MEMORIA DEPOSITATA CNDDU - VII COMMISSIONE CULTURA CAMERA DEPUTATI C. 682 ED ABB. INSEGNAMENTO EDUCAZIONE CIVICA - 04 APRILE 2019

1. Aspetti introduttivi

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime apprezzamento in merito all’opportunità concessa per illustrare la propria posizione circa l’insegnamento dell’Educazione civica o educazione alla cittadinanza attiva e responsabile e alla Costituzione nelle scuole italiane.

L’insegnamento della Legalità costituisce una delle frontiere educative su cui la guardia non può e non deve essere mai abbassata; soprattutto attraverso attività idonee, il cui scopo tenda a creare un circolo virtuoso fra i giovani cittadini e le istituzioni, specialmente in accordo con le amministrazioni locali, per incentivare l’assunzione di responsabilità del singolo verso la collettività.

Potenziare l’insegnamento dell’Educazione civica, soprattutto in aree critiche come periferie di grandi agglomerati urbani o centri ad alta densità malavitosa, portando i valori della legalità, del senso dello Stato e delle competenze civiche, significa trasformare profondamente la società, incidendo positivamente sul futuro delle generazioni venture.

La scuola ha il compito di intervenire per tempo nella formazione delle giovani coscienze; fin dalla scuola primaria: la tempestività con cui si porgono contenuti educativi può diventare l’autentico discrimine tra l’insuccesso e il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Non esistono ostacoli, quando determinazione e competenze producono il cambiamento.

La tematica della legalità è fondamentale e le giovani generazioni hanno bisogno, mediante l’azione sinergica delle famiglie e della scuola, di improntare la loro crescita morale e culturale sulle solide basi della democrazia, della condivisione, della solidarietà, del rispetto, del dialogo e dell’accoglienza. Tutti principi riconosciuti nella nostra Carta Costituzionale, Faro della nostra civiltà giuridica, in tempi di cambiamenti della società che richiedono necessariamente un’attenzione particolare nella formazione degli uomini e delle donne del domani, futuri cittadini impegnati e consapevoli, futuri genitori interessati alle problematiche dei minori, futuri cittadini capaci di accogliere il prossimo.

La legalità, i Diritti umani, la conoscenza delle norme giuridiche costituiscono il fulcro di un’azione didattica autenticamente incentrata sulla valorizzazione della persona umana e della sua dignità.

2. Individuazione della classe di concorso di afferenza

La delicatezza e la specificità dei temi e degli argomenti proposti richiedono, a nostro avviso, necessariamente, il possesso di una cultura giuridica che costituisce una prerogativa specifica dei docenti della Classe di concorso A046 Discipline giuridiche ed economiche.

Il Coordinamento Nazionale dei Docenti della disciplina Diritti umani ritiene estremamente controproducente l’assegnazione della materia ai docenti della classe A-13 Italiano, sia perché già impegnati su tre o più linee didattiche (italiano, storia e geografia e, talvolta, latino e greco), sia perché risultano beneficiari recentemente di un’ulteriore materia “Italiano per stranieri” per la quale, allo stato attuale non risultano essere disponibili sufficienti risorse umane. L’assegnazione di un’ulteriore materia a tale classe di concorso potrebbe pertanto risultare del tutto infruttuosa. Infatti, in molte occasioni, sia gli alunni sia i docenti della classe di concorso in questione hanno dichiarato di aver preferito il completamento del programma didattico della materia principale a scapito della disciplina educazione civica.

Analogo discorso può realizzarsi anche per altre classi di concorso (ed. fisica, filosofia e storia), per le quali l’attuale Ministero dell’Istruzione ha già definito in maniera piuttosto chiara delle linee di azione che verrebbero compromesse dalla sovrapposizione di una nuova disciplina.

Quanto, invece, alle risorse umane relative alla classe A-46 attualmente disponibili ed impiegabili per la materia in oggetto, ricordiamo che nell’a.s. 2015/2016, è stata realizzata una cospicua immissione in ruolo e si è provveduto alla creazione della macro area “socio economica e per la legalità” per il primo ciclo d’istruzione (lettere “d”, e ed “l” del comma 7 della legge 107), tanto è che molti docenti hanno prestato servizio anche in scuole secondarie di primo grado. In tale ordine di idee, l’assegnazione della disciplina alle risorse già a disposizione del Ministero dell’Istruzione e spesso utilizzate come meri “tappabuchi”, determinerebbe un impatto quasi irrisorio sul costo dell’operazione di riforma.

Il Coordinamento intende soffermarsi ulteriormente sulla necessità e urgenza di inserire al più presto l’ora di educazione civica in ogni scuola di ordine e grado, attribuendone l’insegnamento ai docenti della classe di concorso A-46 – discipline giuridiche ed economiche, perché se è vero che alla formazione della responsabilità civica degli studenti concorrono tutti gli insegnanti, a prescindere dalla propria materia di riferimento, in realtà soltanto chi ha delle basi solide di formazione giuridica può garantire una didattica per competenze e, al contempo, fungere da reale collettore per le iniziative interdisciplinari.

