CENNI STORICI
La Basilica Cattedrale di Cefalù domina la parte più alta della cittadina, incastonata tra il mare e l'imponente rocca che la sovrasta. La sua costruzione fu voluta nel 1131 da Ruggero II d’Altavilla (1095-1154), re di Sicilia, Puglia e Calabria, in concomitanza con la restaurazione della diocesi di Cefalù. Dedicata al Santissimo Salvatore e ai Santi Pietro e Paolo, è conosciuta anche come Basilica della Trasfigurazione, rappresentando uno dei più straordinari esempi di architettura normanna in Sicilia.
La leggenda della fondazione
Secondo la leggenda, nell’estate del 1130, Ruggero salpò da Salerno diretto a Palermo, ma lungo il tragitto fu colto da una violenta tempesta. Il sovrano fece voto di costruire una cattedrale in onore di Cristo Salvatore, nel punto in cui fosse riuscito a sbarcare sano e salvo. Il giorno seguente, nella ricorrenza della Trasfigurazione, il mare si placò e le navi trovarono riparo nella baia di Cefalù. Appena toccata terra, Ruggero ordinò la costruzione di una cappella dedicata a San Giorgio, apparso in visione durante la tempesta. Quindi, senza perdere tempo, si mise alla ricerca di un luogo adatto per l’edificazione della futura cattedrale[1].
Motivazioni strategiche
Oltre alla leggenda, vi sono ragioni storiche più concrete che spiegano la scelta di Cefalù. La città occupava una posizione strategica sulla costa settentrionale della Sicilia, a metà strada tra Palermo, capitale del regno, e Messina, sede della zecca. Inoltre, la sua conformazione naturale offriva una difesa formidabile, come riportato dal viaggiatore arabo Ibn Jubayr nel 1184: «La sovrasta una rupe vasta e rotonda, su cui sorge una rocca impenetrabile, fortificata in modo eccellente contro qualsiasi attacco navale»[2].
La costruzione della cattedrale
Il 7 giugno 1131, giorno di Pentecoste iniziarono i lavori per la costruzione della cattedrale. La cura spirituale e pastorale della chiesa fu affidata ai canonici regolari agostiniani di Bagnara Calabra. Concepita conferendole l'aspetto di una chiesa-fortezza (ecclesia munita) doveva fungere anche da mausoleo per Ruggero II e la dinastia Altavilla. Nel 1145 il sovrano fece realizzare due sarcofagi in porfido, sormontati da baldacchini decorati a mosaico, destinandone uno ad accogliere le proprie spoglie. Tuttavia, alla sua morte improvvisa nel 1154, Ruggero fu sepolto nella cattedrale di Palermo. Il progetto originario della cattedrale, che vide il completamento della zona presbiterale e la realizzazione dei mosaici, subì un ridimensionamento sotto il figlio Guglielmo I, mentre Guglielmo II spostò il proprio interesse sulla costruzione della cattedrale di Monreale, lasciando incompiuta quella di Cefalù. Nel XIII secolo, l’imperatore Federico II, nipote di Ruggero, ordinò il trasferimento dei sarcofagi e dei baldacchini nella cattedrale di Palermo, riservandone uno per sé. Ruggero II fu infine tumulato in un semplice sarcofago di lastre in porfido, dove ancora oggi riposa. Il 10 aprile 1267, il cardinale Rodolfo, vescovo di Albano, consacrò la cattedrale, pochi giorni prima di quella di Monreale. Dalla seconda metà del XVI secolo fino al XIX secolo, la cattedrale fu oggetto di numerosi interventi. Tra i più significativi si ricordano i lavori promossi dai vescovi Francesco Gonzaga, tra il 1588 e il 1593, e Marco Antonio Gussio, tra il 1644 e il 1650.
[1] J.J. Norwich, Il regno nel sole: 1130-1194, Palermo, 2022.
