Eretto per volere di Ferdinando III, re di Sicilia (1759-1816), e a spese dell'erario, venne realizzato a Roma dallo scultore palermitano Leonardo Pennino e raffigura Gioacchino Castelli, 57mo vescovo di Cefalù (1755-1788), dei Principi di Torremuzza, nell'atto di donare la camicia ad un povero. Originariamente addossato alla parete della torre sud, durante i restauri degli anni 1980, venne smontato e collocato alla parete della navata come oggi si vede. Sotto il gruppo scultoreo è posto il seguente epitaffio:
D(eo) O(ptimo) M(aximo) / Ioachimo Castello ex principibus Turris Mutii / episcopo cephaloeditano / animi fortitudine vigilantia laboribus / eximia in pauperes largitate / cum primis ecclesiae pastoribus comparando / Ferdinandi Regis Augustis providentia / ad aeternum insignis praesidis monumentum / efflagitantibus S(enato) P(opulo)Q(ue) Cephaloeditano / Regia pecunia poni jussit anno MDCCXC / vixit ann(is) LXXX. suam rexit ecclesiam ann. XXXIII. / Decessit IV idis Julii MDCCLXXXVIII.
Alla base della scomparsa Cappella di San Gioacchino, era la lastra tombale del prelato, in marmo bianco e con stemma episcopale in marmi policromi, oggi smontata ed in attesa di recupero. Vi si legge la seguente iscrizione:
Ioachim Castelli / ex principibus Turris Mutii / ecclesiae Cephaloeditanae / episcopus absolutissimus / diacesim lustrans / obiit Polisii / IV idus quintilis / Anno MDCCLXXXVIII.