"Se non fossi un essere umano, se fossi…"
Il progetto si propone di far riflettere gli studenti sul fatto che il punto di vista umano sia solo una delle possibili prospettive da cui osservare la realtà. Con l’ausilio di alcuni contributi di scrittori, si potrà indagare altre ottiche, immaginare di mettersi nei panni di un oggetto o di un animale e provare a comprendere il mondo da una diversa angolazione.
Si prevede un aggancio con tematiche di interesse civico e sociale, come l’impatto economico e ambientale dello shopping compulsivo o le forme di abuso verso gli animali. Il progetto permette anche di riflettere su cosa significhi mettersi nei panni dell’altro e immaginarne i desideri, le emozioni, i pensieri, per sviluppare competenze in materia di cittadinanza attiva e democratica.
Alcuni un esempio del lavoro svolto dalla classe 1 AA.
Leggi il punto di vista di Una bottiglia scritto da Alice Morra, Ginevra Milo, Lorenzo Mori e Tommaso Chiti.
Venivo portata ovunque, mi sentivo utile.Dopo essere stata giorni interi rinchiusa in un macchinario freddo e
infilata in uno spazio ristretto; un giorno arrivò il mio turno, ero entusiasta che da ora in puoi fossi sarei
stata veramente utile a qualcuno.
Ogni volta che servivo lumano mi tirava fuori dalla sua borsa grande e comoda ,mi rendeva più leggera e mi
riponeva di nuovo nel mio posto preferito.
Ero piccola ma contenevo un liquidò essenziale per l’uomo. Il problema sorgeva quando proprio quel liquidò
finiva ed è lì che arrivò la paura e il terrore.
Invece che essere riciclata l’uomo mi butto per terra con arroganza con fare superiore, come se il lavoro che
avevo fatto fin ora fosse stato inutile.
Rimasi sola ai margini della strada, nessuno mi voleva nessuno mi raccoglieva e mi metteva al giusto posto .
Il vento mi mi allontanò sempre di più dalle mie speranze; finì in un tombino freddo ,buoi e sporco.
Ora si che nessuno mi avrebbe più visto e cercato. L’unico mio desiderio era quello di essere riutilizzato per
aiutare gli altri ,di essere considerata e apprezzata.
Questo è invece Il papero domestico del Team Tachipirina della 2EE
Mi ricordo ancora quel giorno: ero solo, in un lago silenzioso. La mia mamma era sparita, mi sentivo impaurito e abbandonato. Poi arrivò lui, una sera, il team tachipirina. Mi guardarono tutti con occhi gentili e mi presero con loro. All’inizio ero confuso, ma il loro calore mi fece sentire al sicuro. La mattina dopo, appena mi svegliai, mi lavarono con acqua tiepida, dato che ero pieno di melma. All’inizio mi agitai, ma poi... che sollievo! Le loro mani erano delicate e, durante l’asciugatura, chiusi gli occhi felicemente. Ora so che non sono più solo. Sono un papero domestico, ma soprattutto un papero amato!
Ecco il contributo della 2 AE, a cura di Natale, Cartone, Vanni, Lamnaouar. Parla Il carrello
E’ da tutta la vita che il mio compito è uno solo: vengo sballottato, trascinato e riempito. La mia giornata inizia al mattino presto quando le porte di quel labirinto di corsie e prodotti si aprono, e finisce la sera tardi, quando le luci della città si spengono e gli umani rincasano. I miei padroni sono sempre diversi e io non mi stanco mai. A volte mi diverto perché capito tra le mani di simpatici e scherzosi giovani, ma a volte oltre al cibo mi riempiono con antipatici bambini che frignano e fanno peso sulle mie belle rotelle; inoltre, un'altra cosa bella del mio lavoro è che gli umani per utilizzarmi mi danno sempre delle monetine, peccato che alla fine le riprendono sempre altrimenti a quest’ora sarei ricco! Peccato che mentre vi sto raccontando la mia routine, mi trovo in una discarica a trascorrere i miei ultimi tempi. Ho passato tutta la vita ad aiutare e servire gli umani, e appena uno di loro mi ha chiesto più di quanto potessi fare, facendo così rompere le mie belle rotelle, mi hanno ricompensato per il mio duro lavoro liberandosi di me. Capiranno il mio vero valore quando come me non ci sarà più nessuno e saranno costretti ad usare quelle stupide borse di plastica.
Infine Il telefono del gruppo CITY BOY (Bracci, Castagnini, lenzoni, Falossi, De Panicis, Mangini)
La notte è il momento in cui sono al picco, al massimo della mia energia. Durante il giorno aiuto il mio proprietario: lo informo, rispondo all’emergenze e gli fornisco ciò che vuole. Vengo visto come un male per l’energia che consumo e per la dipendenza che creo. Sono sempre nella sua tasca dovunque sia, tiene molto a me ma mi cambia quasi ogni anno. A volte mi urla contro e gli scivolo di mano, causandomi delle ferite, alleggerite dalla protezione che lui mi ha fornito. In alcuni momenti mi usa fino allo sfinimento causandomi un blackout e ciò mi fa credere che ignori la mia salute e quando mi scaraventa per rabbia mi rattristo; a volte gli strappo un sorriso per tutto ciò che gli offro, e quando mi fa del male gli ricorderei cosa faccio per lui e quanto sono prezioso in fondo in fondo. Vorrei che lui mi trattasse come mi ha trattato per i primi giorni vedendomi come l’oggetto più essenziale per lui e non come un rottame da buttare tra pochi giorni.