Da quasi un anno, a causa della pandemia in corso, è stato chiesto agli studenti di partecipare alle lezioni scolastiche da casa attraverso i propri dispositivi elettronici, creando, in questo modo, la didattica a distanza. Questo metodo si può considerare “migliore” della scuola in presenza?
Per la maggior parte dei ragazzi, che possiedono un telefono, un tablet o un computer, partecipare alle lezioni è diventato semplice, chi, invece, non ha gli strumenti necessari, ha usufruito dei dispositivi offerti gratuitamente dalla scuola.
Uno dei vantaggi della DAD è lo scambio dei materiali tra gli alunni e tra docenti e studenti e l’uso di numerosi strumenti multimediali come video, powerpoint, immagini e documenti che rendono molto più facile capire le lezioni (e copiare!). Da un lato i professori si sono dovuti reinventare un nuovo modo di fare scuola per poter usare correttamente i loro computer, e dall’altra gli studenti, perfetti geni informatici, hanno trovato tutti i modi possibili per copiare, fino ad arrivare ad hackerare Google.
Spesso dietro allo schermo accadono queste situazioni: c’è quello che si sveglia un minuto prima, quello che mangia sempre oppure il ragazzo in pigiama, il trafficante di soluzioni delle verifiche, che ha creato un vero e proprio “scambio” di esercizi, verifiche e libri per tutta la classe, oppure il problematico, che ogni lezione ha un problema di connessione diverso, insomma, chi più ne ha più ne metta.
Se il facile accesso ai materiali è uno dei vantaggi della DAD, seguire con attenzione e continuità le lezioni è un limite: un piccolo problema di rete può impedire ai professori di presentare la lezione ai propri studenti, provocando, a volte, anche un crash per il sovraccarico di internet; gli studenti invece trovano difficile cercare di stare al passo con le lezioni, o per la connessione che va e viene (non tutti hanno la fibra a casa) o a causa della stanchezza.
Stare a casa tutta la mattina, seduti davanti al proprio computer per 4-5 o anche 6 ore stanca, e anche molto, e così molti si lamentano per il grande numero di compiti e pagine da studiare. D’altro canto anche i professori si lamentano che alcuni alunni non partecipano a nessuna delle lezioni; per certi professori è anche difficile interrogare o ritirare i compiti dei propri alunni, che ritengono poco collaborativi.
Nonostante questi problemi anche per chi non si è riconosciuto in queste situazioni l’idea comune è: ritornare alla scuola in presenza.
Svegliarsi presto, usare i mezzi, incontrarsi con i compagni davanti all’ingresso della scuola: sono tutti aspetti che ormai mancano ai ragazzi e che hanno motivato alcuni di essi a protestare contro le lezioni a distanza.
E ora che il 50% delle nostre ore di scuola è in presenza, e avendo risolto (per metà) il problema dei compiti e delle lezioni, appare il dilemma delle lezioni al pomeriggio: ma adesso le divergenze tra i professori e gli alunni si sono ristrette, e pertanto i primi cercano, quando è possibile, di non fare lezioni in presenza e mandare del materiale da studiare agli studenti, mentre i secondi riescono meglio a seguire e a tenere il passo.
Una “via di mezzo”: è questa la didattica più conveniente? Non posso certo rispondere così su due piedi, quindi dico solo questo: “Io speriamo che me la cavo” (cit. dal libro omonimo).
Alberto d’Ambrosio 2B