Nel 2023 un’inchiesta giornalistica aveva messo sotto i riflettori il problema dei PFAS, denunciando come queste sostanze chimiche stessero contaminando acqua, suolo e comunità locali. Oggi, nel 2025, lo stesso tema viene ripreso con un aggiornamento significativo: nuove analisi, nuove soglie normative, e impatti ulteriori che richiedono una riflessione più profonda su come affrontare definitivamente questa emergenza ambientale.
Secondo ARPAV, le sostanze PFAS che vengono ricercate nel territorio veneto includono:
PFOA (acido perfluoroottanoico)
PFBA (acido perfluorobutanoico)
PFBS (acido perfluorobutan-sulfonico)
PFPeA (acido perfluoropentanoico)
PFNA (acido perfluorononanoico)
PFDeA, PFUnA, PFDoA, PFHpS sono altre molecole per- o polifluoroalchiliche monitorate da ARPAV.
A partire dal 2018, ARPAV ha anche incluso nel monitoraggio due PFAS “di nuova generazione”: HFPO-DA e C6O4.
Nella Sintesi del monitoraggio PFAS nelle acque superficiali di ARPAV si conferma la presenza di molti di questi composti. In più, ARPAV monitora PFAS anche nell’aria: in un rapporto del 2019 sono citati (fra gli altri)
PFOA, PFOS, PFPeA, PFUnA, HFPO-DA e C6O4
Per la regione FVG, ARPA FVG ha dichiarato di aver esteso il monitoraggio PFAS nel corso degli anni:
Nel 2023 il laboratorio di ARPA FVG ha iniziato a monitorare 24 molecole di PFAS e anche la somma delle loro concentrazioni nei corpi idrici.
Secondo il rapporto sugli “inquinanti emergenti” di ARPA FVG, queste analisi includono anche le acque destinate al consumo umano, con l’aggiunta dell’acido trifluoroacetico (TFA) come molecola di interesse. Secondo un comunicato regionale (FVG), ARPA FVG “copia oggi tutti i 24 composti previsti dalla normativa europea sulle acque potabili” per i PFAS.
Non sempre tutti i 24 PFAS sono nominati esplicitamente nel dettaglio nei documenti pubblici recenti, ma il numero 24 è quello usato ufficialmente per indicare il panel analitico adottato dall’agenzia regionale.