3. Effetti socio-economici della riforma

L’assegnazione della materia alla classe di concorso A-46, potrebbe produrre effetti di notevole interesse per l’economia.

A seguito della riforma, le procedure di mobilità relative alla classe A-46 potrebbero vedersi favorite con il ravvicinamento alla famiglia di docenti più anziani attualmente fuori sede, con una miglioramento dell’offerta di posti anche per i docenti più giovani favorendo la vicinanza con il luogo di residenza. E’ fatto notorio che il “defenestramento” del diritto e dell’economia dal monte ore di molti istituti scolastici di secondo grado, il cui insegnamento presso i quali prima era ampiamente previsto, è stato profondamente deleterio. Scriteriate sono state le misure adottate nelle riforme scolastiche precedenti, tese, pervicacemente, quasi a minimizzare l’importanza dei contenuti disciplinari in questione.

In tale ordine di idee, l’indagine realizzata dalla nostra associazione ha dimostrato che l’effetto di redistribuzione delle cattedre, con il rientro presso il luogo di residenza dei docenti fuori sede e la creazione di nuovi posti di lavoro per i residenti nelle zone in cui verrebbero liberate cattedre della disciplina, genererebbero una maggiore fiducia nelle istituzioni ed una maggiore propensione al consumo.

E’, purtroppo, fatto notorio che una buona percentuale di docenti della classe A-46 fuori sede è costretta a sopportare notevoli spese. Le competenze professionali e la maggiore intellegibilità delle norme per i docenti della classe A-46, generano una particolarissima visione della relazione tra situazione fuori sede e propensione al consumo. Secondo le interviste realizzate, tre docenti su quattro dichiarano che, nel caso di rientro presso la sede di residenza, il primo investimento ambito è rappresentato dall’acquisto di prima o seconda casa. La seconda tipologia di investimento, consisterebbe nell’acquisto di una nuova auto. Quanto alla percezione della sicurezza, quattro docenti su cinque ritengono che nel caso di rientro presso la sede di residenza della famiglia, aumenterebbe la percezione di sicurezza e la fiducia anche nelle misure adottate dai competenti dicasteri aumenterebbe.

I docenti della classe A-46 fuori sede sono meno propensi ai piccoli acquisti, meno propensi agli investimenti importanti (prima casa, seconda casa, auto) e considerano particolarmente insicura la situazione in cui – a causa della mobilità – versa la propria famiglia.

Curiosamente, anche il 70% dei futuri docenti (residenti in loco) che occuperebbero i posti vacanti resi disponibili a seguito di mobilità dei docenti fuori sede, hanno dichiarato che nel caso in cui riuscissero ad occupare un posto nella propria regione di residenza, il primo investimento consisterebbe nell’acquisto di beni immobili.

L’indagine conoscitiva ha coinvolto anche aspetti relativi alla propensione alla procreazione.

In altri termini, l’assegnazione della disciplina “educazione alla cittadinanza” alla classe A-46, non rappresenterebbe solo una scelta educativa, ma anche una misura economica determinando già nel breve termine una crescita del consumo, con particolare riguardo al mercato immobiliare ed a quello delle automobili.

4. Relazioni tra classe A-46, educazione alla cittadinanza e sicurezza nazionale

Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina Diritti Umani, ritiene che la materia educazione alla cittadinanza possa rappresentare un’occasione estremamente importante per definire all’interno della scuola dei progetti di monitoraggio e sicurezza della salvaguardia nazionale. A tal proposito, si ritiene che le attività proprie della disciplina possano anche prevedere delle sinergie progettuali tra Ministero dell’Interno e Ministero dell’Istruzione.

5. Modifiche normative

5.1. Istituzione

L’istituzione della nuova disciplina può essere realizzata, sotto il profilo normativo, in due modalità:

a) Istituzione di una nuova classe di concorso

b) Assegnazione della materia di insegnamento alla classe A-46

Il Coordinamento ha già precisato la propria posizione, ritenendo sufficiente la mera modifica della Tabella A DPR 19/2016 nella parte relativa agli insegnamenti afferenti alla classe di concorso A-46. L’introduzione della disciplina realizzata in tale modalità risulterebbe anche esente da vizi formali e procedurali, accorpando e razionalizzando gli insegnamenti afferenti all’ambito giuridico. Di contro, l’assegnazione della disciplina ad altra classe di concorso potrebbe generare possibili contenziosi in sede giurisdizionale amministrativa.

