8 marzo
Giornata internazionale della donna
In occasione dell’8 marzo, Giornata internazionale della donna, il Comune di Tavazzano con Villavesco, in collaborazione con l’Istituto lodigiano per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea (Ilsreco), la Camera del lavoro territoriale di Lodi (CGIL Lodi), l’Auser di Tavazzano e la Sezione ANPI Carlo Barbieri “Ciro” di Tavazzano con Villavesco, propone l’iniziativa “Con le donne, per le donne: la storia di Giovanna Boccalini” che si terrà presso la Sala Conferenze del Municipio di Tavazzano alle ore 16,00.
Interverranno Mattia Mozzicato, Assessore alla Cultura del Comune di Tavazzano con Villavesco; Alice Vergnaghi, Direttrice scientifica Ilsreco e biografa di Giovanna Boccalini; Francesca Di Bella, Segretaria Organizzativa Camera del Lavoro CGIL Lodi.
Ripercorrendo la biografia di Giovanna Boccalini, lodigiana d’origine, insegnante, partigiana, femminista, politica e sindacalista, attraverso fotografie, documenti, interviste e letture, si racconterà la storia di una donna che ha attraversato il ‘900 vivendo attivamente il suo tempo e lavorando con le donne e per le donne per un futuro di riscatto ed emancipazione, convinta che l’unione femminile avrebbe potuto contribuire in modo insostituibile alla costruzione di un’Italia libera, democratica e repubblicana.
Durante la manifestazione verrà inaugurata la mostra “Giovanna Boccalini – storia di una lodigiana” presso la Biblioteca Comunale a cui seguirà un piccolo rinfresco.
Ettore Archinti (anni '40)
In occasione dell’iniziativa Memorie familiari 2026, organizzata da ANED presso la Casa della Memoria di Milano, domenica 22 febbraio 2026 con inizio alle ore 10,30 e conclusione alle ore 16,30, la presidente Ilsreco, Silvia Ferrari, presenterà la figura di Ettore Archinti, scultore, pacifista, primo sindaco socialista di Lodi, antifascista, resistente e deportato nel lager di Flossenbürg con il Trasporto 81.
Durante l’iniziativa sarà anche possibile visitare la mostra “LA MEMORIA SI RINNOVA: a 80 anni dalla deportazione, come raccontare oggi la storia attraverso testimonianze, documenti, monumenti e viaggi.”
Il MEIC e ILSRECO, con ANPI, ANED e altre associazioni (ACLI, il Pellicano, FUCI e Associazione mons. Quartieri) propongono all’attenzione di cittadini e cittadine il reading teatrale “Dove è nata la nostra Costituzione”, già allestita nel 1998 in occasione del 50° anniversario dell’entrata in vigore della Costituzione italiana e ripresa ora nella ricorrenza dell’80° anniversario del referendum istituzionale che ha dato inizio alla Repubblica, dell’introduzione del suffragio universale e delle elezioni dell’Assemblea Costituente.
I 531 uomini e le 21 donne dell’Assemblea Costituente hanno portato nell’attività di costituenti le migliori energie del loro percorso umano e professionale nei primi decenni del ‘900: nelle loro esistenze era compendiato il travagliato cammino del nostro Paese per la conquista della libertà e della democrazia: cammino che aveva avuto l’apice nella Resistenza al nazifascismo.
Pertanto lo spettacolo ricostruisce questo cammino attraverso i percorsi biografici di quattro componenti dell’Assemblea Costituente, che rappresentavano le principali correnti ideali e i principali partiti che, dopo la tragedia di due guerre mondiali e un ventennio di dittatura, hanno collaborato per dare all’Italia la prima Costituzione della sua storia.
I quattro protagonisti sono: Piero Calamandrei, docente universitario, di formazione liberale; Teresa Noce, operaia, militante del partito comunista; Lelio Basso, avvocato, militante socialista; Giuseppe Dossetti, docente universitario, esponente della Democrazia cristiana.
I loro racconti, a cura di Ercole Ongaro, sono estratti da loro testi autobiografici, diari, lettere, e da un significativo discorso all’Assemblea Costituente. Un apparato iconografico, a cura di Alice Vergnaghi, accompagna la rievocazione di un periodo tra i più drammatici della nostra storia.
Gli interpreti dei quattro personaggi sono attori della Compagnia teatrale dei Piccoli di Cremona: Mattia Cabrini, regista dello spettacolo, interpreta Piero Calamandrei; Maddalena Parma dà voce a Teresa Noce; Francesco Moglia e Luciano Taino interpretano rispettivamente Lelio Basso e Giuseppe Dossetti.
Il reading teatrale viene proposto sabato 28 febbraio 2026 nella sala dei Comuni della Provincia di Lodi, via Fanfulla 14, ore 17.
