio ha 47 anni ed è stato un grande campione e vincitore di molte gare in questo sport.
Il nostro ospite ha iniziato con una sua presentazione.
Ciao ragazzi, mi chiamo Livio, faccio il paracadutista di professione, abito a Velletri ma non sono di Velletri e ho anche una scuola di paracadutismo nelle Marche. Sono figlio di due paracadutisti dai quali ho ereditato questa passione e sono a vostra disposizione!
Così abbiamo iniziato con le domande, avendo veramente molte curiosità su questo mondo a noi sconosciuto.
Che emozioni hai provato la prima volta che ti sei buttato?
La prima volta non c’è emozione... è un trauma... mai più!
Ad essere sincero, il primo vai tranquillo non sapendo ciò che ti aspetta, il secondo avrei dato tutto pur di non farlo...una paura...
E poi man mano che lo fai è come una droga e non riesci a fare a meno di quell’adrenalina.
A quanti anni hai iniziato a fare paracadutismo e in cosa consiste questa disciplina?
Ho iniziato a 16 anni e questa disciplina consiste nel salire in aereo e andare a 4000m, hai 35 secondi, devi comporre delle figure prestabilite in aria, chi fa più figure corrette in quel breve tempo per 10 round vince.
Hai mai fatto lanciare uno dei tuoi due figli?
Purtroppo si...il lancio più brutto della mia vita, perché ora è coinvolto emotivamente, ora devo farlo fare al secondo e non riesco a dirgli di no.
A cosa pensi prima di buttarti?
Bella domanda...prima di buttarmi penso esattamente a tutti gli esercizi che devo fare e ripasso tutte le figure a memoria.
Come riesci a mantenere sempre la concentrazione e la calma?
Allora, la calma ti viene facendo le gare; più gare fai e più ti alleni mentalmente. Ci vogliono tanto allenamento e tanta pazienza.
Come ti sei sentito dopo aver vinto molti premi?
Esattamente come prima, è una cosa che faccio per me, certo è una cosa che mi gratifica molto, ma non mi ha cambiato fondamentalmente.
Quando sei sull’aereo e stai per buttarti, non hai mai avuto paura dell’altezza?
Sempre, anche lo scorso mercoledì! È l’unica cosa che ti tiene sveglio e attento, quando non hai paura succede il patatrac... sempre avere paura!
Cosa ha significato per te ottenere il record delle vittorie italiane del paracadutismo nella disciplina a squadre?
Da una parte ti direi che sono molto orgoglioso che dal 1995 le vinco tutte, dall’altra mi fa pensare che sia uno sport che sta andando a morire o che non ci sono giovani motivati.
Quali sono le sfide principali che hai dovuto affrontare?
Beh sicuramente la sfida più grande è avere la squadra giusta al momento giusto!
(A questo punto Livio ci ha mostrato alcune delle sue attrezzature)
A cosa serve questo specchietto?
Potresti arrivarci... è una cosa molto semplice ed attuale.
Tutti quanti al giorno d’oggi sono sempre pronti con i telefoni per scattare i selfie da mettere su Instagram, tutti hanno una go pro, lo specchio serve per vedere se la lucetta è accesa e allora possiamo saltare.
Poi magari dimentichiamo cose fondamentali, ma la foto va pubblicata! (ride)
Qui si conclude la nostra intervista! È stato emozionante venire a contatto anche con ambienti e attività diverse, sperimentare cose nuove ed entusiasmanti.
Ma il nostro viaggio non è mica finito qui… AL PROSSIMO LANCIOOOOOOO!
La Redazione
a.s. 2023/24
Passiamo all'altro atleta che abbiamo avuto il piacere di conoscere: Luca Fabrizio, un motociclista campione e allenatore di giovanissimi, tra cui una ragazza di 12 anni, Julia, che abbiamo potuto intervistare per avere un differente punto di vista.
I nostro ospiti si sono così presentati.
Luca Fabrizio
Io sono un ex pilota, ho iniziato a correre in moto un po' tardi perché avevo 13 anni, ho poi continuato fino ai 20.
Sono riuscito ad arrivare al mondiale e ho coronato quello che era il mio sogno. Da lì, sono stato un po' lontano dai motori perché purtroppo è uno sport molto costoso quindi se non hai delle forze finanziarie dietro è difficile continuare, anche se si hanno buoni doti. Dopo tre anni di pausa, seduto su un divano, un genitore, il papà di un ragazzo che correva in moto, mi ha chiesto di venire a dare un'occhiata al proprio figlio e mi si è riaccesa la passione per le moto che non si era, in realtà, mai spenta. Allora ho deciso di dare tutta la mia esperienza nel mondo delle moto ai giovani e aiutarli in questo percorso che è fatto di tanti sacrifici, infatti essendo uno sport pericoloso, le cadute sono sempre dietro l'angolo, le botte fanno male quindi cerco di aiutarli anche a non fare gli errori che ho fatto io in passato.
Julia:
Io sono Julia, ho 12 anni, sono polacca, ma adesso abito in Italia.
Mi piace questo paese perché in Polonia è molto freddo e allenarsi è molto difficile, mentre qui è bellissimo. Corro con Luca e mi alleno giornalmente con lui, la mia è una grande passione che richiede grande disciplina e molti sacrifici, soprattutto per il poco tempo libero che rimane dopo gli allenamenti.
Com'è stata la prima volta che ha gareggiato?