Relativamente alla possibilità di costituire un’autonoma classe di concorso, il Coordinamento ritiene particolarmente rischiosa una soluzione del genere, essendo all’uopo necessaria un’adeguata copertura di fonte legislativa. Invero, l’istituzione si un’autonoma classe di concorso rappresenta l’unica soluzione percorribile nel caso in cui si volesse consentire a docenti abilitati su altre classi di concorso di accedere all’insegnamento della disciplina. Sul punto, giova ricordare che, con tutte le riserve del caso, il DPR 19/2016 quasi esorbitando i limiti imposti dalla delega, ha anche istituito la nuova classe “italiano per stranieri”, per cui esisterebbe anche un precedente. In tale ordine di idee, potrebbero anche essere introdotti requisiti aggiuntivi così come previsti per la classe A- 23. A tal proposito, il Coordinamento propone, in ogni caso, di preferire la classe A-46 e i docenti che hanno già maturato esperienza nell’organico di potenziamento socio-economico e per la legalità o umanistico, socio-economico e per la legalità (Circolare prot. 30549 del 21.09.2015) e considerare l’esperienza docente utile ai fini del soddisfacimento dei requisiti richiesti in alternativa alla pure prospettabile formazione specifica aggiuntiva per coloro che siano privi di competenze giuridiche di base adeguate. Relativamente all’insegnamento della disciplina presso le scuole dell’Infanzia e le Primarie, con l’istituzione della nuova classe, si potrebbe prevedere l’assorbimento dei diplomati magistrali che abbiano le dovute competenze, in tali ordini di scuole anche al fine di risolvere il complesso contenzioso in atto.

5.2. Monte ore e istituzioni scolastiche coinvolte

Il Coordinamento nazionale Docenti della disciplina Diritti Umani, ritiene congrua l’assegnazione di un monte ore di 2 ore di didattica in classe e 4 ore di progettazione. Quanto alle istituzioni da coinvolgere si ritiene che l’insegnamento debba essere introdotto nelle scuole di ogni ordine e grado (Infanzia, Primaria, Secondaria di primo grado e Secondaria di secondo grado).


5.3. Modalità di didattica, obiettivi di apprendimento

Il Coordinamento sottolinea che l’esperienza maturata soprattutto nel campo del potenziamento socio economico e per la legalità rendono auspicabile la preferenza di una modalità didattica per progetti che sia quanto più possibile a carattere interdisciplinare. A tale scopo, mette a disposizione la propria esperienza e le buone pratiche maturate nel corso dell’ultimo decennio al fine di garantire anche la corretta definizione degli obiettivi di apprendimento che, non possono essere univoci per le scuole di ogni ordine e grado, e che dovranno essere adeguatamente definiti anche a seguito di un primo periodo di sperimentazione.

5.4. Individuazione dei posti e copertura finanziaria

Secondo i dati elaborati, quasi il 70% dei docenti della A-46 fuori sede viene impiegato in attività di sostituzione oraria per almeno due ore settimanali ovvero per mera messa a disposizione in loco. Il 100% ha dichiarato di aver sostituito docenti di altra disciplina per almeno due volte in un mese. Se si considerano i docenti dell’area di potenziamento socio-economico e per la legalità, le sostituzioni di altri docenti e la mera messa a disposizione in loco da evento occasionale, si converte in tendenzialmente sistematico. Il Coordinamento, ritiene che tali dati non siano stati oggetto di attenta elaborazione al momento di definire la copertura finanziaria necessaria (che potrebbe essere di gran lunga inferiore a quella ipotizzata da alcune sigle sindacali) e il numero effettivo di nuovi posti da ipotizzare, in quanto la maggior parte delle ore di docenza potrebbero già essere coperte sulla base dell’ordinario carico orario proprio della classe A-46. Pertanto, ritiene che la commissione debba prenderne atto.

6. Conclusioni

Il Coordinamento auspica che la proposta di legge in itinere preveda realmente l’insegnamento da parte di personale specializzato nel settore (A046) di elementi di legalità e cittadinanza in tutte le scuole di ogni ordine e grado. Oggi si parla dell’importanza del diritto, della legalità e dei diritti umani. Tali concetti, la cui pregnanza è indiscutibile, non possono essere affidati ad azioni didattiche episodiche e provvisorie oggetto spesso di rinuncia a favore della materia del momento. E’ indubbio che la situazione storico – sociale del nostro paese sia fortemente problematica; diversi fenomeni, prima marginali, stanno diventando vere e proprie piaghe sociali: bullismo, cyberbullismo, femminicidi, aumento di micro e macro criminalità discriminazioni di vario genere. La risposta al disagio culturale, all’ “analfabetismo emotivo”, deve essere offerto dalla scuola.

La legalità ha una sua funzione nel momento in cui si esplicita in conoscenze dei principi che regolano la convivenza tra aggregazioni di persone sempre più estese, complesse e interconnesse e comporta anche l’interiorizzazione di regole condivise, che non costituiscono un’imposizione, ma il cuore pulsante di una società garante della libertà e dignità del singolo individuo. Pertanto, è necessario fare accostare i giovani, fin dalla più tenera età, ai principi della legalità e dei diritti umani, in modo che possano sedimentarsi nella loro coscienza e divenire in modo del tutto naturale fonte di ispirazione e bussola per le future scelte di vita.