Piero Gobetti a Torino (Wikipedia)
16 febbraio
Centenario della morte di Piero Gobetti
Nella notte tra il 15 e il 16 febbraio di cento anni fa, Piero Gobetti moriva a 25 anni a Parigi, in esilio a causa delle percosse, delle intimidazioni squadriste e delle restrizioni imposte dal governo fascista che, limitando pesantemente la libertà di pensiero e di stampa, rendevano impossibile il suo lavoro di giornalista, filosofo e editore.
Nato a Torino il 19 giugno 1901 in una famiglia di origine contadina, aveva frequentato prima il liceo Gioberti e poi la Facoltà di Giurisprudenza dove aveva fondato la sua prima rivista, “Energie Nove”, collaborando anche con Ada Prospero, che sarebbe diventata sua moglie nel 1923.
Il 12 febbraio del 1922 usciva il primo numero della sua rivista “Rivoluzione liberale” con cui si proponeva di formare la coscienza di una nuova classe politica consapevole della tradizione storica e risorgimentale del Paese e capace di favorire la partecipazione delle masse alla vita dello Stato. Un tratto imprescindibile della rivista era l’intransigente opposizione al fascismo.
Del 1923 sono una serie di importanti pubblicazioni, tra cui la sua tesi di laurea sulla filosofia politica di Vittorio Alfieri e la fondazione di una casa editrice, che avrebbe pubblicato oltre un centinaio di libri di autorevoli esponenti dell’antifascismo nonché la prima edizione del capolavoro di Montale, “Ossi di seppia”.
Dopo la pubblicazione di un saggio dedicato a Matteotti e la formazione di gruppi di intellettuali sensibili alla sua idea di una rivoluzione liberale, Piero Gobetti divenne un bersaglio e venne aggredito dai fascisti, continuò comunque a lavorare e fondò “Il Baretti”, una rivista letteraria con cui si proponeva di creare un nuovo strumento di mobilitazione intellettuale.
Nel 1924 usciva per l’editore Cappelli di Bologna il suo capolavoro politico “La Rivoluzione liberale”, sequestrato dai fascisti nel 1925 insieme all’omonima rivista che avrebbe cessato forzatamente le pubblicazioni nel novembre a dimostrazione di quanto la libertà di pensiero e di dissenso facciano paura ai regimi autoritari e repressivi.
Ilsreco ricorda Piero Gobetti nel centenario della sua morte attraverso le parole scritte, poco dopo aver appreso la notizia, da sua moglie Ada Prospero, all’epoca madre di un neonato di pochi mesi.
“Quand’eri un fanciullo – e venivi foggiando l’anima tua – rispondevi alle mie domande ansiose sul più grande problema: «Io non morirò mai. Non ho paura di morire. Forse la morte non è una necessità, ma solo una conseguenza della debolezza nostra. E io ho in me tanta vita. Anche se il tram sette volte mi passasse addosso, non mi ucciderebbe. Morire si può soltanto quando si sono esaurite tutte le possibilità di vita».
Le tue parole audaci e scottanti di fanciullo paradossale allora mi inebriavano di certezza e di fiducia. Ho vissuto allora e poi nella tua fede. E non ci siamo posti più il grande problema: la morte appariva una cosa troppo lontana da noi perché ci si potesse pensare. […]
Che cosa ti ha spezzato? Qual è stata la cosa più forte della tua volontà, della tua fede, del nostro amore? […]
L’urto che ha spezzata, senza un grido, silenziosamente, austeramente la tua vita, non ne è forse il coronamento logico e perfetto? Non c’è forse nella tua fine quella eroica e solitaria bellezza a cui tu sempre, nelle tue concezioni di vita tendevi? E sei scomparso forse perché avevi dato quanto potevi dare e la tua morte è stato un ultimo altissimo insegnamento?
Nella tua breve esistenza c’è stato tanto ardore, tanto lavoro, tanta gioia, da farla più ricca e felice di tante altre lunghissime vite: e non c’è stato in essa nulla di laido, di imperfetto, di malsicuro. È stata tutta luce: parabola breve, dall’intensità luminosissima”.
Ada Prospero Gobetti avrebbe coltivato la preziosa luce lasciatale del marito, diventando un punto di riferimento dell’antifascismo intellettuale legato a Giustizia e Libertà. Fu tra le cinque fondatrici dei Gruppi di Difesa della Donna e, nel 1946, la prima donna a ricoprire la carica di vicesindaca a Torino.
La pagina di diario di Ada Prospero è tratta da Piero e Ada Gobetti, Nella tua breve esistenza. Lettere 1918-1926. Diari di Ada Prospero Gobetti 1919-1926, a cura di Ersilia Alessandrone Perona, nuova ed. riveduta e integrata, Einaudi, Torino 2017, pp. 652-654.