Ipotesi di collocazione dei sarcofagi, degli amboni e del recinto con i plutei (V. Zoric; B. Viscuso).
Il sarcofago in porfido che Federico II trasferì a Palermo per accogliere le sue spoglie. Sullo sfondo il sarcofago di lastre in porfido in cui fu deposto Ruggero II.
A - Sagrato.
Il sagrato, utilizzato come cimitero (coemeterium, sacrarium) fino al XIX secolo, è conosciuto anche con il nome di turniale. Ha una forma quadrangolare di circa 32x32 metri e si trova circa 4,50 metri sopra la piazza circostante. Si stima che sia stato costruito intorno al XIII secolo e, per la prima volta, è stato rappresentato nell'incisione di Benedetto Passafiume (fig. 1). Nel corso dei secoli, il sagrato ha subito varie trasformazioni. Fino al 1850, vi era una fontana in lumachella che adornava il suo perimetro, oggi nell'atrio del palazzo vescovile (fig. 2). Una tradizione, risalente al XVII secolo, narra che la terra del sagrato sia stata portata a Cefalù da Gerusalemme. Le statue in stucco, conosciute localmente con il soprannome di "Pisantuna", sono situate lungo il perimetro del sagrato. Datate 1726 raffigurano i santi Girolamo, Gregorio Magno, Ambrogio e Agostino. La cancellata in ferro battuto, realizzata tra il 1848 e il 1850, delimita l'area. Nel 2022, a distanza di oltre 150 anni dagli ultimi interventi, sono stati completati i lavori di restauro, riportando la struttura al suo aspetto originale.
B - Portico.
Le prime notizie sono contenute in un resoconto del priore della cattedrale, fra Giovanni Passafiume, che, tra il 1471-1472, stipula un contratto con il magister Ambrosius da Como perché costruisca un portuale seu hospicium davanti alla porta major o porta Regum. Il portico, a tre campate disuguali (due a sesto acuto e la mediana a tutto sesto), venne realizzato utilizzando tutto lo spazio compreso tra le torri, arretrandosi di poco rispetto al filo esterno di queste e reimpiegando materiale antico di spoglio per i sostegni delle arcate. Venne realizzato in almeno tre fasi: la prima risale ad Ambrogio da Como, succeduto alla sua morte dal figlio Antonio. Nel 1499 il vescovo Rinaldo de Montoro, (1496-1511), affida all’architetto Matteo Carnalivari il completamento del portico di facciata. Di particolare pregio i due capitelli dell'arcata centrale con le insegne del vescovo Giovanni Andrea Gatto (1472-1484), realizzati in pietra di Collesano, e la chiave di volta dell'arcata centrale con le insegne del capitolo dei canonici. Di particolare interesse è il portale in marmo [fig. 1] il cui appellattivo porta Regum ricorda i dipinti fatti eseguire, al tempo del vescovo Giovanni Cicala (1194-1215), sulle pareti adiacenti per esaltare la munificenza verso la Chiesa Cefaludense e la sua cattedrale dei sovrani Ruggero II, Guglielmo I, Gugliemo II e Costanza d'Altavilla in contrapposizione alle privazioni compiute dall'imperatore Federico II. Sotto il portico, presso la torre sud, è stato rinvenuto un lacerto di mosaico pavimentale in tessere policrome con figure vegetali ed animali incorniciate da bande con decorazioni geometriche [figg. 2, 3, 4]. Il mosaico, risalente al VI secolo, è impostato sopra una strada a basole del I secolo, distrutta ed abbandonata nel II secolo: si è ipotizzato che sul sito esistesse una basilichetta paleocristiana.
C - Torri.
