Il Fascismo spiegato da Giuseppe Sainato


Dopo la fine della prima guerra mondiale, in Italia nacque un nuovo movimento politico che diede il via al fascismo e a enormi cambiamenti nel nostro paese. Il fondatore di questo movimento fu Benito Mussolini, che aveva fatto parte del partito socialista, dal quale era stato espulso per le sue idee antidemocratiche. Egli, nel 1919, fondò i fasci italiani di combattimento, che speravano di riportare l’ordine nel paese. Con il passare degli anni Mussolini seppe conquistare uno spazio sempre maggiore nella politica italiana, fino a quando, nel 1921, creò il Partito Nazionale Fascista e, nel 1922, diventò capo del governo. La politica di Mussolini voleva riportare, a qualsiasi prezzo, l’ordine e l’efficienza in Italia. Questo fu realizzato con la creazione di una milizia volontaria che reprimeva con la violenza qualsiasi idea contraria al regime. Giacomo Matteotti, il politico contrario alle idee fasciste, fu rapito e ucciso e come lui molti altri furono messi nelle condizioni di non poter esprimere le proprie idee. Mussolini, capo del governo, limitò la libertà della stampa, che doveva sempre essere d’accordo con le iniziative del partito, e cancellò i vari sindacati che erano nati per difendere la libertà e i diritti dei lavoratori. Mussolini seppe attirare il consenso del popolo italiano, che lo appoggiò nelle sue iniziative. Questo fu possibile grazie alla campagna di stampa, ormai tutta favorevole al partito fascista. Ben presto iniziò un’intesa con il partito nazionalsocialista, fondato in Germania da Adolf Hitler. Il movimento tedesco credeva nella superiorità di alcune razze sulle altre. Questo portò più tardi allo sterminio di intere popolazioni ritenute inferiori e pericolose. La nascita e l’avvento del fascismo in Italia ebbe, quindi, conseguenze disastrose e fu una delle cause che portarono allo scoppio della seconda guerra mondiale.


Giuseppe Sainato

Classe III D