10 febbraio
Giorno del Ricordo 2026
Dalla testimonianza di Antonio Cottiga: “Fummo alloggiati nella caserma La Marmora [Cremona]. In uno stanzone vivevamo in parecchie famiglie, separate da coperte, buttate su fili di ferro tesi tra le colonne dell’edificio che fungevano da immaginarie pareti”.
In occasione del Giorno del Ricordo 2026, il Comune di Tavazzano con Villavesco in collaborazione con l’Istituto lodigiano per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea (Ilsreco), l’Associazione Nazionale ex deportati (Aned) e l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI), sezione Carlo Barbieri “Ciro” organizza un incontro dal titolo Tra asilo ed esilio. L’Atlante dei centri di raccolta dei profughi giuliani e dalmati che si terrà venerdì 13 febbraio 2026, alle ore 21,00 presso la Biblioteca Comunale di Tavazzano con Villavesco.
Saranno presenti Marinella Pertusati, Consigliera Comunale con delega alla Memoria, che introdurrà la serata, e Alice Vergnaghi, direttrice scientifica Ilsreco, che presenterà l’esodo italiano dai territori del confine orientale alla luce del progetto di ricerca promosso dall’Istituto Nazionale Ferruccio Parri, che ha portato alla realizzazione di un Atlante digitale dei centri di raccolta dei profughi giuliani e dalmati.
L’esodo dai territori del confine orientale, affrontato all’interno del più ampio mosaico degli spostamenti forzati di popolazione dell’Europa postbellica, sarà descritto mettendo in evidenza le sue caratteristiche principali, le diverse partenze, e quindi i diversi esodi, che si svilupparono in tempi e luoghi differenti.
L’accoglienza e l’asilo delle e dei profughi giuliani e dalmati verranno illustrati anche attraverso la presentazione di alcune schede dell’Atlante dei centri presenti nel territorio lombardo, per permettere di comprendere come si organizzò la macchina dell’assistenza e che impatto ebbe sul territorio italiano, ma soprattutto lombardo; di analizzare i meccanismi delle politiche di gestione e assistenza alle e i profughi adottate dal Governo italiano e scoprire quali furono le direttrici dell’accoglienza dal punto di vista abitativo e lavorativo.
27 gennaio
Giorno della Memoria 2026
Durante le celebrazioni per il Giorno della Memoria 2026, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha ricordato che il genocidio: “Non [fu] soltanto una barbara e improvvisa esplosione di odio e di violenza razziale, quanto una presunta ideologia, una cosiddetta politica, un vero e proprio sistema di morte costruito negli anni, con malvagia determinazione, fondato sull’odio razziale”.
Ricordare significa avere ben chiaro che: “Il sistema di sterminio, di morte […] è stato il frutto avvelenato di una grande, rovinosa menzogna. […]. La menzogna che vi possano essere disuguaglianze, graduatorie, classificazioni di superiorità e inferiorità, tra gli esseri umani. Che la vita, la dignità, i diritti, inviolabili e inalienabili, di ciascuno di essi possano essere posti in dubbio, negati, calpestati, nel turpe nome di una supremazia razziale o biologica”.
In questa notte senza stelle e senza speranza, come la definì Elie Wiesel, si assiste all’inaridimento dell’umanità: “Quando la ragione si offusca fino a spegnersi, quando gli innati sentimenti contrapposti di umanità – la solidarietà, la pietà, il senso della propria dignità e della responsabilità che ne consegue– si inaridiscono, la barbarie rinasce e il valore di libertà, di pace, di fratellanza, proprio di ogni donna e di ogni uomo, cede al suo contrario, generando guerra, schiavitù, violenza, sterminio”.
Proprio contro tutto questo: “La Repubblica Italiana e la sua Costituzione sono nate contro le ideologie disumane e sanguinarie che avevano avvelenato la prima metà del Novecento, lasciando dietro di sé lutti, devastazioni, memorie incancellabili di orrore. Sono sorte dal sangue innocente dei deportati nei campi di sterminio, dei combattenti per la libertà, delle donne e degli uomini annientati solo per ciò che erano, per quel che pensavano, per ciò in cui credevano”.
Pertanto: “Far memoria della Shoah oggi, ricordare quegli orrori indicibili e le vittime innocenti, non è soltanto un dovere: significa rinnovare con forza il nostro patto civile che si fonda su fratellanza, rispetto, convivenza; significa ribadire con fermezza che non permetteremo mai più che indifferenza, paura, complicità possano aprire nuovamente le porte a quello o ad altro abisso”.
Ilsreco accoglie l’accorato appello del Presidente Mattarella facendosi “custode di democrazia” attraverso l’iniziativa in programma giovedì, 29 gennaio 2026, alle ore 21,00, presso la Sala Granata della Biblioteca di Lodi di cui si allega la locandina.
