Come è cambiato il concetto di spazio durante il corso degli anni?
Il concetto di spazio è cambiato nel tempo, seguendo l’evoluzione culturale e tecnologica. Possiamo individuare tre fasi principali:
Spazio-organo → Lo spazio ha una forma che deriva dalla sua funzione.
Esempio: Il Guggenheim di New York di Frank Lloyd Wright, con la sua rampa continua che guida il visitatore.
Spazio-sistema → Lo spazio diventa un sistema complesso di relazioni tra funzione, costruzione, materiali e forma.
Esempio: Il Guggenheim di Bilbao di Frank Gehry, progettato grazie all’informatica per gestire la sua complessità.
Spazio-informazione → Lo spazio è generato e modificato da algoritmi e interazioni digitali.
Esempio: Il Blur Building di Diller + Scofidio, che cambia forma in base alle condizioni ambientali.
Bruno Zevi, nel suo libro Saper vedere l’architettura (1948), introduce un'idea innovativa:
L’architettura è creazione di spazi e vuoti, non solo forme e strutture.
Ogni epoca ha concepito lo spazio in modi diversi (paleocristiano, gotico, romanico...).
Il suo pensiero rivoluziona l’architettura, spostando l’attenzione dallo stile alla percezione dello spazio.
La tecnologia ha trasformato il nostro modo di percepire e progettare lo spazio:
Le protesi tecnologiche (come il cannocchiale di Galileo o Internet) ampliano le nostre possibilità.
Lo spazio-informazione è fluido e interattivo, come nell’installazione Invisible Space di Marcos Novak, dove i movimenti generano suoni e immagini.
Un esempio cinematografico è Minority Report, dove lo spazio è manipolato digitalmente in tempo reale.
Oggi lo spazio non è più solo vuoto (Zevi) o funzione (spazio-organo), ma un sistema dinamico di informazioni che possiamo modellare attraverso la tecnologia e l’interazione. Questa evoluzione riflette il nostro tempo, in cui l’architettura diventa sempre più adattiva e interattiva.