Pensate sia possibile saltare senza le gambe? E tirare di scherma senza le braccia? O giocare a calcio senza la vista, o correre in sedia a rotelle, o effettuare un placcaggio in sedia a rotelle…
Insomma, penso che la prima risposta di tutti sia no, giusto? Eppure…
Forse verso la fine di agosto, mentre cercavate le soluzioni di quei problemi di matematica che non vi venivano e che avreste dovuto fare a giugno ma che avevate rimandato perché, si sa, “tanto c’è tempo”, avete visto alcune foto che potrebbero cambiare la vostra risposta: una ragazza senza braccia e senza gambe vestita da scherma, su una carrozzina, che si guarda intorno incredula e piange, o tre ragazze con delle protesi alle gambe che festeggiano sotto la pioggia con una bandiera tricolore. Queste ragazze erano Bebe Vio, la fiorettista che ha subìto un’amputazione ad undici anni in seguito ad una meningite, e Ambra Sabatini, Martina Caironi e Monica Contrafatto, vincitrici con il primo, secondo e terzo posto nella gara dei 100 metri.
Esattamente un mese dopo le Olimpiadi, a Tokyo si sono tenute le Paralimpiadi, un evento sportivo simile alle Olimpiadi ma in cui gli atleti sono affetti da disabilità di ogni tipo: amputazioni, paraplegia, sordità, cecità, deficit cognitivi… Insomma, c’è spazio per tutti. Come per gli Europei e le Olimpiadi, l’Italia è andata alla grande: abbiamo vinto un numero incredibile di medaglie (69), chiudendo al 9°posto.
Purtroppo le Paralimpiadi non sono seguite quanto le Olimpiadi, ma penso che quest’estate ci sia stato un avvicinamento a questo mondo da parte di tanti italiani. Merito sicuramente delle tante vittorie dei nostri atleti, prime tra tutte quella di Bebe Vio e di Ambra Sabatini. Io non ero in Italia ma ricordo perfettamente la finale di fioretto femminile: ero su un pullman pieno di turisti che da Dublino ci stava portando alle Cliffs of Moher mentre una guida con un fortissimo accento del Sud dell’Irlanda raccontava delle lotte per l’indipendenza dell’EIRE (Repubblica irlandese). Sapendo che non avevo una connessione stabile, né tantomeno un televisore sintonizzato sulla RAI, la mia migliore amica si era presa il compito di raccontarmi l’incontro minuto per minuto. E così, dopo un’incredibile serie di “punto di Bebe”, è arrivato il tanto atteso “Vittoriaaaa!”. E’ stato sicuramente un momento molto emozionante, per me e per molti italiani.
La vittoria di Ambra Sabatini, invece, l’ho scoperta dopo: in quel momento stavo volando da Dublino a Francoforte, e poi da Francoforte a Linate e solo diverse ore dopo, mentre tornavo a casa dopo una giornata di viaggio, ho visto un post che la mostrava assieme alle sue compagne di squadra sul podio.
E poi ci sono state le 39 medaglie nel nuoto, che anche senza conquistare le prime pagine dei giornali ci hanno permesso di raggiungere un posto nella top ten finale. Sempre nel nuoto, abbiamo stabilito anche diversi record: Simone Barlaam ha stabilito il record Paralimpico dei 50 m stile libero S9 nuotando in 25"13, Francesco Bocciardo lo ha stabilito nei 200 m stile libero S5 con 2'35"44 e Antonio Fantin ha stabilito il record mondiale nuotando in soli 1'03"71. Inoltre, sempre parlando di medaglie, in queste Paralimpiadi la maggior parte delle medaglie sono state ottenute da donne (39, contro le 28 degli uomini).
Penso che le Paralimpiadi sappiano regalare delle emozioni, se possibile, anche maggiori delle Olimpiadi. Perché se le Olimpiadi sono l’emblema dello sport, della determinazione e del talento, le Paralimpiadi aggiungono a questi valori la forza di rialzarsi dopo momenti terribili, di mostrare al mondo che “Se sembra impossibile allora si può fare”, che sì, si può correre anche senza le gambe e giocare a calcio senza la vista. Perché nello sport quello che serve è tanto amore per la propria disciplina, un’enorme quantità di determinazione e voglia di spaccare. Con o senza disabilità.
Scritto da Stella Bacchetta 3^LCS