Maschile o Femminile?
Distinguere i nomi di genere maschili da quelli femminili quando si tratta di persone o animali è semplice.
Sono solitamente di genere femminile i nomi che finiscono in A, sono di genere maschile i nomi che finiscono in O. I nomi che finiscono in E possono essere maschili o femminili
quindi bisogna guardare sul dizionario.
Per fare il plurale generalmente si cambia l’ultima lettera:
un tavolo --> due tavoli; una porta -->due porte; un cane --> due cani
A --> E
O --> I
E --> I
Quindi, sono solitamente di genere maschile i nomi che possono essere accompagnati dagli articoli il, lo, i, gli, un, uno e da preposizioni articolate come del, degli e molto spesso quelli che terminano in -o.
Sono solitamente di genere femminile i nomi che possono essere accompagnati dagli articoli la, le, una, un’ e da preposizioni articolate come della, delle e spesso quelli che terminano in -a.
La trasformazione dal maschile al femminile è possibile solo con i nomi di persona e di animale cambiando semplicemente la desinenza.
Vediamo nel dettaglio:
Nomi indipendenti
Sono quei nomi che per cambiare genere cambiano del tutto la parola è sono: uomo- donna; marito; moglie; maschio-femmina; papà – mamma; fratello – sorella; padre- madre; genero- nuora.
Sono nomi come: dentista, violinista, nipote, barista, parente, pediatra, collega, regista ed altri . Quindi sono di genere comune perché sono usati sia al maschile che al femminile senza variare la forma ma cambierà solo l’articolo e quindi diremo per il maschile il dentista e per il femminile la dentista, infatti, per stabilire il loro genere bisogna osservare l’articolo che li accompagna.
il parente →la parente; il collega → la collega; un atleta → un’atleta; il pianista → la pianista; il pediatra → la pediatra; il cantante → la cantante; il negoziante → la negoziante.
Alcuni nomi di genere comune possiedono al plurale, due forme distinte, una per il maschile e una per il femminile:
artista → artisti\e; pianista → pianisti\e; collega → colleghi\ghe; mago → maghi\ghe
Nella lingua italiana la maggior parte dei nomi di animali indicano sia il maschio che la femmina e si definiscono nomi di genere promiscuo.
Per esempio se consideriamo la pantera vediamo che il nome è di genere femminile ma per indicare se è maschio o femmina dovremmo dire pantera femmina o pantera maschio .
Falsi cambi di genere
Alcuni nomi di cosa sembra che possano cambiare la desinenza dal maschile al femminile ma non è così perché altrimenti cambiano di significato.
Per esempio: il manico; la manica. il palmo – la palma; il gambo- la gamba; il palo- la pala; il suolo – la suola; l’arco- l’arca; il caso- la casa; il collo- la colla; il mento- la menta; il pianto- la pianta; il porto- la porta; il testo- la testa.
Il plurale di questi nomi è in -chi e -ghi se sono maschili, -che e -ghe se sono femminili. Per esempio:
il collega, i colleghi
la mosca, le mosche; l'amica, le amiche.
I nomi in -cia e -gia sono femminili. Quando queste desinenze presentano la i atona (ossia non accentata), si distinguono due casi: se c o g sono precedute da una vocale, allora il plurale si forma con le desinenze -cie e -gie; altrimenti, se c o g sono precedute da una consonante, il plurale si forma con le desinenze -ce e -ge. Per esempio:
la camicia, le camicie; la valigia, le valigie; la ciliegia, le ciliegie
la roccia, le rocce; la spiaggia, le spiagge
Questi nomi sono maschili. Il loro plurale dipende da dove cade l'accento. Se l'accento è sulla penultima sillaba, allora formano il plurale in -chi e -ghi; se l'accento è sulla terzultima sillaba, il plurale prede invece le desinenze -ci e -gi. Per esempio:
l'albergo, gli alberghi
il medico, i medici
Vi sono però eccezioni a questa regola:
l'amico, gli amici; il greco, i greci; il porco, i porci
il carico, i carichi; il profugo, i profughi
Questi nomi formano il plurale in -logi quando si riferiscono a persone, in -loghi quando si riferiscono a cose. Per esempio:
lo psicologo, gli psicologi; il dialogo, i dialoghi
I nomi in -io formano il plurale in -i se la i non è accentata, in -ii se la i è accentata. Per esempio:
il figlio, i figli; lo zio, gli zii
Alcuni sostantivi cambiano di genere al plurale. Per esempio:
il paio, le paia; l'uovo, le uova
l'eco (femminile), gli echi
Qui di seguito una lista di nomi che presentano un plurale irregolare:
l'uomo, gli uomini; il dio, gli dei; il tempio, i templi; il bue, i buoi
I nomi invariabili hanno un'unica forma sia per il singolare sia per il plurale. Il numero può essere riconosciuto tramite altre parti del discorso come l'articolo, gli aggettivi e i verbi.
la città, le città; il caffè, i caffè
il re, i re; lo sci, gli sci
il computer, i computer; il film, i film
il cinema, i cinema; il boia, i boia; il gorilla, i gorilla; il vaglia, i vaglia
Questi sostantivi sono spesso dei nomi accorciati. Per esempio:
l'auto, le auto; la bici, le bici; la foto, le foto; la radio, le radio
la crisi, le crisi; l'oasi, le oasi; la tesi, le tesi
la specie, le specie; la serie, le serie
Alcuni nomi maschili che al singolare terminano in -o hanno due forme plurali, una maschile in -i e una femminile in -a. I due plurali hanno un significato diverso.
il braccio - > i bracci (di un fiume) / le braccia (di una persona)