Ian Sagar è un atleta paraolimpico di basket in carrozzina, ha 38 anni, durante la sua carriera ha giocato in Inghilterra, Spagna, Italia e attualmente gioca in Germania.
Sta dedicando e ha dedicato tutta la sua vita allo sport, che gli ha dato la possibilità di riscattarsi e superare gli ostacoli che si sono presentati davanti alla sua vita. Inoltre lo sport gli ha permesso di conoscere diverse persone tra cui la moglie, con la quale sta costruendo una famiglia.
Qualche settimana fa l'atleta ha partecipato a una conferenza a distanza con il nostro Istituto. Gli abbiamo posto diverse domande sulla sua vita, il suo futuro e il significato del libro che ha scritto: Le mie vite in gioco.
Conti: Ian, dopo l’incidente dove hai trovato la forza per reagire?
Ian Sagar: La mia “molla” per rialzarmi dopo l’incidente è stata che fin da subito non volevo essere un peso, e per rassicurare mia madre mi atteggiavo come una persona forte anche se dentro mi sentivo a disagio. Dopo l’incidente ho cambiato il mio modo di pensare, diventando più determinato e vivendo la mia vita a pieno, al 100%. In ogni momento ci metto il massimo, affrontandola con grinta, questa caratteristica mi ha contraddistinto dal resto dei giocatori nel basket e mi ha fatto diventare la persona che sono oggi.
Conti: Dopo il libro quali sono i tuoi progetti per l’avvenire?
Ian Sagar: Sono molto incerto quando mi fanno domande riguardanti il futuro. Comunque, il mio prossimo obiettivo è guadagnarmi l’oro nelle prossime Olimpiadi di Tokyo 2021, per poi dedicarmi completamente alla vita in famiglia.
Conti: Come superi le difficoltà?
Ian Sagar: Per superare ogni difficoltà, bisogna trovare un punto fisso che dia la forza di andare avanti. Il mio punto di riferimento è la famiglia, in particolare nelle Olimpiadi di Rio nella finale per il terzo-quarto posto, il pensiero della soddisfazione negli occhi di mia figlia Katia mi ha dato la forza necessaria per guadagnare l’ingresso al podio quando tutto sembrava ormai perduto.
Conti: Perché non hai parlato molto della tua famiglia nel libro?
Ian Sagar: La mia storia purtroppo è lontana da loro, io ho trascorso molti anni in Europa, mentre loro erano in Gran Bretagna. Non compaiono molto nel libro, ma in questo momento lo sto traducendo in inglese per darlo alla mia famiglia, per farle sapere che la mia vita è bella ed è anche per merito loro.
Conti: Quanto sono stati importanti i tuoi amici di infanzia, vi sentite ancora?
Ian Sagar: Sì, li sento spesso, abbiamo un gruppo WhatsApp dove ci scriviamo regolarmente e a volte stiamo a scrivere tutta la notte. Sono due anni che non li vedo, ma grazie alla tecnologia posso rimanere in contatto con loro. Mi hanno aiutato in un momento davvero difficile, mi hanno fatto sentire normale e per questo gliene sarò per sempre debitore.
Conti: Chi è il tuo idolo e a chi ti ispiri?
Ian Sagar: Il mio idolo è Simon, cestista paraolimpico americano che dopo aver avuto un incidente ha perso l’uso di una gamba, nonostante ciò, si è messo subito in pista e sei mesi dopo l’intervento era in campo nelle Paraolimpiadi di Barcellona.
Conti: Qual è stata la tua stagione preferita?
Ian Sagar: L’anno che porterò per sempre nel cuore è quello in Spagna, l’obiettivo era quello di evitare la zona della retrocessione, grazie al divertimento e alla complicità che si era formata all’interno della squadra riuscimmo a conquistare la seconda posizione e fu lì che capii di potermi affacciare in maniera professionale a questo sport.
Conti: Qual è la nazione dove ti sei trovato meglio cestisticamente parlando?
Ian Sagar: In Gran Bretagna erano scarsi e io molto inesperto. In Spagna ho acquisito molta fiducia in me stesso, giocando come centro della squadra. In Italia il livello era molto alto, io volevo mettermi alla prova giocando contro i pivot più forti al mondo, mai accontentarsi e cercare sempre di giocare contro atleti più forti per poter migliorare le proprie qualità. Non si può dire che ci sia una nazione migliore delle altre, ogni stagione mi ha dato un pezzo del puzzle che sono io. Ora sono un giocatore completo e posso puntare alla medaglia d’oro.
Conti: Hai qualche consiglio da dare ai più giovani nello sport e per la vita?
Ian Sagar: Una volta a un centro di riabilitazione incontrai un ragazzo, che nonostante avesse delle condizioni migliori delle mie si era rassegnato a una vita in casa senza fare nulla: per me era inammissibile, non capiva quanto fosse fortunato a non essere nella situazione di altri messi peggio di lui. Con questo esempio vi voglio dire di avere sempre una visione ottimistica e di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno. Nonostante le molteplici cadute ci si può rialzare con successo e con più consapevolezza nelle proprie doti e capacità.
Jacopo Bonfiglio - Alessia Brambilla - Tommaso Volpari 3LCS