Alte circa 50 metri, dominano lo skyline di Cefalù: la torre nord è prospiciente il palazzo vescovile; quella sud la rocca. Edificate sul modello di analoghe strutture islamiche dell'area hispano-magrebina, le torri della cattedrale, a dispetto di una più tarda funzione campanaria, ne serravano la facciata conferendole l'aspetto di una chiesa-fortezza (ecclesia munita). L'ingresso all'edificio era soggetto al tiro incrociato degli arcieri attraverso le feritoie in facciata. La presenza degli armigeri è testimoniata da un'incisione nella torre sud [fig. 1]. Le torri si sviluppano su sette livelli; il primo dei quali è interrato nella torre sud. Le murature sono omogenee all'esterno (pietrame informe nei livelli inferiori e conci squadrati in quelli superiori) e più eterogenei all'interno. La torre nord accoglie la cella campanaria con tre campane: Agata (1638), Immacolata (1653) e Lucia (1693). I cippi delle campane, sostituiti nel 2018, sono stati collocati nella torre sud [fig. 2]. Una quarta campana, recentemente recuperata, reca l'effigie del Santissimo Salvatore [fig. 3]. Colpita da un evento improvviso, un crollo causato da un sisma o da un cedimento strutturale, la torre nord differisce dalla quella sud sia nel pietrame della lanterna sia nell'interno a doppia camicia [fig. 4]. In fondazione sono presenti resti di edifici ellenistico-romani [fig. 5]. Al piano più basso della torre nord, con accesso dalla scala del chiostro dei canonici, è presente la cella delle carceri vescovili. Al secondo piano delle torri nord e sud è possibile ammirare un'esposizione cronologica dei reperti archeologici rinvenuti nelle torri durante la campagna di scavo del 1985/86 [fig. 6].
D - Navate.
L'interno è a croce latina, diviso in tre navate scandite da due file di colonne di spoglio: quattordici fusti di granito rosa e due di cipollino, con basi e capitelli di II secolo [fig. 1]. La navata centrale si conclude nell'arco trionfale che, fortemente ribassato rispetto al progetto originario [fig. 2], è sorretto da due grandi colonne con capitelli figurati prodotti nella seconda metà del XII secolo da maestranze pugliesi. La copertura della navata centrale, databile intorno al 1170, presenta pitture di matrice islamica e tavolette dipinte con musici e animali [figg. 3, 4, 5]. Danneggiata da un incendio, fu restaurata nel 1263 a spese di Enrico I Ventimiglia, in suffragio dei figli Manfredi e Pirruccio, deposti in un sarcofago [8]. Nella navata sinistra, oltre alla cripta [11], sono collocati i monumenti funebri dei vescovi: Nicolò Stizzìa (1594-1595) [1], Francesco d'Aragona (1525-1561) e Rodrigo Vadillo (1569-1578) [2], Ottaviano Preconio (1578-1587) [3] e Matteo Orlando (1674-1694) [5]; nella destra invece quelli dei vescovi: Matteo Muscella (1702-1716) [6] e Gioacchino Castelli (1755-1788) [10], tra i quali è posto il sarcofago di Eufemia d'Aragona [9], della reggente del regno di Sicilia. Ai lati del portone d'ingresso sono poste le acquasantiere in marmo dei vescovi Francesco de Luna (1493-1496) [14] e Francesco Gonzaga (1587-1593) [15] [figg. 6, 7]. Il fonte battesimale (XII secolo), ricavato da un unico blocco di lumachella, è decorato da quattro leoncini [figg. 8, 9]. Tra gli anni '20 e '70 del 1900 furono rimosse le dieci cappelle laterali e le decorazioni in stucco [fig. 10]. Sulla prima colonna della navata sinistra è visibile l'encausto di papa Urbano V [12], vicino al quale si pone la Madonna con Bambino, scolpita nel 1533 da Francesco del Mastro su commissione del nobile Filippo De Serio [fig. 11]. Negli anni '90 del secolo scorso sono state installate le vetrate artistiche [fig. 12] di Michele Canzonieri che rappresentano: la creazione (navata centrale) e l'Apocalisse (finestrone); episodi della vita di San Pietro (navata sinistra) e di San Paolo (navata destra).
