Nel corridoio d'ingresso (lòda), lastricato con piastre naturali di pietra (flòstar), si nota la bocca (bócla) del forno (fórno da pân), il corpo del quale è situato nell'attiguo locale (stua). In mancanza di canna fumaria, il fumo usciva dalla bocca stessa e si espandeva liberamente nel corridoio, trovando sfogo attraverso i due ingressi, come mostrano le spesse incrostazioni di fuliggine (efficace ignifugo). La bocca del forno era chiusa con un tappo di legno (strópo da fórno) sigillato con sterco di bovino. Dopo aver adeguatamente riscaldato il forno, il pane cuoceva in un'ora: era pane di ségale o di orzo. Quando non si faceva il pane (ciò dipendeva dalle possibilità della famiglia: una volta la settimana o una volta il mese!), si faceva quel po' di fuoco che bastava per riscaldare il locale della stua. Il piano di appoggio per cuocere il pane è di tufo calcareo (tófo), che era ripulito dalla cenere con una sorta di scóvolo (scolón).
Nel corridoio d'ingresso è evidente come sia stata lavorata, per ridurla di spessore, una trave del soffitto.