IL SUDAN IN GUERRA
IL SUDAN IN GUERRA
Il Sudan è il Terzo paese più grande dell’Africa e uno dei più poveri al mondo, con un reddito pro capite lordo di 1000 euro. Ha un solo sbocco sul mare e un’economia basata sull’esportazione dell’oro. Fin dal 1956, anno in cui è diventato indipendente, il Paese ha sempre avuto una grande instabilità politica, altalenante tra colpi di stato e guerre civili.
La sua popolazione è a maggioranza musulmana e di etnia araba, ma comprende e ha da sempre compreso comunità minori, le cui repressioni sono state fulcro principale delle guerre civili a causa delle pulizie etniche che i diversi governi hanno svolto per mezzo di genocidi, stupri e torture, che hanno portato delle etnie inermi, come quella degli Zagawa, residenti in una regione occidentale del Sudan, ad avere, secondo le stime dell’Onu, più di 300 mila morti e 2 milioni di sfollati.
A causa di queste repressioni, diverse etnie presenti nel sud del Sudan, tra cui diverse di origine cristiana, si sono dichiarate indipendenti causando così una reazione negativa nel governo del Sudan che ha scatenato altre due guerre civili (1955-1972 e 1983-2005) che avevano un interesse non solo di repressione etnica, ma anche economico, infatti nel sud Sudan sono presenti il 75% dei pozzi petroliferi di tutto il territorio, ma nel Nord del Sudan si trovano tutte le raffinerie e gli stabilimenti per poter esportare il petrolio nel mondo. Le due guerre civili hanno portato a più di 2 milioni e mezzo di morti a causa della fame, delle malattie e delle atrocità della guerra.
Nel 2011 venne quindi indetto un referendum per poter metter fino a questo conflitto, che ha avuto come risultato il 98% dei voti favorevoli alla creazione del nuovo stato del Sud Sudan.
Le continue tensioni sociali ed economiche tra il Sudan e il Sud Sudan sono la causa principale della povertà di questo paese che ancora oggi non riesce a trovare la pace.
Nel 2019 il paese sembra quasi vedere la luce quando il governo del colonnello Al Bashir, dittatore assoluto del paese che ha regnato dal 1989 al 2019, è caduto instaurando una democrazia che è tuttavia durata ben poco a causa del colpo di stato dei generali Burhan e Dagalo nell’ottobre del 2021, famosi per le varie atrocità commesse durante le guerre civili contro le minoranze etniche.
I due iniziano quindi una dittatura militare con Burhan come capo dello Stato e Dagalo come suo vice che tuttavia ha sempre mantenuto la sua indipendenza soprattutto per l’amministrazione delle Rapid Support Forces ossia un’organizzazione militare che si distacca però dalla milizia del Sudan. La loro alleanza è peggiorata in brevissimo tempo soprattutto nel dicembre del 2022 quando Burhan ha acconsentito a un accordo per restituire il potere ad un’amministrazione civile e sciogliere la Rapid Support Forces.
L’attrito dei due leader è arrivato al culmine nel 15 aprile del 2023 con lo scoppio dell’ennesima guerra civile che molto probabilmente non avrà una reazione internazionale, come le altre già avvenute precedentemente.
Oggi le due fazioni godono di buoni rapporti con diverse potenze internazionali: Dagalo, oltre ad avere supporto da una parte della popolazione nel contesto rurale arabo, ha diversi rapporti con la Russia e i Sauditi mentre Burhan è supportato nelle zone del paese dove c’è il potere, come la capitale Khartoum.
Nonostante ciò, è chiaro che lo scoppio della guerra civile deriva solo da un conflitto interno e non si ha inoltre idea di come questa guerra possa andare se non a portare, per l’ennesima volta, morte e distruzione tanto che oggi si contano 500 decessi, 2500 feriti ed oltre 700 mila persone sfollate.
Jacopo Bonfiglio 5LCS