Una parte notevole di tali capolavori (insieme ad un’infinità di oggetti da collezione) era stata ammassata in Baviera, nel castello di Neuschwanstein. Il luogo era talmente pieno di opere d’arte che i Monuments Men impiegarono ben sei settimane per svuotarlo. Il ritrovamento più clamoroso avvenne nel maggio 1945, a guerra finita, nella miniera di salgemma di Altaussee, in Austria. I nazisti vi avevano raccolto ben 6500 quadri, statue, mobili, libri, monete oggetti preziosi diversi.
Tra i capolavori rinvenuti anche la Madonna con Bambino, scolpita da Michelangelo nel 1503/1504, sottratta alla Chiesa di Nostra Signora di Bruges. l’Astronomo di Jan Veemeer (1668), proveniente dal Louvre; il Polittico dell’Agnello Mistico, un olio su tavola, dipinto da Jan van Eyck nel 1432 (cattedrale di Sint Baafs di Gand). E davanti alla miniera, abbandonate su un prato, c’erano otto casse con una scritta in tedesco: “Attenzione, marmi, maneggiare con cura” che invece contenevano otto grandi bombe inesplose che sarebbero servite a far saltare in aria le opere in caso di sconfitta secondo quella che era stata denominata “Operazione Nerone”. Per fortuna l’ordine alla fine non era stato eseguito.
Quelle opere, insieme a tutte le altre ritrovate, vennero portate alla centrale istituita dagli Alleati a Monaco e da qui iniziò una difficile opera di individuazione dei proprietari (tanti di loro erano stati uccisi nei campi di sterminio) e di restituzione.
Il film Monuments men (2014), diretto e interpretato da George Clooney, è ispirato alla vera storia dei monuments men raccontata in un libro edito nel 2009.
Nel luglio 1944 la Piazza dei Miracoli di Pisa, con la celebre torre pendente, divenne un campo di battaglia e rischiò la distruzione. Una postazione di avvistamento tedesca si era insediata sulla torre per sfruttarne l’altezza. Fortunatamente la torre non crollò, mentre Duomo e Battistero subirono solo lievi danni. Il vicino Camposanto, invece, fu colpito da un ordigno che provocò un incendio devastando il tetto.
Il cimitero custodiva oltre 1500 m² di affreschi trecenteschi e quattrocenteschi, più della Cappella Sistina. Il piombo fuso del tetto colò sugli affreschi, seccò l’intonaco e li fece crollare in milioni di frammenti. Per cinque settimane, prima della liberazione, le pareti furono esposte agli agenti atmosferici.
Il salvataggio degli affreschi fu possibile grazie a un lungo restauro, reso possibile dall’impegno di Deane Keller, pittore e insegnante di Storia dell’arte, oltre che Monuments Man. Capì l’urgenza dell’intervento per salvare il Camposanto e la memoria storica del monumento, e installò un tetto provvisorio avviando il recupero dei frammenti.