Il discorso integrale del Presidente della Repubblica si trova al seguente link:
https://www.quirinale.it/elementi/148964
17 gennaio
Presentazione del libro "Grazia"
Per iniziativa di Comune di Lodi, Museo Ettore Archinti, Istituto lodigiano per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea, Società Generale Operaia di Mutuo Soccorso di Lodi, Snoq Lodi, Toponomastica femminile, Unitre Lodi, Lo Sguardo di Giulia, Rete Lodi Non sei da sola, Libreria Sommaruga, domenica 25 gennaio 2026 alle ore 16,30 presso il Salone Sandro Pertini, Viale Pavia 28, Lodi verrà presentato il libro “Grazia” di Federica Seneghini, con un saggio storico di Marco Giani, che dialogheranno con Alice Vergnaghi.
Il romanzo racconta la storia di una ragazza, Grazia Barcellona, che, nel 1938, in un Paese che vuole corpi perfetti e obbedienti, cerca di dare forma al proprio talento, seguendo il percorso suggeritole da Ettore Archinti, scultore, ex sindaco socialista lodigiano e fervente antifascista, portandola al Palazzo del Ghiaccio di Milano e consacrandola al pattinaggio.
Pur ambientato per la maggior parte a Milano, il romanzo è intessuto di ricordi e di rimandi al contesto lodigiano.
A lasciare un segno indelebile nell’adolescenza della giovane, ci saranno i pesanti allenamenti con il maestro Burghardt, il sodalizio con il compagno di gara, Carlo Fassi e il supporto costante ed esigente della madre, la lodigiana Giovanna Boccalini, protagonista di imprese pionieristiche come la prima squadra di calcio femminile italiana e la fondazione dei Gruppi di difesa della donna.
L’Italia del Ventennio, la tragica guerra in cui il fascismo trascinò il Paese, i bombardamenti, gli sfollamenti e la Resistenza che condusse l’Italia alla Liberazione e alla democrazia fanno da sfondo a una vicenda, ispirata a una storia vera, in cui lo sport, tra conquiste e barriere patriarcali, rappresenta un’importante forma di emancipazione femminile che una madre trasmette alla figlia come espressione più alta del proprio amore materno.
A seguire sarà possibile visitare il Museo Ettore Archinti.
L’evento rappresenta un’opportunità formativa per le e i docenti che vi prenderanno parte, ai quali sarà rilasciato un attestato di partecipazione.
Rayan AbdelQader Abu Mualla (La Stampa)
3 gennaio
Qabatya: Rayan e i suoi 16 anni
Rayan AbdelQader Abu Mualla ha 16 anni e il 20 dicembre 2025 esce di casa per prendersi una pausa dallo studio: lascia il libro aperto, non prende neppure il telefono, solo qualche spicciolo per comprarsi degli snack.
Non fa più ritorno a casa, né da vivo e, per ora, neppure da morto perché il suo corpo è stato trattenuto dall’esercito israeliano che lo ha ucciso per le strade di Qabatya, nella Cisgiordania occupata.
Il lungo video delle telecamere di sorveglianza mostra l’interno di una strada buia dalla quale appare un ragazzo che, appena raggiunto il lato esterno della via, viene freddato da uno dei tre soldati che lo stanno attendendo. Rayan resta a terra sanguinante per venti minuti senza che giungano mezzi di soccorso, poi viene caricato su un mezzo militare e scompare.
Un’ora dopo viene dichiarato morto.
L’esercito israeliano lo considerava una persona sospetta, un possibile “terrorista”: forse aveva un blocco in mano e i soldati hanno risposto sparando, questo è quanto viene annunciato in una ‘revisione’ dell’incidente da parte dell’esercito israeliano che giustifica l’intensificazione delle incursioni contro i palestinesi come forma di prevenzione di eventuali attacchi.
Francesca Mannocchi che il 31 dicembre sulla Stampa ha raccontato la morte di Rayan si chiede: «Ma nelle case come quella di Ibtihal [la madre di Rayan] la parola ‘sicurezza’ non chiude la storia, la apre. Perché se tutto si regge su quella giustificazione, allora la domanda diventa inevitabile: chi stabilisce, in quell’istante, che un sedicenne è una minaccia? E chi se lo ripete, dopo, quando un video mostra — o sembra mostrare — un ragazzo che non stava facendo nulla, se non tornare a casa?»
Se alla famiglia non viene neppure restituito il corpo, negando anche il diritto di piangere davanti a una tomba, allora per Mannocchi è necessario anche chiedersi che cosa succede dopo: «Se un ragazzo può essere ucciso e la risposta resta una ‘revisione’, se le incriminazioni sono rare e le condanne ancora più rare, che valore ha, qui, la vita di un ragazzo palestinese?»
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