Immagina di prendere una matita e appoggiarla su un foglio bianco, lasciando un segno il più piccolo possibile: un punto. A prima vista potrebbe sembrare un’azione banale, ma in realtà quel gesto nasconde un mondo di significati. Quel punto non è solo un segno sul foglio, ma diventa il punto di partenza per riflettere su concetti come il dato, l’informazione e il modo in cui diamo significato al mondo che ci circonda.
Prima che il punto comparisse, il foglio era bianco: uno spazio vuoto, privo di qualsiasi elemento visibile. Il punto, quindi, rappresenta una modifica: un cambiamento in una situazione precedente. Questo ci porta a definire il punto come un "dato", ovvero qualcosa che accade e che interrompe lo stato di quiete. Ma cos’è, in realtà, questo dato? Se proviamo a misurarlo, ci troviamo subito in difficoltà. Secondo la geometria euclidea, il punto non ha dimensioni, non ha parti, non occupa spazio. Eppure, quello che vediamo sul foglio è un segno reale, che sembra avere una forma, una dimensione, un significato. Come possiamo conciliare questa contraddizione?
Per affrontare questa sfida, possiamo fare un passo avanti e riconoscere che il dato, da solo, non ha significato. È solo quando applichiamo una convenzione – una regola, un modo di interpretare – che il dato diventa qualcosa di comprensibile. Ad esempio, quel punto potrebbe essere visto come:
Una figura geometrica (un ovale o una linea chiusa);
Un simbolo semantico (un uovo, il pianeta Terra, un anello);
Una lettera (la "O");
Un numero (lo "0").
In altre parole, il punto in sé è neutro, ma il modo in cui lo interpretiamo dipende dalla convenzione che decidiamo di applicare. Ecco allora che nasce l’informazione: non esiste informazione senza un’interpretazione, senza un contesto. L’informazione non è altro che il risultato dell’applicazione di una convenzione a un dato.
Questo ci porta a un punto chiave: nel mondo dell’informatica, i dati puri non esistono. Tutto ciò che entra in un sistema digitale deve essere interpretato secondo regole precise. È sempre e solo informazione, un flusso dinamico che prende forma all’interno di un sistema. Questa idea può essere riassunta nella parola "in-formazione", che implica un movimento continuo, un processo di modellazione. Informare, infatti, significa "dare forma", e le informazioni non sono altro che gli atti di questa modellazione.
A questo punto possiamo fare un parallelismo con un ambito pratico: l’architettura. Nel BIM (Building Information Modeling), ad esempio, l’idea di modellazione dell’informazione è centrale. In un progetto BIM, ogni elemento architettonico – una parete, una finestra, un impianto – non è solo un oggetto visibile, ma un contenitore di informazioni. Questi oggetti "in-formazione" evolvono nel tempo, dal momento in cui vengono progettati fino alla loro realizzazione e gestione. La modellazione BIM rappresenta perfettamente questa visione dinamica: il modello non è statico, ma un sistema vivente, che cambia e si adatta a seconda delle necessità.