E - Transetto.
Ha un'altezza maggiore rispetto alle navate laterali; un ulteriore slancio era previsto nel progetto originario all'incrocio dei bracci che avrebbe dovuto accogliere una cupola [fig. 1]. Sulle pareti del transetto si sviluppano due gallerie, scavate nello spessore delle mura dell'edificio in corrispondenza dei camminamenti delle navatelle ed un cleristorio arricchito da una serie di colonnine, simile all'esterno a uno pseudo loggiato. Vi sono collocati i monumenti funebri dei vescovi: Domenico Valguarnera (1732-1751) [1], Giovanni Sergio (1814-1827) [2] e Marco Antonio Gussio (1644-1650) [3]. Ai lati del corpo traverso trovano posto due organi: il più antico (1612) fu realizzato dal maestro organaro Raffaele La Valle [6] [fig. 2]; il più moderno (1966) dall'organaro Vincenzo Mascioni [10]. Esistevano anche due cappelle: a nord la cappella di San Gaetano da Thiene, a sud quella dell'Immacolata Concezione. Di un'altra cappella, resta verosimilmente un affresco della Madonna con Bambino [9]. Nella seconda metà del XX secolo furono smontati anche i monumenti funebri dei vescovi Francesco Vanni (1786-1803) [7] e Giovanni Maria Visconte Proto (1844-1854) [4], lasciando in situ solo le originarie lastre tombali [4, 5, 7]. Sul fianco meridionale del corpo traverso si accedeva alla sacrestia Aragona, demolita alla fine degli anni '70 del 1900. Rimane in situ, a memoria degli antichi spazi, il portale [8], in marmo bianco di Carrara, che reca sull'architrave lo stemma del vescovo Francesco d'Aragona (1525-1561) sostenuto da due putti [fig. 3].
F - Bema.
L'altare è opera di Virginio Ciminaghi [1] e presenta un fregio bronzeo raffigurante l'Adorazione dell'Agnello [fig. 1]. La decorazione musiva [fig. 2], voluta da Ruggero II, riveste tutto il catino absidale e le pareti del bema. Domina la scena la figura di Cristo Pantocratore [fig. 3]. La decorazione a stucco, opera di Scipione Li Volsi, fu realizzata dapprima sui contrafforti del corpo traverso sotto l'episcopato di Stefano Muniera (1621-1631) e, successivamente, arricchita ed ampliata fino ai mosaici del presbiterio dal vescovo Marco Antonio Gussio (1544-1650) nel 1647.
G - Protesi.
Ospita la cappella del Santissimo Sacramento ed è ornata con decorazione a stucco realizzata nel 1620. La cappella conserva un altare d'argento [3] del XVIII secolo e i monumenti funebri dei vescovi: Ruggero Blundo (1858-1888) [1], Martino Mira (1607-1619) [2] e José Sanz de Villaragut (1696-1698) [4].
H - Diaconico.
Custodiva il Sancta Sanctorum ossia cappella delle reliquie ed era ornata con decorazione a stucco rimossa durante i restauri del 1980. Oggi si presenta spoglio e mutilo di molti elementi decorativi [fig. 1]: sono presenti un lacerto di affresco nell'abside, una custodia eucaristica marmorea di scuola gaginiana [fig. 2], il monumento funebre di Manuel Esteban de Muniera (1621-1631) [4] e l'altare ligneo dell'Immacolata Concezione - antico altare dei matrimoni - posto in origine nella parete meridionale del corpo traverso [fig. 3]. Vicino all'arco d'ingresso del presbiterio è esposto un pannello marmoreo con decorazione a mosaico: è poco piú della metà anteriore di un sarcofago romano [fig. 5] a cassa di notevoli dimensioni che, fino al 1985 si trovava murato presso la sedes regia, frutto del riciclo e riuso - già in età normanna - del materiale classico.