Nel 1997 J. K. Rowling pubblicò il primo romanzo della saga urban fantasy di Harry Potter, Harry Potter e la pietra filosofale. La storia è ormai famosissima: Harry vive con gli zii in seguito alla morte dei suo genitori, il giorno del suo undicesimo compleanno un mezzogigante di nome Hagrid gli rivela che i suoi genitori erano maghi e che lui è atteso alla scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. Qui conosce Ron ed Hermione, che presto diventano i suoi migliori amici e con loro impara a conoscere il mondo magico. Scopre inoltre che i suoi genitori non sono morti in un incidente d’auto, ma sono stati assassinati da un mago oscuro di nome Lord Voldemort.
La saga ha avuto fin da subito un notevole successo e, nel 2001, uscì il primo film che racconta la storia di Harry.
A dicembre, per celebrare questo importante anniversario, Harry Potter e la pietra filosofale è stato trasmesso in molte sale dei cinema italiani. Il successo, ancora una volta, è stato enorme: 1.870.942 euro guadagnati in soli cinque giorni, tre volte tanto quanto ha incassato il nuovo film Disney, Encanto, al debutto lo stesso fine settimana. Ma perché dopo tutto questo tempo la storia di Harry e dei suoi amici appassiona ancora tanto migliaia di persone in tutto il mondo? Le motivazioni sono tante e diverse tra loro.
Harry Potter ci mostra l’importanza dell’amicizia, che sia quella che lega Harry, Ron ed Hermione o quella tra Minerva McGranitt e Albus Silente; ci parla di come tutti abbiamo dei problemi, anche dei ragazzi dotati di poteri magici. Ci identifichiamo in Harry, Ron, Hermione, Neville, Ginny, Luna… nei loro percorsi di crescita, nei loro modi di fare e nei loro rapporti. Siamo stati tutti come Ron con Hermione, innamorati ma incapaci di riconoscerlo, o ci siamo sentiti un po’ come Neville che è convinto di essere meno bravo dei suoi compagni solo perché non ha ancora capito come sfruttare al meglio le sue capacità, o come Draco, “incastrati” in situazioni da cui non sappiamo uscire. E sono proprio loro, con le loro storie ad insegnarci qualcosa di nuovo ad ogni pagina: Luna ci insegna l’importanza di essere sempre se stessi nonostante tutto, Hermione ci mostra come essere studiosi e curiosi può essere bello e soprattutto utilissimo, Ron ci insegna ad impegnarci nelle amicizie, che spesso sono tra le cose più importanti che abbiamo, Fred e George ci mostrano come spesso tutto ciò di cui abbiamo bisogno è una bella risata che ridimensiona i problemi.
Allo stesso tempo questa saga ci parla anche di temi più importanti: Lupin e Hagrid ci mostrano il razzismo, che in questo mondo non è rappresentato dal colore della pelle, ma dall’appartenenza a specie diverse da quella umana come possono essere i lupi mannari e i mezzogiganti; i dissennatori ci parlano della depressione, di come questa può togliere la vita alle persone senza fermare il loro cuore, ma che può essere sconfitta con il patronus, ovvero un ricordo felice, che però è un incantesimo difficilissimo: ci vuole tanta forza per uscire da queste malattie, che non vanno sottovalutate.
E poi la strumentalizzazione mediatica, evidente a partire dal quarto libro della saga dove la Gazzetta del Profeta, il giornale più letto nel mondo magico, inizia ad inventare storie non vere su Harry e Silente nel tentativo di screditarli agli occhi degli altri maghi; la morte, che Harry impara ad affrontare nel corso degli anni. Inoltre è evidente il parallelismo presente tra Lord Voldemort ed Hitler, entrambi dittatori senza scrupoli che, per farsi accettare, trovano un nemico a cui attribuire tutte le colpe: per Hitler sono gli ebrei, per Voldemort i maghi figli di babbani (persone senza magia).
Tutto questo senza contare l'incredibile fascino che questa storia può avere: chiunque abbia letto almeno il primo libro della saga si sarà ritrovato probabilmente a fantasticare sulla sua vita nel mondo magico, a chiedersi in che casa sarebbe smistato o a sperare di frequentare una lezione di pozioni invece che una di chimica. Insomma, la vita ad Hogwarts sembra incredibilmente eccitante ed adrenalinica, e la penna di J. K. Rowling è riuscita a descriverla nei minimi particolari.
Inoltre Harry Potter è romanzo di formazione e molti sono cresciuti (e molti continueranno a farlo) con Harry, Ron ed Hermione, hanno imparato dai loro errori, si sono sentiti capiti in momenti difficili e confortati in quelli tristi come se tra quelle pagine si trovassero degli amici reali e non dei personaggi inventati da una donna dall’altra parte del continente.
Insomma, probabilmente quegli autori che hanno rifiutato di pubblicare il primo romanzo di Harry Potter si stanno ancora chiedendo perché l’abbiano fatto. Harry Potter è sicuramente diventato molto più che un “semplice” libro. Harry Potter è un mondo fatto di libri, film, pagine instagram, fanfiction, gadget, parchi a tema. È una famiglia, un gruppo di amici che c’è sempre.
Scritto da: Stella Bacchetta 3^LCS