Ah, che dire, una bella emozione! Prima di prendere la moto sono stato dietro alle reti a vedere mio fratello, avevo 13 anni, perché pure lui è stato un ex pilota del mondiale, ha corso con Valentino Rossi, con Max Bianchi ed è arrivato 3° nel mondiale "Super bike" quindi sono sempre stato dall'altro lato e non sapevo neanche bene cosa si provasse. Ma quando sei dentro la griglia di partenza l'adrenalina è tanta, le paure sono molte però, finito il semaforo, passa tutto.
Come ti è venuto in mente di aprire un’accademia?
Come dicevo prima, spinto da quell'occasione che mi ha dato quel genitore, ho visto che come allenatore sono abbastanza bravo, i risultati dei piloti mi hanno aiutato a far arrivare altri piloti nella mia scuola.
Sono partito con due ragazzi e adesso in Accademy sono più di venti i piloti!
Com'è iniziata la carriera nel motociclismo?
Tutto è cominciato grazie al fatto che mio fratello correva, mio padre correva nei kart già dai primi anni ottanta e quindi ero già destinato a crescere nei motori.
Preferisci gareggiare o allenare?
Insegnare mi è sempre piaciuto perché già dall'età di sette anni, quando andavo a vedere mio fratello, mio papà mi chiedeva di andare in un punto della pista e vedere se sbagliava per correggerlo, quindi mi piace di più allenare.
In cosa consiste un allenamento in moto?
Noi partiamo la mattina con una parte atletica di riscaldamento, poi si fanno tanti esercizi con i birilli per allenare i piloti nei cambi di direzione, per essere più veloci possibili, per migliorare la tecnica e questo si fa per la prima parte della giornata. Il pomeriggio si fanno delle simulazioni di gara.
Com’è stato gareggiare contro Mark Márquez?
Diciamo che l’ho visto con il cannocchiale perché andava troppo forte! Però anche quello è stata un’emozione perché fino alla settimana prima lo vedevo da casa e poi mi ci sono trovato a correre contro.
Hai mai fatto degli incidenti? Se si, quanti? E come è successo?
Come dicevo prima, è all’ordine del giorno la scivolata, in allenamento è facile che si cada anche più volte al giorno. Fratture ne ho avute abbastanza, anche quelle fanno parte del gioco però poi l’importante è risalire in moto e andare più forte di prima.
Hai mai pensato di far fare questo sport alle tue figlie?
Proprio perché sono femmine so quanto fa male cadere e quindi ho voluto evitare fin da subito quel tipo di dolore, preferisco che succeda magari dal cerchio, ma cadere da velocità elevate e andare incontro anche a cose più gravi, non me la sono sentita.
Che consiglio daresti agli giovani per avvicinarsi a questo sport?
Rimane uno sport particolare, invogliarli io non me la sentirei perchè molto pericoloso. Il mio consiglio è quello di divertirsi sempre perché da un momento all' altro può succedere che non si abbia più la possibilità.
Prima di ogni gara a cosa pensavi?
Si pensano molte cose, la paura di farsi male c'è però, principalmente, c’è la concentrazione quindi quello che bisogna fare in gara, cominci a crearti la tua strategia.
Quanti premi hai vinto? Come ci si sente dopo aver perso una gara?
Io ho vinto due campionati italiani, più di venti gare e ho fatte molti podi. Perdere è una parola un po' difficile perché dai sempre il massimo una volta sopra la moto ed essendo uno sport individuale sai di aver dato il massimo. Forse, a volte, c'è la frustrazione di non aver potuto dare di più perché il mezzo non lo permetteva.
Fai qualche rituale prima delle gare?
Rituali no, però per la maggior parte dei piloti è fondamentale inserire prima il guanto destro che sarebbe quello del gas.
Mangi qualcosa prima di fare una gara?
È passato parecchio tempo da quando ho fatto la prima gara però si mangiano principalmente carboidrati e carne bianca.
Prima di iniziare ogni gara fai qualche esercizio per mantenere la calma?
Ascolto tanta musica, musica casuale.
Quante ore di allenamento fanno i giovani?
Il sabato e la domenica sono giornate piene: si inizia dalle 8.30 di mattina, fanno preparazione atletica con il preparatore atletico fino alle 10, poi dalle 10 alle 17 in pista con turni da 15 minuti.
Durante la settimana fanno dalle 9 fino alle 16, con turni anche di 45/50 minuti.
Quali sono i valori del motociclismo che hai insegnato e che ritieni importanti nella vita di tutti i giorni?
Sicuramente il rispetto per gli avversari, proprio perché si fa uno sport pericoloso una cosa che trasmetto sempre anche a loro è il complimentarsi dopo una sconfitta. Nella vita quello che ti può dare una moto è una sicurezza stradale.
Oltre alla competizione cosa ti piace di più del motociclismo?
La parte in cui si studia dopo ogni turno, cioè la telemetria, la lettura dei dati tecnici che vengono estratti dalla moto e ti dicono tutto quanto: il gas che hai dato, quanto hai frenato; quindi purtroppo di bugie non si possono dire perché poi risulta tutto sul computer ed è importante per andare avanti con serietà e disciplina.
Cosa ti ha spinto ad iniziare questo sport? (Julia)
Ho iniziato a sei anni e mio fratello ha girato con mio fratello, ma a lui non piaceva così tanto e così ho continuato solo io.
Tu fai già gare? (Julia)
A maggio ho la mia prima gara, sono molto emozionata.
Perché hai scelto proprio l’accademia di Luca Fabrizio? (Julia)
Perché ho visto su Instagram che Luca Fabrizio allena tante persone e allena molto bene e mi piace moltissimo il suo stile di allenamento.
GRAZIE MILLE AI NOSTRI OSPITI, ABBIAMO APPRESO DAVVERO TANTO DA VOI E DALLA VOSTRA PASSIONE!
La Redazione
a.s. 2023/24